Desire more, intima con tono perentorio il daily kabbalah tune up questa mattina ricevuto all’indirizzo della mia posta elettronica.

We settle for so little when in truth, we can have it all.
We’re content with the job that is good enough, the partner who is kind but not our soul mate, and the friends who are fun but not encouraging our personal growth.
It’s important to know that even when things are going well, they could be going better.
We are meant to have it all, but we cannot receive more until we desire more, both for ourselves and for the world.

Umh. Avete notato anche i predicatori, al pari dei comuni peccatori mortali,  hanno sempre di che lamentarsi. Niente è abbastanza. Tutto appena sufficiente.
Posso avere di più, mi viene suggerito oggi. Una vita migliore, un lavoro migliore, relazioni personali e interpersonali maggiormente significative e soddisfacenti. Perchè accontentarsi? Perchè, Laura, ti accontenti? Perchè, Laura, ti accontenti di vivere in una società mediocre, di un impiego pagato al minimo salariale, di una cerchia di colleghi subdoli, di pasti frugali, di un tugurio in affitto, di una vita da impudente zitella? Perchè? Desire more.
Desidero, mi impegno, ottengo. Il cerchio, dovrebbe quadrare.
Mi rimprovera la torah, mi rimproverano le stelle, mi rimproverano le oscure forze del Bene Supremo. Mi rimprovererebbero anche i dirigenti dei più o meno quotati mercati finanziari, considerato ho ridotto al minimo le spese e non sono di alcun aiuto alla circolazione del capitale, allo sfruttamento della manodopera,  e alla produzione e fruizione di beni commerciali. L’universo tutto cospira contro il mio minimalismo di sussistenza perchè avvenga in me un’emancipazione radicale e tale da vanificare trent’anni di duro lavoro, sforzi, fatica, necessari a realizzare, con assoluta serenità, il rischio, l’enorme rischio, la dannazione, l’infelicità, lo spreco di materiale intellettuale ed emotivo, che comporta desiderare. Trent’anni di testate e scivolate e cadute hanno favorito e non poco a mitigare la mia naturale e istintiva propensione alla bramosia. Se da una parte lo stoicismo che mi distingue adesso  ha contribuito a stemperare di molto la virulenza delle passioni che un tempo mi facevano desiderare e soffrire, dall’altra lo stesso stoicismo mi preserva dal commettere sciocchezze che ho verificato essere soltanto inutili e innecessari errori. Plus, ho imparato a ridimensionare le aspettative prima ingenuamente riposte nel genere umano, nel mondo, nella vita. Infine, ho imparato a contentarmi del poco che ho facendo del poco che ho una risorsa. Emerson sarebbe fiero di me.
Quanto alle insignificanti relazioni interpersonali di cui sopra, ho scelto la misantropia e fatto un favore all’umanità privandola della mia compagnia.
La felicità, è una metafora. La vita, è assurda. La realtà, è finzione. Io, esisto ma non esisto. Provate a morire, e io smetterò di essere fino a quando non deciderete di ritornare nuovamente in vita. E io con voi, come per magia. La società dello spettacolo di Debord ha smesso di emozionarmi da tempo, ormai.
Desiderare è divertente. E’ molto divertente. Divertentissimo. Quasi quanto sfaldare un biscotto della fortuna e trovarvi dentro una profezia in cui credere ciecamente. Divertente quanto leggere l’oroscopo, fare i tarocchi, consultare la sibilla Cumana. Tale è la suspense, l’aspettativa, il sentimento di anticipazione ed euforia che per una frazione di secondo risolve in positivo l’equazione fede/speranza/determinazione/duro lavoro/probabilità uguale riuscita felice. Chiudi gli occhi, Laura, esprimi un desiderio. Desidera un mondo migliore. Cammina a passo sicuro lungo le strade della vita, forte di questa convinzione.
Si. La verità è che se non ti avvii lungo le strade della vita con gli occhi bene aperti e il passo all’erta, rischi di farti pestare e pestare. Escrementi, cadaveri, spazzatura. Non puoi mai sapere. Quello che la torah non insegna, è che il codice -che si tratti di codice stradale, amministrativo, legislativo, morale, è un’approssimazione e le merde, umane, di cane, un brutto affare e una rogna con cui avere a che fare e in cui è meglio non incappare.
Se mai desidero qualcosa è che i miei vicini di pianerottolo la smettano di insultarsi e imprecare. Per oggi sarebbe abbastanza. Se possibile, amerei godermi in santa pace questo meraviglioso disco dei Television, Marque Moon, senza dovermi preoccupare di chiamare l’ambulanza da un momento all’altro. Non puoi mai sapere.