Così abbiamo un lavandino che perde acqua dalla tubatura. A essere più precisi abbiamo un lavandino che fa acqua da tutte le parti. E’ probabile la qualità del materiale che costituisce la tubatura non è delle migliori. O forse la qualità del materiale che costituisce la tubatura è ottimale, ma risente dell’usura del tempo dunque il lavandino manca degli attributi che fino a prima di fare acqua da tutte le parti, lo rendevano funzionale all’uso che se ne doveva fare. O forse ancora l’acqua che fuoriesce da tutte le parti non ha a che fare con la tubatura ma dipende esclusivamente dal mal funzionamento dell’impianto idraulico. Ciò che è ovvio è che lavandino, tubatura, impianto idraulico sono responsabili della fuoriscita di acqua. Pur di un imminente allagamento stiamo parlando.
All’apparenza la fuoriuscita di acqua dalla tubatura sembra rappresentare il disagio principale, ma non lo è. Non lo è a monte di un problema che non ha a che fare con l’acqua, ma con il lavandino, la tubatura, l’impianto idraulico. L’acqua che viene fuori dalla tubatura è appena una conseguenza a una causa scatenante e come tale deve essere tenuta in considerazione.
Per alcuni la fuoriuscita di acqua dalla tubatura è una catastrofe, perciò i più rimangono con le mani in mano a disperare. Per alcuni la fuoriuscita di acqua dalla tubatura è solo una fuoriuscita di acqua dalla tubatura, dunque la necessità di rimediare una soluzione al problema. Prima o poi qualcuno verrà a sistemare il danno e tutto ritornerà come prima. Per altri ancora la fuoriuscita di acqua dalla tubatura è un buon motivo per mettere le mani nell’impianto idraulico e risolvere il problema alla fonte. A seconda delle circostanze sostituendo la tubatura con una nuova, se il caso lo richiede sostituendo il vecchio impianto idraulico con uno più moderno ed efficace.
La cosa interessante da notare è l’abbondanza di acqua. Se non ci fosse acqua in abbondanza non ci sarebbero neanche un lavandino, una tubatura e un impianto idraulico. Degli acquedotti. Dunque il pericolo di un allagamento. Ci si può allarmare circa lo spreco di acqua e le conseguenze che uno spreco di acqua comporta, ma in una città come Roma in cui l’acqua fuoriesce dai cosidetti ‘nasoni’ a rubinetti aperti, la questione è fuori discussione. Abbiamo acqua in abbondanza per abbeverare un’intera nazione.
Sentire parlare di democrazia nell’odierna diatriba elettorale che nelle ultime settimane sta lasciando l’intera nazione col fiato sospeso circa le sorti del governo, mi stranisce. In un paese che ha ceduto il posto alla monarchia per il parlamento più di mezzo secolo fa, si preoccupa, costituzionalmente, di eleggere i propri rappresentanti al governo attraverso l’organizzazione di una elezione nazionale, ha esteso il voto all’intera popolazione senza distinzione di sesso e ragione sociale, parlare di democrazia non è superfluo ma, a mio parere, ridondante. Dai tempi di Clistene, la democrazia è un’aspirazione impraticabile in una società che applica, come parametro di sussistenza, il commercio. La vendita, l’acquisto. A maggior ragione in Italia, repubblica fondata sul lavoro. La vita, la salute, la felicità, costituiscono un bene, pertanto implicano un costo e il costo dipende dai valori di mercato. Che la cosa piaccia o meno, ha poca importanza. Che piaccia o meno è indeterminativo. Il mercato non tiene conto di opinioni, desideri, ideali e aspirazioni, forme astratte del pensiero. Il mercato tiene conto di titoli, azioni o quote di società di capitali.
C’è un divario enorme, insormontabile, fra le aspirazioni del singolo individuo e quelle della collettività. Fra l’organizzazione amministrativa di un piccolo paese e quella di una grande città, fra quella di una regione e quella di una nazione. C’è forse una cosa sola che accomuna il singolo alla collettività, il paese alla città, la regione alla nazione: la tipicità, la specificità. Tipicità e specificità significano specialmente differenziazione e la differenziazione è data specialmente da distinte necessità, qualità, ambizioni, aspettative, fini. Qualcuno, per favore, mi spieghi perchè in Italia si ha la tendenza a fare di tutta l’erba un fascio, di tutte le regioni una sola nazione, del singolo la massa, del diverso un emarginato. In nome della democrazia, del tutti siamo uguali a tutti e a tutti spetta ciò che hanno tutti. In poche parole niente. Questa della propaganda democratica è un’insidia, una regressione, un trucchetto che ha del diabolico. La democrazia, così intesa, è uno specchietto per allodole.
Mi piacerebbe la lega ottenesse ciò che insiste, da anni, ad avere. L’indipendenza? Bene, eccoti lega l’indipendenza. Via, ciao. Il sud ne soffrirebbe? Non ne sono sicura, se alle normative europee a cui la legislazione delle regioni si costringono ad obbedire, vengono applicate riforme locali tali da aderire alle reali esigenze del territorio. Immagino inapplicabile su scala nazionale, addirittura europea, addirittura mondiale, un sistema di leggi, proposte e normative tale da corrispondere alle necessità delle singole regioni, dei singoli comuni, dei singoli individui.
A mio parere in Italia il problema non è la fuoriuscita di acqua -conseguenza a una causa scatenante. A mio parere in Italia non è nemmeno il lavandino, nemmeno la tubatura. A mio parere in Italia il problema è l’impianto idraulico. Usurato dal tempo. Inadeguato. Mi piacerebbe ogni regione potesse disporre del proprio acquedotto e ogni singolo comune del proprio impianto idraulico e di una squadra di idraulici professionali, competenti, efficienti, aggiornati. Non solo, quanto ognuno di noi è davvero cosciente, consapevole, dell’acqua come valore? Vivessimo in Africa, per esempio, non daremmo per scontato aprire il rubinetto e disporre dell’acqua. Vivessimo in Africa non disporremmo neanche di un lavandino. La domanda sorge spontanea: che uso abbiamo intenzione di fare dell’acqua? Quanto siamo disposti a limitare gli sprechi? In che maniera ottimizzare il consumo?