La Gran Vía, Madrid, 1921
La Gran Vía, Madrid, 1921

III

Di una città, arrivandoci, mi piace la parte più evidente e comune. So che ogni città ha i suoi quartieri e i suoi angoli, che il passeggero non scoprirà mai e che fanno invece la delizia di chi vi abita: io preferisco ignorarli, sono luoghi, sensazioni che bisogna meritarsi con un lungo soggiorno. A Madrid non vado più in là della Gran Via. Le poche escursioni mi hanno portato al Prado, alla Piazza Mayor, a Sant’Antonio de la Florida, alla Plaza del Toros.

Ho trascorso così le mie giornate nei caffè dell’Avenida, dai librai, nelle osterie, a guardare la gente, spesso con tanta insistenza da essere frainteso. E le insegne. Niente mi ha dato più gioia, se si eccettua il Prado, di un cartello trovato in un locale notturno: En caso de incendio, no alarmarse. O l’insegna di un’ostretica: Encarnacion Gutierrez, profesora en parto. O l’insegna scritta sul muro bianco di una caserma: Se prohibe terminantemente hacer agua. O il cartello di un veterinario: Consulta para aves, monos, gatos y perros. O la semplicità sintattica dei cartelli sulle case in vendita: Se vende esta casa. O l’avviso che gli autobus portano dietro: Atencion, frenos potentes! O un negozio di piume: Plumeros para militares y confederaciones. O la traduzione delle opere di Marcel Proust, nella vetrina di un libraio: En busca del tiempo perdido. Come tutto è solenne, semplice, ammonitore! La lingua spagnola è baritonale, piena, esce dal cuore, si finisce per amarla. E come dimenticare il disperato richiamo della venditrice di tabacco, la notte davanti al cinema? – un richiamo gettato a brevi intervalli come un grido insostenibile di dolore: Hay tabaco! – Da tutto questo io deduco che sono un pessimo viaggiatore: di ogni nuova città mi resta solo un ricordo futile e straziante.

IV

La piazza Mayor è Napoli, anche in certi usi che in altre piazze di Madrid non vivono. Per esempio, alla fermata del tram c’è un vecchio che noleggia romanzi a fumetti ai viaggiatori in attesa, pronto a riprenderseli, con una piccola mancia, appena il tram arriva.

V

Dopo la mezzanotte, nella Gran Via, riappaiono figure settecentesche, pezzi rimasti del gran presepe picaresco: il venditore d’acqua, che sta a guardia del suo orciolo, le spalle poggiate ai marmi del Palazzo dei telefoni, e il piccolo venditore di cialde, nel suo candido grembiule, così serio e inadeguato alla notte che si prepara, sguasciando tra le donne che aspettano, tra le venditrici di biglietti della lotteria, tra i pallidi innamorati dell’alba.

da Diario Notturno, Ennio Flaiano, 1956

Madrid me mata. La historia de Madrid en imágenes desde el año 1907 a 1969.