xxxxxxxxxxxx
C’è niente di peggio che dover dividere casa con degli sconosciuti? Ovviamente si, ma per qualche ragione questa contingenza negli ultimi tempi mi sembra più insopportabile di qualsiasi altra cosa al mondo. Persino più insopportabile dell’house music suonata a palla dalla mia vicina di pianerottolo. Mi stranisce pensare a quando, poco più che diciottenne, potevo ancora permettermi un monolocale a due passi dal centro, a quei tempi di Ragusa. E dire allora, pur di fare l’eroina in lotta contro i mulini a vento, mi costringevo ad andare al liceo la mattina e lavorare al ristorante la sera. Oggi che mi sembra impegnare a lavoro buona parte del mio tempo, mi ritrovo il più delle volte senza un soldo in tasca e alloggiata in appartamenti fatiscenti e spesso in difetto dei requisiti minimi di abitabilità. La camera che ho preso in affitto di recente dispone di una toilette di piccole dimensioni comprensiva di doccia e tana per topi all’interno. Qualche giorno fa mi sono lamentata del letto chiedendo alla padrona di casa un materasso nuovo a causa del mal di schiena che mi procura quello attuale, ma per tutta risposta mi è stato detto di comprarne uno a mie spese se proprio mi spiace dormire con un pisello sotto il materasso. Vi risparmio la risposta che mi è venuta in mente quando me lo sono sentita dire.
E’ probabile le mie sono pretese da principessina viziata (ho i brividi solo a pensarmi con una coroncina di bacelli verdi in testa), ma è vero anche in trent’anni non mi era mai capitato di prendere in affitto una camera in un appartamento e non poter disporre delle stoviglie in cucina, o degli elettrodomestici per pulire. Perchè mi è vietato. Ecco, uno degli inconvenienti che comporta l’essere single e viaggiare da sola consiste appunto nel doversi arrangiare qualora a corto di denaro. Ho conosciuto molte coppie, specialmente a Londra, che si costringevano a stare insieme pur di risparmiare sulle spese e non dover dividere casa con altra gente.
Dividere casa con altra gente, con degli sconosciuti, è quanto di più innaturale ci si possa imporre di fare. Il prezzo del mio affitto comprende anche una padrona di casa cui discrezione ed educazione è pari soltanto a quella della landlady descritta da Dostoevskij nelle prime pagine di Delitto e Castigo. Tant’è vivere in questa casa, in compagnia della signora, il figlio e il compagno è un castigo. Il delitto consiste nell’aver lasciato l’appartamento precedente e con esso l’uomo che ci abitava, o chissà, ci abita ancora. Sbaglia Sartre a dire che alle 3 del mattino è sempre troppo presto o troppo tardi per qualunque cosa. Le tre del mattino in cui ho lasciato il precedente appartamento me le ricordo come fossero state di ieri. Le valigie pesavano tonnellate e pioveva come nel più struggente noir della filmografia francese.
Ebbene la signora è quello che gli inglesi amerebbero definire con eleganza shakespiriana ‘a pain in the ass’. L’altro giorno, alle 5 del mattino, me la sono vista fiondare in camera con ancora indosso la vestaglia e un barboncino spelacchiato in testa. Non ho nemmeno fatto in tempo a vestirmi e aprirle la porta che lei aveva già attraversato la stanza per andare in bagno, a verificare se il rumore che l’aveva tenuta sveglia tutta la notte proveniva dallo scaldabagno in camera mia. Certo che no. Io non odio gli animali, ma in quel momento ho desiderato tirarle forte i capelli e legarla al termosifone con la cintola della vestaglia. Così, tanto per iniziare la giornata in a zen mood.
C’è una sola ricorrenza in cui la signora si ricorda del mio nome e mostra incredibilmente affabile nei miei confronti (oltre che accorta nel pronunciare il vezzeggiativo ‘tesoro’ seguito da Larissa-argh), e questa è all’inizio del mese, ossia quando deve chiedermi di saldare i conti. Da quasi due mesi aspetto di riutilizzare la lavatrice rotta da allora e da allora in attesa di manutenzione. Immagino questo mese sarà lei a dovere aspettare con impazienza i soldi dell’affitto.