M’ero scordata del tempo e del lento incedere delle ore lungo le strade vuote di un paese di provincia. Ogni tanto uno straniero, venuto dall’est, l’arrotino, che anima di promesse l’immaginario spento di noi casalinghe disperate, febbricitanti all’idea di un uomo in grado di maneggiare coltelli e lame affilate, un giocoliere di mestiere.
Il messaggero, che un tempo consegnava in bicicletta le lettere dell’ancillotto, adesso parcheggia il motorino sul ciglio della strada e semina terrore fra chiunque teme l’arrivo di un’imminente disgrazia da pagare a breve scadenza. Mai provata tanta avversione verso i postini, un tempo attesi con impazienza.
M’ero scordata in paese la gente saluta, sorride persino, ti chiede come stai, dove sei stata, cosa hai fatto, quanti figli hai, quanto hai guadagnato, quanti debiti hai, se hai già divorziato, chi ti è capitato di incontrare al cimitero, quando andrai a trovarli. Alcune conversazioni minacciano di durare ore, se non si ha la prontezza di sviare le domande con la dovuta discrezione; i particolari diventano indizi, i fatti storie su storie su storie, di gente imparentata a gente imparentata ad altra gente, amica di amici e nemica di altri amici, che non conosci ma di cui sai già la genealogia e persino i particolari più sordidi e imbarazzanti che la riguardano.
Sembra cambiato niente, in più di dieci anni, mentre è cambiato tutto ma in peggio, soltanto non si ha il coraggio di ammetterlo a chi te lo chiede. Come faccio a dirti che il matrimonio ti ha imbruttita, i figli ti hanno sciupata, tuo marito ti ha cambiata, questo paese ti sta invecchiando, a trent’anni sei già pensionata senza avere mai lavorato un giorno.
Le facce sembrano spente, gli occhi murati, le pance ingrassate, le spalle ingobbite, le teste imbiancate. Ho il terrore di essere anch’io cambiata e in peggio. Mi consola la nostra vicina di casa, Signura Iancilina,che un paio di giorni fa si è raccomandata di non fallire l’esame di maturità anche quest’anno. Anche quest’anno cercherò di non deluderla e confermare la mia negligenza scolastica.
A vivere in paese si rischia il brivido esaltante della noia, che in agguato perenne sfida chiunque a commettere i crimini più efferati e rimproverati dal parroco della chiesa locale: il pettegolezzo sfrenato, la poltroneria più recidiva, la cecità più bieca e lussuriosa, i tradimenti più riprovevoli. A mancare, di certo, non è la fantasia, che incoraggiata dal caldo e dal lento scorrere del tempo, ha modo di alterare la realtà mutandola in uno spassosimo gioco dell’immaginazione in cui l’obiettivo è quello di attentare al prevedibile sovvertendo le regole della buona educazione e del conformismo. A quanti si chiedono cosa ho fatto all’estero per tutti questi anni, io racconto cose da turchi. Ho visto cose che voi, umani, non immaginate neanche. Chiunque sarebbe disposto a credere a qualsiasi cosa, pur di discuterne alle vostre spalle e ammazzare così il tempo. E’ bene diate loro ciò che si aspettano. Ancora più stronzate di quelle che vengono raccontate in televisione e nei giornali. La verità è un noiosissimo dettaglio trascurabile.

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