Vi ho già detto che un tempo facevo kick boxing? No, perchè infatti non è vero, ma è quello che mi piace dire scherzando a un uomo al primo appuntamento. Nelle mie intenzioni queste vale a metterli in guardia e spaventarli, mentre il più delle volte serve solo a incuriosirli ulteriormente perchè corrisponde al sadismo di chi ha bisogno di essere picchiato per innamorarsi. Chi non ha bisogno di essere picchiato per innamorarsi. Potrei spendere ore a elencare tutto l’abbecedario delle ferite che ho riportato nelle guerre d’amore. Abbastanza da farmi guadagnare un paio di medagliette al valore e una singletudine recidiva che specie negli ultimi due anni sembra stare portando agli esisti sperati. Le ferite si sono rimarginate, le passioni anestetizzate e la libido spenta del tutto. Da qui a qualche mese l’imene mi si sarà serrato completamente e io potrò ritornare a essere la vergine di dodici anni fa. Immacolata, casta e innamorata dell’amore come sempre. Stavolta però col cavolo che mi faccio profanare. Che essere profanati da un uomo è peccato ed equivale a un progressivo cammino verso le strade infernali della perdizione. Il piacere sessuale è una droga a lento rilascio di cui prima o poi non si riesce più a fare a meno. Una specie di dipendenza pericolosissima e senza vie di scampo. Eh si.
La Papessa, nel gioco dei tarocchi, è una carta fantastica perchè oltre a essere un Arcano Superiore che indica saggezza e innata spiritualità, racconta anche una forse-leggenda medievale riguardante una giovane Giovanna, che si dice abbia regnato sulla Chiesa dall’853 all’855. A questo punto della giornata e con questo caldo tropicale ed afoso, mi sento troppo pigra per sintetizzare in maniera alternativa e fantasiosa quello che Wikipedia dice di lei più che bene:

La Papessa, ritratta su una carta dai Tarocchi Visconti-Sforza eseguiti da Bonifacio Bembo, ca. 1450, The Pierpont Morgan Library (inv. M. 630), New York. (via Wikipedia)

Secondo la narrazione, [La Papessa Giovanna] era una donna inglese, educata a Magonza che, per mezzo dei suoi convincenti e ingannevoli travestimenti in abiti maschili, riuscì a farsi monaco con il nome di Johannes Anglicus. Sarebbe stata poi eletta papa, prendendo il nome di Giovanni VIII, dopo la morte di Leone IV (17 luglio 855), in un’epoca in cui l’elezione del papa avveniva in modo fortuito.

La papessa non praticava l’astinenza sessuale e rimase incinta di uno dei suoi tanti amanti. Durante la solenne processione di Pasqua nella quale il Papa tornava al Laterano dopo aver celebrato messa in San Pietro, mentre il Corteo Papale era nei pressi della basilica di San Clemente, la folla entusiasta si strinse attorno al cavallo che portava il Pontefice. Il cavallo reagì, quasi provocando un incidente. Il trauma subito da “papa Giovanni” fu all’origine di un violento travaglio prematuro.

Scopertone il segreto, la papessa Giovanna fu fatta trascinare per i piedi da un cavallo, attraverso le strade di Roma, e lapidata a morte dalla folla inferocita nei pressi di Ripa Grande. Fu sepolta nella strada dove la sua vera identità era stata svelata, tra San Giovanni in Laterano e San Pietro in Vaticano. Questa strada (a quanto sembra) fu evitata dalle successive processioni papali, anche se quest’ultimo dettaglio divenne parte della leggenda popolare, nel XIV secolo, durante la cattività del papato ad Avignone, quando non c’erano processioni papali a Roma.

In altre versioni della leggenda (ad esempio in quella riportata nella cronaca di Martino di Troppau) la papessa Giovanna sarebbe morta subito al momento del parto oppure, una volta scoperta, rinchiusa in un convento.

