La Fornarina, Raphael, 1518-19
La Fornarina, Raphael, 1518-19

Anche a Raffaello piaceva spassarsela con le donne. Il pettegolezzo mi viene riferito da James Hall, autore di una recensione apparsa qualche giorno fa sul Times Literary Supplement. La fonte del gossip è il saggio ‘Raphael. A passionate life’, di Antonio Forcellino, da qualche tempo tradotto in inglese dall’italiano ‘Raffaello. Una vita felice’, pubblicato in Italia nel 2006.
La notizia non vale a risolvere la crisi finanziaria del nostro secolo, nè è di alcuna utilità a chiarire le ragioni della questione islaelo-palestinese, o i conflitti civili in Siria o nel Congo, ma ho trovato particolarmente divertente il finale dell’articolo, nel quale James Hall prende posizione e di fronte alle insinuazioni di Giorgio Vasari, pittore, architetto e storico dell’arte toscano, nonchè biografo di Raffaello (secondo il quale l’artista sarebbe morto a causa di una febbre contratta ‘after sexual over-indulgence with his mistress’), dice, chiudendo

‘My own view is similar to another explanation that was put forward in the nineteenth century: that Raphael died worn out by work. If he needed his mistress on site this must have been because his punishing workload meant he could never find time to see her, let alone make love to her. He died, like so many, of exhaustion caused by long hours, with recreational sex reduced to a daydream. It was pitiless popes, bankers and cardinals who killed him’.

Raphael: worn out by love, or work? | TLS.

Raphael and the Fornarina, 1814, Jean Auguste Dominique Ingres (1780–1867)
Raphael and the Fornarina, 1814, Jean Auguste Dominique Ingres (1780–1867)

La mistress in questione è La Fornarina. Ma potrebbe essere ognuna delle madonne ritratte da Raffaello. Checchè Vasari dica il pittore era un donnaiolo , o James Hall si scandalizzi di fronte a questa dichiarazione, è a ognuna di quelle donne che andrebbe chiesto di svelarci i particolari piccanti che riguardano la vita privata dell’artista. Sicuro Raffaello non sarebbe il primo nè l’ultimo dei casanova da annoverare nella storia dell’arte, se è vero che di sifilide e altre malattie veneree sono morti decine di pittori, poeti e scrittori. Chissà quante centinaia di donne.
Ciò che scandalizza James Hall è forse il fatto che il genio di un pittore della portata di Raffaello, emblema del Rinascimento, sia stato messo in ombra da un’accusa tanto volgare quale quella mossa da Vasari, chi può dire se a ragione o per invidia.

La faccenda mi ricorda quel memorabile film di Truffaut, ‘L’uomo che amava le donne’, cui inizio rimanda al funerale dell’ingegnere Bertand Morane, tristemente compianto da decine di amanti presenti al cimitero per la sepoltura della sua bara.

Il mito del seduttore impenitente affascina le donne e ricorre sovente nel teatro quanto nella letteratura e nei giornali di gossip o cronaca nera. Sia che si tratti di Rembrandt o Verlaine, del Don Giovanni o del Bell’Antonio, di Gigì, Berlusconi o Clinton. Nel caso di Raffaello la notizia rischia di urtare la sensibilità dei più affezionati perchè non coincide coi toni e l’immagine usati per descrivere il pittore, del quale si arrivò a dire persino di essere morto un venerdì prima di Pasqua, all’età di 33 anni come Gesù Cristo. Dunque,  l’idea di un uomo che muore a causa di una malattia venerea, sopraffatto dalla bramosia, dalla lussuria, a causa di un impeto di passione carnale, in tempi in cui l’esasperazione dei difetti e dei vizi degli uomini avevano trovato collocazione certa negli infernali gironi della Divina Commedia, è abbastanza per destare la suscettibilità dei più puritani.
Uomini peccatori, donne tentatrici. Uomini ingordi, donne libidinose. Il trittico del Giardino delle Delizie del pittore olandese Hieronymus Bosch la dice lunga e tutta. Conservato nel Museo del Prado di Madrid, questo incredibile capolavoro si rifà alla dottrina cristiana medievale e rappresenta l’umanità al vertice del più sfrenato delirio dionisiaco. La Creazione, Dio, le Tenebre, i tormenti della dannazione, Adamo ed Eva, il Giudizio Universale, creature deformi. Questo dipinto è uno spasso che ha diviso gli studiosi volti a interpretarne l’iconografia ora come un monito ai peccatori ora come un’orgia di giocosa allegria. Il giardino delle mele è un luogo di tentazioni squisite a cui nessun Adamo può resistere da quando Eva lo ha inguaiato. A me piace l’osservazione dello scrittore americano Peter S. Beagle che descrive il dipinto come ‘an erotic derangement that turns us all into voyeurs, a place filled with the intoxicating air of perfect liberty”.

The Garden of Earthly Delights,between 1480 and 1505,Hieronymus Bosch(1450-1516)
The Garden of Earthly Delights,between 1480 and 1505,Hieronymus Bosch(1450-1516)