Quale voragine mi si è aperta al petto e che voglia di ignorarne la profondità, fingere il cuore non è che un muscolo deputato alla vita e la vita un atto involontario deputato alla sopravvivenza della specie.
Cosa mi tiene sveglia la notte e fa smaniare nel giorno, cosa mi fa guardare con sgomento alla vita e rende meno affannoso contemplare nel buio il silenzio.
Padre, fratello, amante, amico, da quando mi hai abbandonata, sono morta e morta ancora. Non passa giorno ch’io non desideri riconciliare il corpo allo spirito andato. Ho raccolto le forze e osservato la mia vita incedere a passo lento lungo il domani; ho posto la mia coscienza a giudice severo di me stessa, ben al di sopra della mia debolezza, ben al di sopra del mio essere carne e fallibile. E perché non fosse stato vano lo sforzo di mia madre nel partorirmi, ho preso atto dei miei doveri e inteso con cura la responsabilità che implica esistere. Finanche contraria a me stessa, alla volontà che mi preferisce cessata.
Le volte che ti ho cercato nel buio e non ho visto luce nella penombra della mia disperazione, sono state le volte in cui ho sentito più forte l’obbligo delle mie responsabilità e la debolezza del mio essere umana. Quelle sono state le volte in cui ti ho rinnegato con maggiore insistenza e desiderato il cuore un tumore inguaribile.
Com’è grottesco sapersi orfani dell’assenza. Com’è insopportabile sapersi umani. Non c’è orgoglio nella solitudine di una donna che conserva nel grembo il mistero della vita. Non c’è solitudine nel cuore di una donna che ama. Non c’è pace nell’animo di chi guarda al domani a ventre vuoto e occhi sbarrati al nulla.
Ho visto uomini uccidere per vanità, molti corrotti nello spirito, altri violare l’innocenza dell’infanzia, altri ancora pagare col sangue il prezzo della vita. Sono stata lì dov’è buio e l’offesa sporca di rabbia il candore di un bambino sopraffatto dal terrore. Lì ho desiderato accoglierti, padre, fratello, amante, amico. Lì ho desiderato essere luce, brillare.
Natura feconda, natura genitrice. Quanto è grande e immensa la solennità di una donna che si offre alla negazione e al disprezzo della civiltà che essa stessa ha partorito.
Cosa spiega questo tormento che non mi dà pace. Cosa spiega il pianto di una madre che ha abortito il figlio desiderato, di un’ amante che rinuncia alle passioni della carne, di una figlia che rinnega il padre, di una donna che muore d’amore in silenzio.