Sempre secondo la leggenda, a Giovanna succedette papa Benedetto III, che regnò per breve tempo, ma si assicurò che il suo predecessore venisse omesso dalle registrazioni storiche. Benedetto III si considera abbia regnato dall’855 al 7 aprile 858. Il nome papale che Giovanna assunse venne in seguito utilizzato da un altro papa Giovanni VIII (pontefice dal 14 dicembre 872 al 16 dicembre 882).

Parte essenziale della leggenda è un rito mai svoltosi, ma fantasticato dal popolo e ripreso, in chiave anti-romana e con molto gusto, da autori protestanti del Cinquecento: s’immaginò che ogni nuovo papa venisse sottoposto a un accurato esame intimo per assicurarsi che non fosse una donna travestita (o un eunuco). L’esame avveniva con il nuovo papa assiso su una sedia di porfido rosso, nella cui seduta era presente un foro. I più giovani tra i diaconi presenti avrebbero avuto il compito di tastare sotto la sedia per assicurarsi della presenza degli attributi virili del nuovo papa.

« E allo scopo di dimostrare il suo valore, i suoi testicoli e la sua verga vengono tastati dai presenti più giovani, come testimonianza del suo sesso maschile. Quando questo viene determinato, la persona che li ha tastati urla a gran voce virgam et testiculos habet (“Ha il pene e i testicoli”) e tutti gli ecclesiastici rispondono: Deo Gratias (“Sia lode a Dio”). Quindi procedono alla gioiosa consacrazione del papa eletto. »
(Felix Hamerlin, De nobilitate et Rusticate Dialogus (ca. 1490))

« Testiculos qui non habet Papa esse non posset »
(Francesco Sorrentino, Prova di Virilità

« D’allora st’antra ssedia sce fu mmessa / pe ttastà ssotto ar zito de le vojje / si er pontescife sii Papa o Ppapessa »
(Giuseppe Gioacchino Belli, La papessa Ggiuvanna )

Il primo a pubblicare la leggenda, negli anni 1240, fu il cronista domenicano Giovanni di Metz, ripreso pochi anni dopo dal collega domenicano Martino di Troppau.

La Papessa, uno degli arcani maggiori dei tarocchi, qui ritratta come la “prostituta sulla bestia” citata nell’Apocalisse ( via Wikipedia)

Come per tutti gli altri miti in generale, esiste una parte di verità, abbellita da uno strato di finzione. Una sedia simile esiste; quando un papa prendeva possesso della sua Cattedra romana, in San Giovanni in Laterano, si sedeva tradizionalmente su due sedie di porfido (la pietra degli imperatori, assimilata alla porpora), con la seduta dispiegata a ciambella. Il motivo di questi fori è oggetto di discussione, ma poiché entrambe le sedie, di età costantiniana, sono più vecchie di secoli della storia della papessa Giovanna, esse non possono avere niente a che fare con una verifica del sesso del papa. Si è ipotizzato che in origine fossero dei water romani o degli sgabelli imperiali per il parto che, a causa della loro età e origine imperiale, furono usate dai papi per evidenziare le loro pretese imperiali (come fecero anche con il loro titolo latino di Pontifex Maximus). Il D’Onofrio (cfr. bibliografia) spiega invece, in maniera convincente, che il rito aveva carattere essenzialmente religioso: la sedia da parto simboleggia la madre Chiesa che genera i suoi figli alla vita eterna. Una delle due sedie è attualmente esposta nella sala chiamata Gabinetto delle Maschere, nei Musei Vaticani.

Molti autori fanno poi confusione con una terza sedia, di marmo e non di porfido, priva di foro, ancor oggi visibile nel chiostro annesso alla Basilica Lateranense, che è quella detta propriamente sedia stercoraria. La Teologia portatile o Dizionario abbreviato della Religione Cristiana di d’Holbach definisce irriverentemente (ed erroneamente) la sedia stercoraria come «sedia bucata su cui il pontefice appena eletto pone le sue sacre terga, affinché possa essere verificato il suo sesso, onde evitare l’inconveniente di una papessa». Nella Vita della papessa Giovanna, il Platina rammenta la sedia stercoraria in questi termini: «questa sedia è stata così predisposta affinché colui che è investito da un sì grande potere sappia che egli non è Dio, ma un uomo e pertanto è sottomesso alle necessità della natura».

