Elezioni. Ho una proposta. Vi chiederete di che mi impiccio, visto che non ho intenzione di andare a votare. Ottima osservazione. Sebbene non richiesta, la mia proposta ha per me un duplice obiettivo. Il primo, quello di convalidare- seppure passivamente- la mia partecipazione. Il secondo, quello di chetare le istanze della mia coscienza. Si tratterebbe di un esame di ammissione al voto. La mia proposta consiste in un esame di ammissione, da estendere a tutti gli elettori e obbligatorio al fine di votare. Perchè un esame di ammissione al voto? Perchè sebbene secondo lo stato italiano votare è un diritto e un dovere, sebbene indiscutibile il principio secondo cui tutti i cittadini maggiorenni sono tenuti ad avere il diritto-dovere di votare senza distinzione di sesso e appartenenza sociale, sono dell’opinione non tutti i cittadini nelle facoltà di votare con cognizione di causa. Credo votare un atto di responsabilità e il voto un atto di fiducia. Personalmente scelgo di non votare perchè consapevole del potere decisionale che implica il mio voto. Non aderendo ad alcuna delle proposte politiche presentate in candidatura, meglio non aderendo ad alcuna organizzazione sociale di tipo statale che pur di perpetuare il proprio dominio si serve di un bluff chiamato elezioni democratiche, io, Laura Mercorillo, mi riservo il diritto-dovere di non votare. Tuttavia, essendo io costretta a vivere e lavorare in una società statale, e dovendo subire le scelte amministrative di un governo eleggibile dai cittadini, mi faccio obbligo di partecipare attivamente ai processi che riguardano la società in cui esisto dal punto di vista fiscale.
Mi pare lamentarsi fastidioso oltre che inutile. Mi pare proporre delle iniziative costruttivo e di ispirazione per il futuro.
L’esame di ammissione al voto che propongo si basa sulla verifica di conoscenze fondamentali che riguardano la storia del paese, la geografia del paese, l’educazione civica, la giurisprudenza, l’economia, le scienze, le arti. Ritengo impossibile definirsi cittadini e contribuenti di uno stato, se non si hanno prerequisiste notizioni fondamentali quali quelle citate sopra. Organizzare un esame di ammissione al voto, a mio parere, contribuirebbe a responsabilizzare ogni singolo votante rendendo maggiormente effettivo ed efficace il voto. Si chieda ai milioni di insegnanti di ruolo e in graduatoria di mettere insieme un programma preparatorio di studio e un test di verifica finale da somministrare qualche tempo prima delle elezioni. Che lo stato si faccia carico di finanziare i costi di questa operazione confermando l’effettiva volontà di creare lavoro e servizi di pubblica utilità. Che i cittadini si adoperino con intelligenza ad avere governo dei propri diritti e dei propri doveri.
Che succede se non si supera l’esame? Non si vota. Non superare l’esame attesta la mancata idoneità al voto. Come ci si può presentare alle urne senza avere la più pallida idea di come funziona la borsa, di cosa abbiano significato il fascismo e il comunismo in Italia, dei diritti spettanti ai cittadini e previsti dalle necessità?
Parimenti, mi sentirei di proporre un esame di ammissione alla candidatura da rendere obbligatorio a quanti vogliono farsi eleggere e tale da prevedere filosofia, storia, economia ed antropologia fra le materie principali di studio e verifica.
Si fa un gran parlare di corruzione e cattiva politica e brogli e povertà, mentre una delle cause maggiori che fa da ostacolo alla crescita di un paese è, semplicemente, l’ignoranza. Loro lo sanno.

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