Non riesco a perdonarmi di invecchiare. La psichedelia di Moon in June dei Soft Machine mi procura afflati di struggevole malinconia, non sopporto la disinvolta scapataggine giovanile dell’indie rock, detesto la trasandatezza radical chic degli intellettuali borghesi di osteria, l’ultima volta che ho limonato è stato ieri mattina con un cucchiaino colmo di nutella, amante senza la quale sarei persino disposta ad uscire nel cuore della notte e percorrere a piedi tutta la casilina fino al primo deli aperto 24h pur di assicurarmi un orgasmo. Ho fatto scorte nella credenza di prugne secche e semi di zucca che mi diverto a sgranocchiare bivaccata a letto davanti ai documentari di propaganda comunista trasmessi via streaming su rai storia. Mi incazzo con lo staff di rai storia per la fame nervosa che mi procura il monoteismo di propaganda anti-nazista e fascista trasmesso via streaming nello schermo del mio cumputer. Esaltata da un principio di diversificazione mediatica che immagino soddisfatto in un documentario su Renzo Novatore, mi esalto come Charles Foster Kane e nel giro di poche idee geniali di scarsa applicabilità e profitto metto in piedi una redazione autoproclamandomi erede della Goldman. E’ necessario aggiungere altro? Si. Mi struggo di nostalgia fantasticando di ricevere lunghe lettere dal fronte che invocano il mio amore e ricordano i tempi in cui, prima della guerra, ero felice. A quei tempi ero felice. Negli anni ’40 mia nonna era appena una ragazzina, mia madre non era ancora nata e io ero giusto una vaga ispirazione utile a tenere impegnata mia nonna mentre gli americani sbarcavano a Scoglitti e lei ricamava il suo corredo matrimoniale. Un giorno sarebbe diventata anziana, io avrei ereditato il suo corredo matrimoniale e mi sarei ricordata di lei mentre masticavo un chewing gum e mi asciugavo le mani sporche di proletariato con un telo di cotone grezzo finemente ricamato a intaglio. E’ questo il pensiero che mi strugge maggiormente di nostalgia.
Che altro. Trovo di conforto indirizzare lettere a volte biliose a volte mielose a perfetti sconociuti dei quali invento nomi e trascorsi a seconda dell’ispirazione e dell’umore. L’ultimo fra questi un tale Ludwig Melt, autore del grandioso Libro Nero, non lo conoscete? cover d’avanguardia metropolitana post-surrealista del Libro Rosso di Jung. Questo è il sintomo peggiore del mio invecchiamento precoce e, qualcuno direbbe, della mia degenerazione romantica. Mi innamoro di uomini di fantasia pur di non dover tollerare la sciatteria di quelli in carne e ossa. In poche parole, oltre che di vertigini, soffro pure di anedonia cronica.