Il mito della papessa Giovanna fu totalmente screditato dagli studi di David Blondel, uno storico e pastore protestante della metà del Seicento. Blondel, attraverso un’analisi dettagliata delle affermazioni e delle tempistiche suggerite, argomentò che nessun evento di questo tipo poteva essere avvenuto. Tra le prove che discreditano la storia della papessa Giovanna troviamo:

La tradizionale processione papale di Pasqua non passava nella strada dove la presunta nascita sarebbe avvenuta.
Non esiste alcun documento d’archivio su un tale evento.
La “sedia dei testicoli”, su cui i papi sederebbero per avere la propria mascolinità accertata, è di molto precedente all’epoca della papessa Giovanna e non ha niente a che fare con il requisito che ai papi vengano controllati i testicoli (come spiegato più sopra).
papa Leone IV regnò dall’847 fino alla sua morte nell’855 (e papa Benedetto III gli succedette nel giro di settimane), rendendo impossibile che Giovanna abbia regnato dall’853 all’855.

Il momento della prima comparsa della storia coincide con la morte di Federico II di Svevia, che era stato protagonista di uno stridente conflitto con il papato. Gli storici concordano in generale sul fatto che la storia della papessa Giovanna sia una satira anti-papale ideata per collegarsi allo scontro del papato con il Sacro Romano Impero, facendo leva su tre paure cattoliche medioevali:

  • un papa sessualmente attivo
  • una donna in posizione di autorità dominante sugli uomini
  • l’inganno portato nel cuore stesso della Chiesa.

Ciò che potrebbe aver preso avvio come satira da presentare nei carnevali di tutta Europa, finì comunque per essere una realtà accettata a tal punto che alla papessa Giovanna fanno riferimento personaggi come Guglielmo di Ockham. Ella compare anche in alcuni elenchi di Papi, principalmente nel Duomo di Siena, dove la sua immagine appare tra quella dei veri pontefici. La leggenda acquisì supporto dalla confusione sull’ordine dato ai papi di nome Giovanni; siccome Giovanni è il nome di papa più usato, e alcuni Giovanni erano antipapi, ci fu confusione su quali numeri appartenessero ai veri papa Giovanni. A causa di ciò l’elenco dei Papi non comprende un papa Giovanni XX.
(tratto da Wikipedia)

Nelle carte dei tarocchi, la Papessa viene raffigurata con una luna crescente ai suoi piedi, un diadema a due punte e un globo al centro che le cinge il capo, e una grande croce sul petto. Il plico che ha nelle mani porta la scritta Tora, cioè Legge Divina, la legge segreta. Attenzione Attenzione. La Papessa è in parte coperta da un mantello, a dimostrazione del fatto che alcune cose sono evidenti e altre nascoste. Inoltre, la Papessa, siede in un Tempio tra due colonne, una bianca e una nera, siglate dalle lettere J. e B., e con un velo alle spalle, decorato di palme e melograni, che indicano fertilità e abbondanza.
La Papessa è il simbolo della Scienza Occulta sull’altare del santuario di Iside, ma in realtà rappresenta la Chiesa Segreta, la casa di Dio e dell’Uomo, e il Secondo Matrimonio del Principe degli Inferi. La Papessa è inoltre la Moglie e la Madre spirituale, la Figlia delle stelle, il giardino superiore dell’Eden, la luce di ogni cosa, la Luna alimentata dal latte della Madre Suprema, il suo riflesso luminoso. Che emozione!
Questo suo riflettere e rimandare la luce lunare le è valso il potere di evocare e conferire ispirazione. Nella Kabbalah, la Papessa prende il nome di Shekinah, ed è la moglie spirituale dell’Uomo Giusto e Saggio; quando l’uomo giusto e saggio studia la Legge, la Torah, la Papessa gli conferisce il significato Divino.
A queste premesse è chiaro rimarrò single a vita.

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