Perspective view of Charles Fourier’s Phalanstère drawn by Victor Considerant, first half of the 19th century

“The many great gardens of the world, of literature and poetry, of painting and music, of religion and architecture, all make the point as clear as possible: The soul cannot thrive in the absence of a garden. If you don’t want paradise, you are not human; and if you are not human, you don’t have a soul.”
Thomas More

Pubblicato in latino aulico nel 1516, L’Utopia di Tommaso Moro realizza il sogno rinascimentale di una società nella quale la cultura, le arti, regolano e dominano la vita degli uomini. Il libro si compone di due parti e racconta il viaggio del marinaio Raphael Hythlodaeus presso un’isola e un regno, un non-luogo ideale, governato dalla monarchia, amministrato da un senato e suddiviso in 54 città.

In Utopia More delinea , sulla scia di quanto già aveva fatto Platone , il suo ideale politico , che immagina realizzato in un’ isola chiamata appunto Utopia , cioè il ” non luogo ” ( dal greco ” ou ” , non , + ” topos” , luogo ) o ” luogo che non esiste ” . Di qui l’ uso del termine per indicare ogni progetto socio-politico che abbia un valore esclusivamente ideale , non trovando concreta realizzazione da nessuna parte del mondo . E’ interessante notare la distinzione tra i due aggettivi , utopico e utopistico che derivano dal progetto politico di More ; “utopistico” è un qualcosa di negativo che si pretende realizzabile , ma che per fortuna non lo è : utopistico è il Comunismo russo .”Utopico” è un concetto tipicamente progressista che induce a vedere il mondo , che molti credono buono così come è , imperfetto e migliorabile : il progressista ha un atteggiamento sempre volto al cambiamento . Tornando a More , alla base della sua costituzione ideale egli pone il rifiuto della proprietà privata , come già aveva fatto Platone , che é principio di egoismo e di conflitto . Gli abitanti di Utopia , del resto , non lavorano a scopo di lucro , ma soltanto per provvedere ai beni necessari alla propria esistenza . In questo modo , dal momento che tutti esercitano un lavoro manuale ( pure le donne ) , le ore di attività possono essere ridotte a sei al giorno . Rimane così molto tempo per l’ educazione : particolare attenzione viene riposta nello studio delle scienze naturali e della filosofia morale , mentre sono trascurate discipline astratte come la logica e la metafisica . Dal punto di vista politico – amministrativo i cittadini dell’ isola sono divisi in 54 comunità cittadine , rette da funzionari eletti democraticamente : ma nei casi di decisioni gravi viene convocata l’ assemblea dell’ intera popolazione . Da notare che il carattere politico di Thomas More é in rapporto con la situazione storica che si veniva creando nell’ Inghilterra del ‘500 : in seguito all’ appropriazione delle terre da parte dell’ aristocrazia ( con gli ” enclosure acts ” ) e alla sostituzione dei vasti pascoli alla cerealicultura , i signori traevano più lauti guadagni dall’ industria della lana , mentre i contadini erano gettati nella miseria ; onde , come More osservava amaramente , ” i montoni divorano gli uomini ” ; nella città ideale di Utopia , invece , non c’é miseria nè disuguaglianza : il lavoro é obbligatorio per tutti e ognuno lavora per la comunità . La comunione dei beni libera ciascuno dal bisogno e dalla paura , assicura cioè a tutti la vera ricchezza . Le magistrature a Utopia sono elettive e ciascuno , dopo le sei ore di lavoro quotidiano , é libero di coltivare il proprio spirito . A Utopia non potrà mai accadere , come invece accade nelle altre città , che uomini ricchi , privi di cultura e di moralità , comandino su persone colte e virtuose , nè che vi si accendano e si esasperino le lotte e gli egoismi . Per quel che concerne la religione , si tratta di una religione naturale , a fondo monoteistico ; pur professando religioni diverse , gli abitanti di Utopia ( gli utopisti ) riconoscono nei vari dei un unico Dio ; ciascuno é libero di professare la sua religione e può anche fare opera di proselitismo , ma senza usare mezzi coercitivi : chi li usa é condannato all’ esilio o alla servitù . Tuttavia nell’ opera traspare un netto rifiuto dell’ ateismo da parte di Tommaso Moro ; se é vero che ad Utopia vige la più totale libertà di culto religioso , é altrettanto vero che gli atei sono esclusi ; essi , infatti , sono , secondo Moro , i più intransigenti e intolleranti : vogliono a tutti i costi inculcare nelle menti altrui le proprie concezioni . Il legislatore di Utopia si é di proposito rifiutato di legiferare in materia religiosa e di imporre particolari riti o credenze perchè forse Dio stesso ama la varietà e la molteplicità dei culti . Questo motivo , che più che di tolleranza può essere considerato di vera libertà , deriva direttamente , nell’ immagine e nell’ espressione , da Cusano e da Ficino : é il motivo che sfronda le diverse ispirazioni religiose dei propri elementi differenziali e le risolve , in definitiva , in un’ unica religione entro i limiti della ragione . Può sorprendere che ad affermarlo sia chi , come More , é animato da una particolare fede , quella cattolica , e per essa ha anche affrontato , con serenità , il martirio . Ma in realtà la riforma di More é realizzata nell’ immaginario stato di Utopia , vale a dire fuori dallo spazio , nella pura ragione del pensiero , non é riforma propriamente volta ad operare in concreto in una concreta società .

