Photography By Tamara Dean

M’ero scordata del bene che mi procura leggere Gabriel Garcia Marquez e di quanto è ricca, densa e immaginifica la prosa dei suoi romanzi. Lo scorso maggio mi è capitato leggere nel The Guardian dell’hoax tweet lanciato dall’alter ego (?) di Umberto Eco, che in meno di dodici parole lo dava per morto. Immagino la notizia esorcizzata dallo stesso scrittore con un bel paio di corna e un tiè di cortesia che non solo la smentiscono, ma confermano il realismo magico che permea di mistero e superstizione oltre che l’opera letteraria anche la vita dello stesso.
Quest’estate ammetto mi sarebbe piaciuto molto leggere la sfilza di autori che avevo scelto e molti di voi mi hanno generosamente consigliato, ma perchè ho rimediato appena un lavoro saltuario e mi trovo in difficoltà economiche, dovrò fare a meno di acquistare nuovi libri. Poco male. Quello che ho pensato di fare, allora, è approfittare di quest’occasione per riprendere in mano i libri che già posseggo. Fra quelli degli autori già citati in precedenza, ho trovato anche una vecchia grammatica di lingua spagnola, che ho ripreso a studiare, e un manuale di cucina vegetariana, anzi la Bibbia della Cucina Vegetariana, regalatami anni fa da mia sorella. Ebbene si, prima del mio sfacciato cannibalismo e reazionario sovversismo di maniera, io ero una brava e buona donna pacifica e pacifista, dedita alla pratica dello yoga e della meditazione, vegetariana. Vegetariana per oltre cinque anni. Già. A vent’anni amavo Il meraviglioso mondo di Amelie, oggi Taxi Driver e A qualcuno piace caldo. Un tempo amavo scrivere poesie, oggi avvisi di garanzia.  I tempi cambiano e con essi non solo il bugiardino ma la posologia e gli effetti collaterali. Mi mantengo fedele all’originale ma non manco di fare una brutta copia di me stessa.
Gabriel Garcia Marquez continua a piacermi anche oggi e forse più di ieri; la settimana scorsa ho riletto ‘Memorie delle mie puttane tristi’, qualche giorno fa ho ripreso ‘Dell’amore e di altri demoni’, un balsamo per l’immaginazione e un eccitante per l’intelletto. Il romanzo è ambientato nella Colombia del diciottesimo secolo, in piena Inquisizione Spagnola. Già nel primo capitolo Garcia Marquez ci informa gli schiavi africani usavano masticare impiastri di resina di manajù e cibarsi di iguane marinate e stufati di armadilli, mentre le ricche signore amavano trovare sollievo nelle orge con gli schiavi, nei bagni caldi profumati, nel miele fermentato, nel cacao, nelle purghe di antimonio e nei clisteri.
Protagonista del romanzo è Sierva Maria de Todos Los Angeles, che ancora bambina viene morsa alla caviglia da un cane rabbioso a causa del quale rischia morire. A quei tempi si credevano le pestilenze una punizione e un castigo di Dio, eventi preannunciati dall’avviso delle comete e in coincidenza delle eclissi, facilmente curabili con ‘l’epatica terrestre, il cinabro, l’essenza muschiata, il mercurio argentino, l’anagallis flore purpureo.’ O almeno così secondo il dottore Abrenuncio, chiamato a intervenire sul caso

‘Non erano pochi nè banali i casi di mal di rabbia nella storia della città. Gran rumore aveva sollevato quello di un merciaiolo da fiera che girava per le strade con un micco ammaestrato i cui modi si differenziavano poco da quelli umani. L’animale aveva contratto la rabbia durante l’assedio navale degli inglesi, aveva morso il padrone in faccia ed era scappato sui colli vicini. Lo sventurato saltimbanco era stato ucciso a suon di randellate in mezzo a certe allucinazioni spaventose che le madri continuavano a cantare molti anni dopo in strofe popolari per spaventare i bambini. Prima di due settimane un’onda di macachi luciferini era scesa dalle colline in pieno giorno. Avevano fatto stragi in porcili, pollai, per poi irrompere nella cattedrale ululando e strozzandosi in schiumate di sangue, mentre si celebrava il tedeum per la sconfitta della squadra inglese. Tuttavia, i drammi più terribili non passavano alla storia, perchè si verificavano fra la popolazione negra, dove nascondevano le persone morse per curarle con magie africane nei reciti degli schiavi selvaggi.’

