Con la provocazione che segue voglio attirare su di me l’ira di molti di voi, tant’è credo gli appassionati di jazz per sommi capi distinguibili in due categorie:
i jazzofili che se la tirano e i jazzofili che non se la tirano
Fatta eccezione per i musicisti jazz, i jazzofili che se la tirano diranno di essere grandi appassionati di Coltrane, pionere del jazz modale e genio avantguardista pressochè indiscusso. Ammettiamolo, nominare Coltrane assicura rispettabilità e quello charme da intellettuale di nicchia che tanto appaga la vanità di chiunque appassionato del genere.
I jazzofili che non se la tirano- e io faccio parte di questi- vi diranno che sì Coltrane è certamente un musicista geniale, ma piuttosto quattro ore di kabuki che ascoltare album come Interstellar Space o Meditation. Kind of Blue, Blue Train, My Favorite Things, Stardust, sono album meravigliosi, che amo molto, ma sfido io a godersi brani come Jupiter, Venus, Leo, senza sobbalzare dalla sedia stizziti, piuttosto frastonarti e perplessi. Senza nulla togliere alla maestria di Coltrane, che, del resto, se non avesse scritto e lavorato su quei brani, non avrebbe potuto formulare e convalidare lo sperimentalismo di cui è noto.
C’è piuttosto un musicista jazz nettamente ignorato ma altrettanto innovativo e sperimentale, che mi piace ricordare spesso perchè stralunato, meglio venuto da Saturno, pioniere dell’afrofuturismo e della filosofia cosmica, Sun Ra. Ho trovato su youtube questo filmato, del 1980, che lo racconta e ne mette in risalto l’estro 🙂

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