Caspar David Friedrich, The Wreck of Hope, 1823-1824
Caspar David Friedrich, The Wreck of Hope, 1823-1824

Negli ultimi mesi il rapporto con mia sorella si è via via incrinato fino a sfaldarsi quasi completamente. Mi si insegna che non basta amare per mantenere viva una relazione. L’amore esige azione, telefonate, messaggini, regali, sorprese, lettere, fiori, viaggi, sbronze, monolocali in affitto, fotografie, piccoli e grandi gesti di incommensurabile valore che valgono a cementare le relazioni e renderle inossidabili all’usura del tempo. Il rapporto fra me e mia sorella risente di un lungo periodo di lontananza, dovuto alla mia fuga da casa in età adolescenziale. Nostalgia e mancanza sono i sentimenti più forti che l’hanno tenuto in vita e fino a prima di qualche mese fa bastavano a guardare agli anni stati con un nodo alla gola e una fitta di malessere allo stomaco. Mi sono sempre rimproverata di non avere fatto abbastanza per evitare che molti degli espedienti negativi che ci hanno messe alla prova conseguissero nella quasi rottura di oggi, ma per riuscirvi appieno avrei dovuto rinunciare a me stessa e non l’ho fatto. Dunque la nostra relazione è giunta a una fase di stallo mediabile soltanto attraverso una lunga serie di trattative e compromessi. Negli anni mi sono messa alla prova senza badare molto agli scrupoli della mia coscienza. Meglio dire, sono cosciente di avere arrecato del male alle persone che mi hanno amato, ma non m’è parso equo il prezzo che mi è stato chiesto di pagare per restare, dunque ho lasciato, ho abbandonato, sono partita, sono sparita. Non prima di avere fatto quanto era nelle mie possibilità di fare per recuperare i rapporti. A quanti, mia sorella in testa, mi rimproverano con risentimento di essere egoista, io rispondo con serenità di esserlo. Si, io sono anche una donna egoista. Oltre che individualista e incline alla misantropia. In tempi di buonismo e millantata democrazia fra i popoli, l’egoismo è una minaccia e lo spettro che ammanta di terrore il radioso avvenire della società moderna. E’ lecito pensare che se una nave affonda, l’equipaggio tutto deve partecipare alla tragedia consacrando all’unisono la propria vita. Succede però, come nel caso della Costa Concordia, che la nave deragli dalla rotta per urtare contro uno scalino roccioso e che il capitano della nave abbandoni la nave, il proprio equipaggio, e gli ospiti della nave. Quello è molto peggio dell’egoismo, quella è vigliaccheria e negligenza. Io sono del parere che se una nave minaccia di affondare, bisogna che l’equipaggio si adoperi a metterla in salvo. Se tuttavia la nave minaccia di affondare a causa della negligenza di un solo vigliacco o di una congrega di vigliacchi, allora ritengo saggio allontanare i vigliacchi e mettere in salvo la nave. Questo io intendo per individualismo. Per questo sono accusata di egoismo. Sono egoista perchè mi pongo al di sopra di Dio, al di sopra di un capitano, un passo più avanti o più indietro rispetto alla fila dell’equipaggio. Per diffidenza, perchè non sono solita sperare, confidare, credere. Sono egoista perchè ho abbandonato la nave a causa della negligenza del capitano. Sono egoista perchè mi sono rifiutata di pagare con la vita per gli errori altrui. Mi sono sforzata di mettere in salvo quante più persone ho potuto, ma anzichè farsi salvare quelle persone hanno preferito rimanere, lasciarsi risucchiare dalle acque, affondare, morire, resuscitare, quindi rimproverarmi con rancore del coraggio che mi ci è voluto per mettermi in salvo.
La famiglia dalla quale provengo è una nave affondata negli abbissi del tempo, che tutto invecchia, consuma, deteriora, e niente cambia. Ho lottato, per mettere in salvo mia sorella, ma mia sorella non si è detta pronta a concedersi una possibilità. Per riuscirvi, avrei dovuto offrirle in cambio condizioni di vita tali da assicurarle una stabilità che in trent’anni non sono riuscita a garantire neanche a me stessa. Quello che mi aspettavo da lei è lo stesso spirito di avventura che quattordici anni fa mi ha fatto abbandonare la nave per la scialuppa, il porto franco per l’imprevisto e la sfida in mare aperto. Innumerevoli volte ho rischiato di affondare pur di tirare fuori dalle acque quanti mi hanno teso la mano boccheggiando nella tempesta. Molti adorano sguazzare nella propria disperazione, e in loro l’egocentrismo è tale da accettare il salvagente che gli viene offerto in aiuto e tirare forte perchè chiuque al loro fianco affondi in loro compagnia. Se è egoismo non lasciarsi risucchiare, sprofondare, morire, allora si, io sono responsabile di egoismo e perchè sono un’egoista individualista rivendico la libertà di morire per una giusta causa e perchè è arrivato il mio momento.
Flo, se mi stai leggendo, sappi che ti amo più di chiunque al mondo. Sappi che non è nelle mie intenzioni abbandonarti. Sappi che starò qui ad aspettarti finchè non avrai deciso di abbandonare la nave per seguirmi ovunque decideremo di andare.