Ebbene si. Quando ho letto nei giornali della ribalta in politica del cavaliere Berlusconi ho infilzato con uno spillo la testa mozza di un nano di plastica e l’ho nascosta dentro il congelatore di casa, e per scongiurare il male e per tenere alla larga gli spiriti maligni e le influenze negative.
Non è vero, ma a Londra ho visto fare qualcosa di simile alla mia ex coinquilina spagnola che in un moto di rabbia nera un giorno nascose dentro il freezer della cucina un oggetto misterioso appartenuto all’ex boss compatriota che, qualche mese prima, l’aveva licenziata negandole dei soldi. Olivia non deve averla presa proprio bene. Noi non siamo superstiziosi e non crediamo a queste sciocchezze, ma fra riavere Berlusconi al governo e una macumba, io preferisco infilzare una bambolina voodoo e mettere tutti quanti al sicuro da uno spauracchio simile. Ne va della nostra salute mentale. Tutto potevo aspettarmi meno che il cavaliere di coppe venuto fuori nella lettura delle carte della volta scorsa potesse essere proprio lui. A dirla tutta le carte avevano confermato anche i prognostici di guerra diagnosticati da confindustria, e il carro posto in orizzontale sotto la torre lo conferma.
Si, quando ho saputo delle clamorosa notizia, ho pensato a una delle pessime battute dei giornali atta ad esorcizzare i malumori e tirare sù di morale gli italiani. Noi italiani amiamo colpi di scena, barzellette sporche e black humour. Quando poi ho realizzato questa una trovata degli strateghi della comunicazione per distrarre l’opinione pubblica dal vergognoso scandalo processuale che, conoscendo i tempi della magistratura, si risolverà da qui a quando il tesoriere di casa Arcore sarà stato alleggerito fino all’ultimo centesimo, mi sono detta ‘Me lo auguro’. Mi auguro Berlusconi nuovamente al governo e da tiranno.
Me lo auguro per una semplice ragione. La rivoluzione egiziana avvenuta lo scorso gennaio a Cairo. Un esempio fra tutti di sana esasperazione civile culminata nella soppressione del regime militare di Hosni Mubarak, al governo del paese dal 1981 fino al 2011. La storia ci insegna è necessario l’economia di un paese ridotta al limite dell’inopia e del degrado perchè un popolo reagisca ribellandosi. Noi, nonostante la forte crisi, in fondo, si sta bene, si ha ancora da mangiare scatolame. I più fortunati possono ancora contare sui risparmi di genitori e nonni e su un lavoro precario, quelli più furbi su spaccio di droghe, prostituzione, cartomanzia, illusionismo commerciale, neo schiavitù e furto. E’ necessario i risparmi finiscano completamente perchè noi ci si ritrovi, tutti, con le spalle al muro e costretti a reagire. Passerà ancora qualche tempo, ma tanto prima Berlusconi assume il controllo del governo da tiranno, la Lega guadagna ulteriori consensi al nord, l’economia del sud viene ulteriormente surclassata e penalizzata dalle politiche governative e dalla concorrenza straniera, quanto prima noi ci si ridurrà in mutande, piegati alle ginocchia e senza più nulla da perdere.
Mi rendo conto questo un pessimo augurio, ma mi rendo conto anche abbiamo bisogno di soffrire ulteriormente perchè noi si arrivi a una fase di collasso totale. Evidentemente la crisi in Italia e nel resto d’Europa non è abbastanza. Barcolliamo, annaspiamo, boccheggiamo, non crolliamo, non reagiamo.
Sto riflettendo molto, in questi giorni. Facile attribuire le responsabilità della crisi alla cattiva condotta del governo e al mancato supporto dei paesi europei alleati al nostro. Certo i media contribuiscono a centrifugare il cervello di ognuno di noi mistificando la realtà a sfavore dei fatti. Ma la responsabilità della crisi è da attribuire ai cittadini, a ognuno di noi. Alla nostra negligenza, al nostro disinteresse, alla nostra leggerezza. Avete votato, avete pagato le tasse, abbiamo abbassato lo sguardo e sopportato. Siamo ancora troppo impegnati a realizzare cosa sta accadendo. E’ necessario noi si soffra ulteriormente fino a non poterne più; allora, forse, ognuno di noi si sentirà in dovere di risollevare il capo, guardare in faccia la realtà, reagire, soccombere o perire. E che guerra sia. Il carro ci porterà fortuna.