Samantha VanDeman
Samantha VanDeman

Soffro di vertigini. Non sapevo di soffrire di vertigini fino a prima di ieri sera, quando mi sono sporta dalla finestra della mia camera che si affaccia al cortile interno del palazzo dove abito, al settimo piano. Facevo per stendere ad asciugarsi nei fili della biancheria che avevo messo a lavare, quando d’un tratto ho avvertito una scossa ai nervi, un breve ma intenso tremore interno seguito da una violenta palpitazione protrattasi per qualche istante. Più tardi di qualche minuto mi sono sporta nuovamente per fumare una sigaretta e testare la sensibilità del mio sistema nervoso. Ho nuovamente avvertito lo stesso spasmo di terrore, la stessa scarica di adrenalina, ma di molto più intensa. Stavolta ho immaginato lanciarmi fuori dalla finestra, il mio corpo perpendicolare alla parobola di tracollo seguita dal mozzicone ancora acceso della sigaretta buttato in aria e clamorosamente schiantatosi di testa al suolo. Intanto che ci penso e riporto alla memoria quelle sensazioni, mi pare di sentirle ancora, mi prende una fitta allo stomaco. Mi vien quasi voglia di vomitare.
Deve certamente trattarsi di un riflesso condizionato, probabilmente esacerbato dall’ansia dovuta alla paura di morire. Uno si sofferma tante volte a pensare di farla finita ma il pensiero della morte non vale a innescare la stessa contusione di emozioni paragonabile allo spavento di trovarsi faccia a faccia con la sensazione di morire per davvero. Per davvero. E’ curioso. Lo spavento, è curioso. Le reazioni chimiche che mette in moto il cervello quando stimolato dallo spavento, sono curiose. Il corpo umano tutto, è una macchina affascinante, un ingranaggio curioso. Mi chiedo cosa si prova a lanciarsi nel vuoto, o ad avere un’arma puntata alla tempia, un cappio al collo, un male incurabile, una dose di veleno letale iniettato nelle vene. Che razza di spavento deve essere quello. Quando meno te l’aspetti. D’improvviso.
E’ probabile la maniacalità di questo pensiero e dell’ansia che me ne deriva, dipendono dal fatto che aspetto il ciclo, la scorsa notte ho dormito poco e fumato certamente più sigarette di quante sono solita nell’arco di una giornata. O forse si tratta di una latenza venuta allo scoperto sotto forma di panico. Forse vuol dire è arrivato il momento di affrontarla. Voglio vedere chi delle due avrà la meglio sull’altra.
E’ vero la lettura dell’uomo senza qualità di Robert Musil mi sta emozionando non poco. Sembra sciocco a dirsi, ma è di conforto trovare qualcosa in grado di scuotere dall’apatia che in alcuni momenti della mia vita mi rende insensibile, assolutamente insensibile a qualsiasi stimolo esterno. Ben venga anche Musil con in mano le chiavi adatte ad aprire le porte della mia curiosità e immaginazione. Giusto di trasporto emotivo e indulgenza ho bisogno.
Mi piace il trasformismo dell’immedesimazione che mi viene offerto di sperimentare attraverso la lettura del romanzo, quasi si trattasse di una piece teatrale e io fossi chiamata a salire sul parco e indossare ora i panni di Ulrich, ora di Walter, Moosbrugger, Diotima, Clarisse. Il conte Leinsdorf. E’ divertente.
Immagino in questo consiste il fine della letteratura. Nel destare una qualche reazione, un moto di passione, una tensione interiore, un anelito, una pulsione.
C’è qualcosa, in Musil. Un certo tatto, una particolare disposizione dello spirito, una sensibilità fuori dal comune. Talmente elegante e raffinata e colta è la scrittura, l’esegesi del particolare e dell’indagine introspettiva. Cerco di immaginare il procedimento logico conseguente allo svolgimento del romanzo, quali le astuzie escogitate dalla mente perchè il pensiero vi abbia abboccato, quali i labirinti entro cui Musil si è addentrato intero per uscirne fuori esausto ed a pezzi, quali gli indovinelli della grammatica risolti grazie all’aiuto dell’immaginazione. Di quali prelibatezze si nutre una mente tanto affamata di verità per avere chissà soddisfatto un tale appetito creativo. Di che colore è il fuoco che brucia nelle vene di un uomo che desidera, desidera, desidera, desidera e smette mai di credere e spegnersi.