The Explosion of the Spanish Flagship in the Battle of Gibraltar April 25th 1607 by Cornelis Claesz van Wieringen
The Explosion of the Spanish Flagship in the Battle of Gibraltar April 25th 1607 by Cornelis Claesz van Wieringen

Ho notato che da quando sono diventata adulta, i miei genitori sono contenti. Anche tutti gli adulti coi quali mi capita di avere a che fare, sono contenti. La trasformazione è avvenuta lentamente da quando sono rientrata in Italia, a ragione di un crollo di nervi, dunque più per sfinimento che per naturale evoluzione. Si tratta di un lutto privato, reso pubblico soltanto dalla disinvolta implacabilità che mi riservo di serbare con disprezzo nei confronti della vita. Sta funzionando. Ho iniziato a rispondere una a una a tutte le chiamate di mia madre. Azzecco tutte le risposte alle domande circa il futuro che mi vengono rivolte. Impiego qualche secondo di riflessione in più prima di trarre conclusioni già ovvie nelle premesse. Se il caso lo richiede, mi garantisco una certa neutralità di giudizio (chi ha detto bisogna avere delle opinioni. Specie se non richieste). Ho collaudato con successo una gamma pressochè variegata di espressioni d’uso efficaci al fine di ottenere l’altrui approvazione. Ho chiuso a chiave il cassetto dei desideri. Mi preoccupo di mandare a fanculo la gente con una certa diplomazia. Domenica scorsa sono persino riuscita a intavolare una discussione pacata al telefono con mio padre, durata -tenetevi forte- più di 15 minuti. Ogni tanto mi faccio prendere la mano e regredisco, mi mostro sincera, fantastico, mi rivelo e rivelo, dico quello che penso, mi incazzo, mi appassiono. Ma sto migliorando. Tempo un paio d’anni e mi sarò perfettamente omologata all’ambiente e spersonalizzata, in linea agli standard sociali emessi dal Buon Senso Comune.
L’italia è un paese che invecchia e mortifica, ferisce nell’orgoglio e rimminchiolisce. A trent’anni non si è più giovani abbastanza per un apprendistato. Ovviamente retribuito al minimo della paga salariale. E si è troppo vecchi per farsi assumere a scrocco. Avere trent’anni in Italia significa anche pensarci due volte, il multiplo delle volte per 10, prima di lasciare un lavoro. E se non si vuole finire per strada e perdere il lavoro, bisogna assolutamente evitare i colpi di testa, quelle stupide rivendicazioni idealiste che affondano le ragioni nel marxismo e tendono a portare alla luce vecchie questioni inumate per anni dalle politiche sindacali, e, diventare adulti. Il senso del dovere, della responsabilità, la saggezza, non hanno a che fare con il diventare adulti. Diventare adulti vuol dire stare al gioco. Degli adulti. Fondamentalmente il gioco degli adulti non ha niente di diverso dal gioco dei bambini e dei ragazzi. Ma è un gioco per certi versi più impegnativo e certamente sporco, che non ha regole ma quelle dell’astuzia e dei compromessi. Frasi come ‘ma questo è sleale!’ o ‘non me l’aspettavo’ sono del tutto bandite a meno di non farsi dare degli idioti, peggio degli ingenui, il che, nel gioco degli adulti, equivale a un errore madornale tale da porre i partecipanti in condizione di irrimediabile svantaggio. Si direbbe, il gioco degli adulti, una battaglia navale, in cui l’obiettivo è quello di affondare le navi antagoniste. Perchè di antagonismo si parla. Del tutti contro tutti, del meglio io che voi.
Ci si aspetterebbe in alcuni casi un gioco di squadra, in altri una partita a scacchi, una certa intelligenza nel ponderare le mosse giuste e le giuste manovre, avversari tali da non rimpiangere la sconfitta, e invece no. Bandita l’intelligenza, al gioco degli adulti vince il più forte, il più arrogante e il più stupido. Dipende da che parte state e volete stare. A vostro rischio e pericolo. Una cosa è certa, le distrazioni, le mosse mal calcolate, possono costare la perdita totale del gioco. E guai a voi a frignare. Non siete più dei bambini, sinceri persino nelle cattive intenzioni. Pugno fermo, nessun dubbio, alcuna incrinatura emotiva, voce alta. Maleducazione. Arroganza. Sottomissione. E la partita è vinta.
Picture credit » History of the Sailing Warship in the Marine Art