via TOMMASO MORO (filosofico.net)

Sebbene Utopia uno stato fantastico cui presupposti ideali sembrano soddisfare le istanze delle classi meno abbienti attraverso la realizzazione di un apparato sociale che definisce gli uomini tutti uguali, garantisce loro libertà di pensiero e di culto, pone loro in dovere di lavorare sei ore al giorno, permette loro di studiare, disporre del tempo libero a fine ricreativo, e fa della famiglia nucleo fondamentale cui potere ha influenza sull’assetto economico e politico della società, non sono da sottovalutare monarchia e condanna dell’ateismo, ovvero accentramento del potere supremo nelle mani di un monarca e abnegazione. Dice Platone l’uomo può realizzarsi soltanto come cittadino e non come singolo individuo. Secondo questo punto di vista avrebbe un senso ogni singolo individuo abdicasse alla propria libertà in favore di una cittadinanza, se governato da un monarca, uno stato, ‘giusto’, saggio, che opera per il bene della comunità, riconosce nel proprio ruolo quel senso del dovere, quel senso della responsabilità, necessari a garantire l’ideale rinascimentale che Tommaso Moro prefigura ne l’Utonia. Perchè io possa definirmi cittadina italiana, è necessario lo stato mi riconosca come sua cittadina, ovvero lo stato riconosca in me un singolo individuo del quale ritenersi responsabile e verso il quale agire con rispetto e senso del dovere, tenendo bene presente ciò che è necessario, è indispensabile a un singolo individuo perchè un singolo individuo possa realizzarsi come essere umano, dunque come cittadino dello stato, parte della società. Laddove lo stato non è in grado di porre un singolo individuo nelle condizioni di realizzarsi come essere umano, dunque come cittadino parte della società, il singolo individuo può realizzare se stesso in qualità di essere umano soltanto se dispone di capitale. Se un singolo individuo dispone di capitale, può investire quel capitale nella realizzazione di se stesso, per esempio studiando, comprando un lavoro, una casa, avviando una famiglia, avviando un’attività. A questo punto il capitale si sostituisce al ruolo che prima era dello stato: regola il mercato, impone le leggi, permette al singolo individuo di realizzarsi in qualità di essere umano, dunque ‘cittadino’ del microcosmo sociale che ha creato. Quel singolo individuo, che per mezzo del capitale ha creato il proprio microcosmo sociale, non è pertanto da ritenersi cittadino di un’autorità appena nominale?

