John William Godward, A Roman Matrone, 1905
John William Godward, A Roman Matrone, 1905
Jean Michel Basquiat, Mona Lisa, 1983
Jean Michel Basquiat, Mona Lisa, 1983

‘Il mondo non è grande abbastanza per me e un Picasso’, lasciò scritto John William Godward (1861-1922) in una nota rinvenuta nel 1922 in occasione del suo suicidio. La geometria volumetrica di certe ‘bizzarrie cubiste’, la rigida e netta scomposizione delle figure in spigoli e tangenti, devono avere indignato il pittore neoclassico al punto da spegnere in lui il desiderio di dipingere. Non oso immaginare la reazione di Godward in risposta all’Espressionismo o alle opere dell’indisciplinato ‘nipote’ Basquiat, la pecora nera della famiglia, quel drogato malato di mente. ‘Ah, i giovani. Sono finiti i tempi di una volta’.
Vero. Nel 1922 la Belle Epoque è già finita da un pezzo e la Guernica si configura come il quadro che meglio rappresenta un lungo periodo di conflitti civili culminato nella seconda guerra mondiale e destinato a durare fino ai giorni nostri.
Credo la nota di Godward interessante perchè mette in discussione molti dei principi su cui ruotano buona parte delle considerazioni sull’arte e sul concetto di bellezza. Splendor veritatis, armonia, o mera rappresentazione della realtà?
La fotografia (a esclusione di quella concettuale, surrealista e manipolata digitalmente) offre una visione della realtà scevra di finzioni e ‘artefatti’. Tuttavia la fotografia rimanda esclusivamente alla prospettiva di chi guarda all’obiettivo e scatta la foto, dunque a una visione particolareggiata della realtà. Nelle arti la realtà è un ‘fatto’ soggettivo, una ‘questione’ personale. Idealismo e soggettivismo?
Fra tutti un quadro di John William Godward mi piace particolarmente. Si intitola Sweet Nothings, ovvero Dolce far niente.

John William Godward, Sweet Nothings, 1904
John William Godward, Sweet Nothings, 1904

In questo quadro la realtà è un sogno. Un giardino di orchidee in fiore, fontane gorgoglianti, dolcissimi usignoli cinguettanti. Col favore degli dei, vien voglia di chiudere gli occhi e immaginarsi perduti nella tranquillità di un mattino romano, neo classico, soleggiato, all’ombra di un ciliegio, con in mano un libro e ore e ore a disposizione per scrivere, studiare, cucinare, mangiare, dipingere. Niente traffico, smog, scadenze, invasioni aliene, complotti marziani, catastrofi naturali, guerre atomiche, attentati militari. Per certi versi un paradiso e una noia. Una noia paradisiaca di improbabile realizzazione.
La realtà è che se non mi decido a darmi una mossa finirò per fare tardi a lavoro ed essere licenziata. Allora si, sarà Guernica.

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