‘L’occidente non ama più se stesso; della propria storia vede soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo e non percepisce più ciò che è grande e puro’, riassume Ratzinger in un saggio cui fa riferimento Giovanni Santambrogio nell’articolo ‘Identità e laicizzazione: la doppia crisi europea’, apparso domenica sul Sole 24 ore. Le contraddizioni della chiesa cattolica romana sono sotto gli occhi di tutti, a iniziare dai fasti che accompagnano l’esaltazione del pontefice portato a spalle su una sedia gestatoria prima, a bordo di una Mercedes-Benz dopo, inanellato d’oro e pietre preziose, abbigliato di stoffe pregiate, alla cupidicia che ha reso il Vaticano un’oasi protetta e ricchissima, rinfrancata o quasi dalle pressioni fiscali che hanno reso l’economia dell’italia e del mondo una gigantesca bolla pronta a scoppiare in un boato di insoddisfazione e cupa depressione collettiva. Si lamenta l’ormai ex pontefice di una crisi di valori spirituali dovuta a cosa? Al bieco materialismo della società capitalistica in cui viviamo? Se è vero l’uomo ha modo di sperimentare la propria fede quanto più è provato da contingenze avverse al naturale bisogno di pace proprio di uno spirito irrequieto in cerca di una sostanziale risposta alle proprie paure e inquietudini, allora la chiesa romana potrebbe dirsi certa di avere al proprio seguito l’approvazione della quasi totalità di cattolici e osservanti, in italia una significativa percentuale della popolazione. Credere è tipico della natura degli uomini, quanto è tipico della natura degli uomini nutrirsi, avere sete, emozionarsi, eccitarsi, il politeismo, la monogamia, la poligamia, il dubbio, la paura, l’ambizione, la menzogna, l’omossessualità, l’eterosessualità, la bisessualità, l’ermafroditismo, il desiderio, ammalarsi, morire. Eccetera, eccetera. Quanti credono in Dio trovano conforto nella preghiera. Quanti non vi credono trovano conforto nel predicare il proprio ateismo. Nondimeno gli atei sono credenti dell’ateismo. Chi del positivismo, del comunismo, dell’anarchismo, del nichilismo, dell’idealismo. Eccetera, eccetera. Siamo tutti figli di un dio, quest’ignoto, incorporeo e indistinto spettro di grandiosità e perfezione in grado di corrispondere alle più alte aspirazioni dell’uomo e valicare i limiti della finitezza che è appannaggio della ragione umana. C’è chi elegge a proprio dio se stesso, chi la scienza, il denaro, l’arte, la musica, la letteratura, il lavoro, il/la proprio/a compagno/a, il sapere, la scoperta. Eccetera, eccetera. La chiesa cattolica romana non risulta credibile. Da secoli la chiesa cattolica romana predica bene, razzola (Ratzinger) male. Accusa gli uomini di essere uomini e come tali imperfetti, corruttibili, limitati, finiti. Da secoli la chiesa cattolica romana si fa baluardo di rettitudine e verità, predica una correggibilità contraria alla naturale incorregibilità e fallibilità dell’uomo, garantisce salvezza di contro all’unica certezza che è l’ignoto oltre la morte. Certo che la chiesa cattolica romana non risulta credibile. E’ forse questa l’ammissione più sentita che a mio parere un pontefice potrebbe fare per congedarsi da un impegno morale non richiesto, la redenzione delle masse, per il quale ha addrittura scelto di votare la propria esistenza di uomo. Limitato e finito al pari di ogni uomo sulla terra e al pari di ogni uomo limitato e finito, provato dalla vecchiaia, terrorizzato dall’imminenza della morte. Chissà ulteriormente terrorizzato dalla legge del contrappasso. D’ignavia Dante accusò gli angeli che mancarono di prendere posizione nella lotta fra Lucifero, l’odierna società capitalistica, e Dio, utopia di una società disincantata che ha smesso di credere nella grandiosità e purezza delle buone novelle a lieto fine.

‘Moltissimi uomini si sentono oggi in deplorabile contrasto con moltissimi altri uomini. E’ una fondamentale caratteristica della civiltà che l’individuo nutra un’estrema diffidenza per l’individuo vivente all’infuori del suo ambiente particolare, così che non soltanto un teutone considera un ebreo come un essere incomprensibile e inferiore, ma anche un giocatore di calcio giudica allo stesso modo un pianista. Dopo tutto, l’oggetto esiste soltanto mercè i suoi limiti, e quindi in forza di un atto in qualche modo ostile verso l’ambiente che lo circonda; senza il papa non vi sarebbe stato nessun Lutero e senza i pagani non vi sarebbe stato nessun papa, perciò è innegabile che la più profonda associazione dell’uomo con i suoi simili è la dissociazione.
[..] L’umanità produce Bibbie e cannoni, tubercolosi e tubercolina. E’ democratica, e ha nobili e re; edifica chiese, e contro le chiese edifica atenei; trasforma i conventi in caserme, ma assegna alle caserme cappellani militari. Naturalmente fornisce anche ai malfattori mazze di gomma piene di piombo per picchiar sul corpo di un loro simile fino a scassarlo, e poi appronta per quel corpo solitario e malmenato soffici letti di piume come quello che accoglieva per l’appunto Ulrich e che pareva tutto imbottito di rispetto e di delicatezza. E’ la nota faccenda delle contraddizioni, dell’incoerenza e approssimatività della vita. Se ne sorride, o si sospira.’
da Una specie di introduzione, Parte Prima, L’uomo senza qualità, Robert Musil, 1930-1942