Sierva Maria de Todos Los Angeles viene già dalle prime pagine descritta come una bambina cattiva, bugiarda, ostinatamente silenziosa, cresciuta con gli schiavi ed educata alle loro maniere

‘Dominga de Adviento, una negra verace che aveva governato la casa con polso di ferro fino alla vigilia della sua madre, era il vincolo fra questi due mondi [quello del marchese e della propria compagna, genitori della bimba]. Alta e ossuta, di un’intelligenza quasi chiaroveggente, era lei che aveva allevato Sierva Maria. Si era fatta cattolica senza rinunciare alla sua fede di negra yoruba, e praticava entrambe al contempo, senza ordine nè concerto. La sua anima era in santa pace, diceva, perchè quel che le mancava in una lo trovava nell’altra. Era pure l’unica creatura umana che avesse autorità per intervenire fra il marchese e la moglie, ed entrambi l’accontentavano. Solo lei scacciava a colpi di ramazza gli schiavi quando li trovava in abomini di sodomia o a fornicare con donne scambiate nelle stanze vuote. Ma dopo la sua morte scappavano dalle baracche per sottrarsi ai calori del mezzogiorno, e andavano a stendersi per terra in qualsiasi angolo, grattando i residui in fondo ai pentoloni di riso per mangiarselo, o giocando a macuco e a tarabilla nella frescura dei corridoi. In quel mondo opprimente dove nessuno era libero, Sierva Maria lo era: solo lei e solo lì. Sicchè era lì che si celebrava la festa, nella sua vera casa e con la sua vera famiglia.
Non era possibile immaginare balli più taciturni in mezzo a tanta musica, con i propri schiavi e alcuni di altre case di rango che portavano quel che potevano. La ragazzina si mostrava così com’era. Ballava con più grazia e più brio degli africani autentici, cantava con voci diverse dalla sua nelle svariate lingue dell’Africa, o con voci di uccelli e animali, che sconcertavano gli stessi schiavi. Per ordine di Dominga de Adviento le negre più giovani le dipingevano il viso nerofumo, le appendevano collane stregonesche sopra lo scapolare del battesimo e si occupava dei suoi capelli che non le avevano mai tagliato e che l’avrebbero impacciata nel camminare se non fosse stato per la treccia a numerosi giri che le facevano ogni giorno.’

Succede che a causa dell’irrequietezza della bambina, il padre decide di chiudere Sierva Maria de Todos Los Angeles in un convento perchè venga esorcizzata attraverso l’aiuto del bibliotecario Cayetano Delaura. Fra i due nasce una torbida storia d’amore e il resto del romanzo costituisce un omaggio a una cultura ricchissima e fortemente permeata nel sacro che degenera nel profano e ammanta la quotidianità di passioni ora spregiudicate, ora sensuali.
Appena un paio di giorni fa mi è capitato sentire per strada una madre che minacciava il figlioletto di finire dalle suore se non avesse fatto il bravo. Mi chiedo se sporcarsi di gelato vale a essere ‘cattivi’ e se esiste una legge, terrena, che condanna il reato di ‘traumatizzazione’. Mio padre, che per punizione da bambino è stato chiuso da mia nonna in un convento, sembrerebbe confermare il demonio si mangia a messa e prega tra le mura di casa. Beata ignoranza.
Noi che si ha a che fare con l’acqua santa tutti i giorni, ci si aspetta dio faccia il proprio dovere almeno tra le lenzuola. Checchè ne dica Garcia Marquez.