Circumcision Room’s door, Topkapi Palace.
Topkapi Palace, Interior

Dura la vita di noi cameriere, sia domestiche che impiegate nei luoghi di ristoro – acciacchi alla schiena, calli ai piedi, paga miserevole, ingaggio in nero; alcuni ci ritengono delle servette ammaestrate e ubbidienti, altri un buon motivo per flirtare e, in alcuni casi, praticare la sconcia e triste arte del mandrillato, dalle professioniste del settore considerata una tecnica in uso fra i maschi di rango spirituale inferiore volta ad ottenere favori sessuali in cambio di laute mance.
Qualche giorno fa mi è capitato oppormi a un cliente del ristorante dove lavoro, il quale pretendeva io rendessi omaggio al suo cane servendolo degli avanzi del padrone.
Forse umiliante, ma più clemente, la sorte delle odalische ( dal turco odalik: cameriera, domestica. Oda, stanza), accolte nell’harem ottomano di Istambul nato per volere di Maometto II, che nel 1453 conquista Costantinopoli facendone la capitale. Di recente mi è capitato leggere su Storica – National Geographic, un articolo che riguarda la struttura gerarchica alla base dell’harem ottomano realizzato all’interno del Palazzo di Topkapi, fatto costruire da Maometto II nel 1462 e ‘attivo’ fino al 1853, anno in cui il sultano Abdulmeci I trasferisce la corte in un altro palazzo (soltanto nel 1922, e con la nascita della repubblica turca, la fine del sultanato e con esso il tramonto dell’harem ottomano).

‘Il termine harem deriva dall’arabo harim, che significa luogo proibito, e la zona del Topkapi da esso occupata si presentava infatti cinta da alte mura e collegata al resto del palazzo da due porte (la Porta della Voliera e la Porta della Carrozze), presidiate di giorno dagli eunuchi neri e chiuse durante la notte.’

Il gineceo ottomano aveva a capo la Valide Sultan, ovvero la madre del sultano, che viveva nell’appartamento più grande, dopo quello del sultano stesso.

‘L’ harem era una struttura articolata formata da molti edifici, disposti tutt’intorno al cortile della Valide e al suo appartamento. La madre del sultano aveva ai suoi ordini un folto seguito, costituito principalmente dalle cameriere, le odalische, e da una capo tesoriera.
[..] nell’harem di Istambul vi erano odalische di tre tipi: le più anziane, destinate ai servizi umili; quelle acquistate da bambine, a cui venivano insegnate musica, danza, etichetta e letteratura; e infine le più belle, quelle tra i 15 e i 20 anni, che arrivavano già nell’harem con una certa formazione, spesso fornita loro dai mercanti ebrei che se le procacciavano per venderle al sultano. Tutte le odalische dovevano studiare il turco e il Corano. Esse percepivano un compenso quotidiano e ricchi doni in occasione delle feste. Le odalische più belle e più istruite potevano entrare in contatto diretto con il sovrano, servendo nei suoi alloggi e occupandosi direttamente di lui, di sua madre, delle sue favorite o dei suoi figli. Dopo nove anni tutte le domestiche, se volevano, potevano lasciare il Palazzo, ricevendo alla partenza doni e gioielli; ma se erano rimaste per più di 18 anni, ottenevano anche case e terreni oppure vitalizi. Le odalische alternavano un turno settimanale di lavoro a uno di riposo e tra di esse venivano scelte le 15-20 guardiane che di notte sorvegliavano gli appartamenti e i giardini dell’harem, sostituendo gli eunuchi neri, preposti a tale compito durante il giorno. Oltre alle odalische addette ai servizi ve ne erano altre che svolgevano compiti amministrativi legati alla gestione dell’harem, i cui ruoli replicavano quelli degli uomini nel Palazzo e a cui era demandato l’ordine nell’harem’

Clemente, ma più dolorosa e sofferta, la sorte dei portieri del palazzo, gli eunuchi

‘Gli unici uomini ammessi all’interno dell’harem erano gli eunuchi, scelti tra gli schiavi. Nell’Impero ottomano, questi ultimi, se capaci e di talento, potevano ambire a ruoli di prestigio in campo amministrativo e militare, soprattutto quelli che entravano a contatto con il sultano. Gli eunuchi erano suddivisi in ‘bianchi’ e ‘neri’. I primi, provenienti dai Balcani o dal Caucaso, svolgevano compiti amministrativi all’interno del Palazzo; mentre i secondi, originari soprattutto dell’Egitto, del Sudan e dell’Abissinia, lavoravano nell’harem. Tutti giungevano a Palazzo già castrati, in quanto tale operazione era proibita sul suolo ottomano. Il capo degli eunuchi neri godeva di grande potere, ma la storia abbonda di esempi di eunuchi semplici che hanno raggiunto posizioni di prestigio personale per aver appoggiato le trame delle ‘signore’ o delle favorite.’

tratto da Storica, National Geographic, numero 42, agosto 2012
Istanbul Image – Topkapi Palace’s roof top, Istanbul – Lonely Planet.

Jean Auguste Dominique Ingres, La Grande Odalisque, 1814

Jean Auguste Dominique Ingres (August 29, 1780 – January 14, 1867) was a French Neoclassical painter. Although he considered himself a painter of history in the tradition of Nicolas Poussin and Jacques-Louis David, by the end of his life it was Ingres’ portraits, both painted and drawn, that were recognized as his greatest legacy.

A man profoundly respectful of the past, he assumed the role of a guardian of academic orthodoxy against the ascendant Romantic style represented by his nemesis Eugene Delacroix. His exemplars, he once explained, were “the great masters which flourished in that century of glorious memory when Raphael set the eternal and incontestable bounds of the sublime in art … I am thus a conservator of good doctrine, and not an innovator.” Nevertheless, modern opinion has tended to regard Ingres and the other Neoclassicists of his era as embodying the Romantic spirit of his time, while his expressive distortions of form and space make him an important precursor of modern art.

via Jean Auguste Dominique Ingres – The complete works.

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