Agli inizi del 1800, il socialista utopista Charles Fourier progetta un falansterio da lui rinominato Falange, ovvero una comunità composta di tre parti, una centrale e due laterali, nella quale fare coabitare dai 1600 ai 2200 individui, per un totale di circa 450 famiglie. Mi piacerebbe molto disporre dei testi originali che trattano questo progetto, ma perchè non li ho sono costretta a citare Wikipedia suggerendo a quanti interessati di approfondire l’argomento direttamente dalle fonti

L’attività economica della Falange sarebbe stata fondata sulla proprietà societaria, in grado di garantire a tutti la partecipazione agli utili, in proporzione dei conferimenti fatti al patrimonio comune. Tutti al suo interno sarebbero stati al tempo stesso produttori e consumatori, partecipando agli utili sulla base di quelli che Fourier riteneva essere i tre fattori della produzione: capitale, lavoro e talento.
Il falansterio era strutturato in due corpi centrali, destinati ad abitazioni e a luoghi di riunione, e in due ali, nelle quali si svolgevano tutti i lavori di carattere artigianale e manifatturiero.
Scrive Fourier: «Il palazzo avrà almeno tre piani e il sottotetto, oltre il piano terreno e il mezzanino, dove saranno situati alloggi e sale di riunione dei bambini e dei vecchi, isolati dalla strada-galleria […] È veramente una piccola città, ma non ha strade esterne e scoperte esposte alle intemperie»
Nel pensiero di Fourier il falansterio doveva rappresentare l’unità di base della nuova struttura societaria: ciascuno di essi doveva essere autosufficiente dal punto di vista dei servizi e della produzione, e attraverso la coordinazione delle attività di più edifici si sarebbe potuto risolvere definitivamente il problema dei rapporti tra città e campagna.
Nel falansterio l’attività giornaliera di ogni individuo sarebbe stata scandita in modo rigoroso da un regolamento interno: ora per ora sarebbero stati fissati i compiti da svolgere, ed anche i contatti e le interazioni personali sarebbero stati disciplinati da un preciso cerimoniale, spontaneamente accettato da tutti i componenti perché corrispondente agli interessi, alle esigenze e alle passioni di ognuno.
Nella Falange non si sarebbe avuta alcuna forma di potere coercitivo o di governo: nessuno avrebbe avuto necessità di violare o infrangere l’ordine sociale, risultante in modo spontaneo dalla completa armonizzazione dei desideri e delle necessità di tutti. Le decisioni più importanti riguardanti la comunità sarebbero state prese dall’Accademia, costituita dalle persone più sagge ed esperte, mentre quelle riguardanti l’organizzazione e l’amministrazione della Falange sarebbero state trattate dall’Areopago, costituito da rappresentanti eletti direttamente dagli individui, e dal Consiglio eletto dall’Areopago stesso.

L’articolo in inglese su Wikipedia spiega Fourier non potè realizzare questa comunità in Europa per mancanza di fondi, mentre una di queste venne fatta costruire in Nord America, precisamente nel New Jersey.
Ancora, nasce in Inghilterra una terza via alternativa a socialismo e capitalismo che prende il nome di ditributismo e si basa sul principio di sussidiarietà e solidarietà. Dice Wikipedia

Il Distributismo, noto anche come distribuzionismo, è una filosofia economica formulata da alcuni pensatori quali Gilbert Keith Chesterton, padre Vincent McNabb e Hilaire Belloc per applicare quei principi di dottrina sociale della Chiesa cattolica che affondano le proprie radici nell’esperienza benedettina (ora et labora) ed espressi modernamente nella dottrina di papa Leone XIII contenuta nell’enciclica Rerum novarum e ulteriormente sviluppati da papa Pio XI nell’enciclica Quadragesimo anno. Secondo il distributismo, la proprietà dei mezzi di produzione deve essere ripartita nel modo più ampio possibile fra la popolazione generale, piuttosto che essere centralizzata sotto il controllo dello stato (nel socialismo) o di pochi privati facoltosi (nel capitalismo). Una sintesi del distributismo si trova nel postulato di Chesterton «Troppo capitalismo non significa troppi capitalisti, ma troppo pochi capitalisti».

