Elliott Erwitt
Elliott Erwitt

Da come mi guarda, si direbbe l’uomo che è in me non del tutto indifferente al fascino che esercita la mia persona. Per lui materia e forma determinano il sinolo della natura umana, dunque tanto la gradevolezza del mio aspetto quanto l’eleganza del mio portamento interiore devono convergere nella stessa figura come i lati di un triangolo equilatero che ha per assi intelligenza, armonia ed equilibrio. Al mio uomo dispiace io non sono perfetta e mal voltentieri tollera il mio lato più oscuro. L’interesse che prova nei miei confronti è forse il risultato di un’aspettativa o l’azzardo del giocatore di roulette che punta tutto sul bianco per il solo gusto di scommettere.
Il mio uomo è una donna esigente, orgogliosa, testarda, francamente critica e, devo ammettere, dieci volte su nove particolarmente severa e intransigente. Raramente mi darà atto di essere soddisfatta, sebbene devo riconoscere in lui una certa inclinazione alla tolleranza e alla compassione. Dunque stiamo insieme, secondo un principio di attrazione e negazione che fa da fulcro nella nostra convivenza. Tanto lui è insoddisfatto della donna che sono, quanto la donna che sono si produce in estenuanti tentativi per compiacerlo e migliorare se medesima. Mi rendo conto c’è in lui un’eccessiva disposizione alla tirannia, quanto in me una pessima attitudine alla contrattazione, un’eccessiva disposizione al baratto e alla manipolazione affettiva. Insieme, siamo fuoco e acqua. Lui distrugge, io rigenero ciò che lui distrugge. Lui il padre e il figlio, me la madre e la figlia. Insieme formiamo quella che Hughes definisce famiglia disfunzionale. Quattro solitudini nella solutidine di una che fa per quattro.
Da ragazzina devo avere dato troppo credito alla fantasia dei poeti che amano discorrere dell’amore come del cibo di cui abbisogna il corpo per nutrirsi e stare in buona salute. Da allora, ho la sensazione i poeti eccedono in narcisismo ma hanno ragione in una cosa, l’amore, come anche il cibo, può si nutrire ma anche avvelenare. Bastano poche quantità di cibo avariato perchè il corpo da sano diventi malato. Sembrerebbe una questione di qualità e di dosi, mentre si tratta di specifiche proprietà. L’amore ha in sè proprietà nutritive e degenerative.
Non sono sicura io e l’uomo che è in me ci amiamo. Sono sicura entrambi amiamo detestarci e fare dell’amore una ricerca per esclusioni. Tanto più rifiutiamo l’amore quanto più lo confermiamo attraverso la sua negazione. Un giorno scopriremo di esserci amati dal tanto male che si ci siamo voluti. Rimane il fatto che l’uno non può fare a meno di convivere nell’altra e me di vivere senza di lui.