Ori Gersht, Time After Time

Lettere d’amore, quante ne avrò scritte. A tarda notte, nelle prime luci dell’alba, ubriaca di desiderio e passione. Dovessi scriverne una oggi, non saprei che parole usare. Come lo spieghi, il coraggio d’amare? Già quello è un’impresa, ma le imprese, si sa, occorrono di fatti, non di parole.
Il bello dell’innamoramento è che dura un sospiro, denso, poi si spegne, o si trasforma in respiro, allora il fiato smette di ansimare, i polmoni si sgonfiano, il ritmo del cuore riprende a trottare, lento e continuo. Prima di allora pare morire. E’ un incanto, l’innamoramento. Forse più un incantesimo. Molte volte una diavoleria; non ci si rende neanche più conto di chi si è innamorati, se dell’amore o dell’amato. Se di sè stessi, all’idea di essere felici, o dell’altro, all’idea di renderlo felice attraverso il nostro amore. Di ingannevole ha la poesia, che pare un peccato non celebrare in versi. Allora si, il coraggio vale a trovare le parole giuste. Quasi si trattasse di un miracolo e un prodigio, un evento speciale, l’attimo che è già passato e vale la pena ricordare con nostalgia. Quanto più sfugge, tanto più si ha voglia di inseguirlo, ma è quando lo si è acciuffato, che sembra mutare. Delle volte tanto vale smettere di correre, che perdersi e non sapere più da che parte andare. O perdersi, non temere sapersi trovati nell’altro.
L’amore in fondo è niente ma un’ematoma. Delle volte scompare, lascia appena un segno o rimane.