In sostanza, il distributismo si distingue per la sua idea di distribuzione dei beni e dei mezzi di sostentamento, prima fra tutti la proprietà della casa. Il distributismo sostiene che, mentre il socialismo non permette alle persone di possedere proprietà (che sono sotto il controllo dello stato o del comune), e il capitalismo permette a pochi di possedere (come inevitabile risultato di competizione meritocratica), il distributismo cerca di consentire che la maggior parte delle persone diventino i proprietari dei mezzi di produzione e della propria casa. Come Hilaire Belloc stabilì, la “stato distributivo” (lo stato che ha attuato il distributismo) contiene “un agglomerato di famiglie di diversa ricchezza, ma di gran lunga il maggior numero di proprietari dei mezzi di produzione”. Questa più ampia distribuzione non si estende a tutti i beni, ma solo a mezzi di produzione e di lavoro, la proprietà che produce ricchezza, cioè, le cose necessarie per l’uomo per sopravvivere. Esso include terra, strumenti, ecc. Ma anche la casa, fondamentale per la vita stessa dell’ uomo e della famiglia.

L’articolazione delle idee distributiste era basato sugli insegnamenti papali del XIX e XX secolo, che inizia con Papa Leone XIII Rerum novarum . Nel 1930 negli Stati Uniti, in tempi di recessione e conseguente critica al capitalismo, il distributismo è stato trattato in numerosi saggi di Chesterton, Belloc e altri in L’America si modifica, pubblicato a cura di Seward Collins. Cardine tra Chesterton e Belloc le altre opere in materia che includono nel distributismo Lo Stato Servile e Schema di Sanity.

Il pensiero distributista è stato successivamente adottato dal Movimento dei lavoratori cattolici, congiuntamente con il pensiero di Dorothy Day e Peter Maurin, nella loro localizzata e indipendente comunità. Ha anche influenzato il pensiero del Movimento di Antigone, che attuò cooperative e altre misure di aiuto agli operai disoccupati nel Canada. La sua attuazione pratica in loco sotto forma di cooperative è stato recentemente documentato da Race Mathews nel Il nostro lavoro.

Con questo sistema, la maggior parte delle persone sarebbe in grado di guadagnarsi da vivere senza dover contare su l’uso della proprietà altrui. Esempi di persone che si guadagnano da vivere in questo modo sarebbe gli agricoltori che possiedono la loro terra e le relative macchine (oppure in consorzio con altri agricoltori); gli idraulici che possiedono i loro strumenti; gli sviluppatori di software che possiedono il loro computer, ecc. L’ approccio “cooperativo” anticipa al di là di questa prospettiva di riconoscere che tali beni e le attrezzature possono essere “co-proprietà” di comunità locali più grandi di una famiglia, ad esempio, partner in un business oppure in un consorzio, pur sempre permanendo in una forma di indipendenza aziendale.

Il tipo di ordine economico previsto dai primi pensatori distributisti comporterebbe il riferirsi a una sorta di sistema corporativo. Difatti l’attuale esistenza di sindacati non costituisce una realizzazione di questo aspetto del distributismo, perché i sindacati sono organizzati allo scopo di promuovere gli interessi di classe, mentre nelle corporazioni “classiche” sono mescolati datori di lavoro e lavoratori dipendenti, teoricamente collaborando per il reciproco vantaggio.

Il distributismo favorisce l’eliminazione dell’ attuale sistema bancario, o in ogni caso, la sua rielaborazione. Ciò non ne comporta la nazionalizzazione, ma necessariamente la partecipazione alle necessità del governo, ad esempio tramite accordi fiscali finalizzati all’ incentivazione della fiducia delle banche nei confronti dei creditori fruitori del “credito sociale” e dello sviluppo della fiscalità monetaria.