Antonello da Messina, Ignoto Marinaio, c.ca 1465

Diversi mesi fa lessi di un’iniziativa promossa dalla Società Dante Alighieri (www.ladante.it) che invitava i lettori ad adottare una parola e diventare così custode della stessa per un anno. Bastava allora sceglierne una per aggiudicarsene l’affido e il compito di diffonderla, in modo da affermarne il significato, delle volte sconosciuto o frainteso, nel linguaggio colloquiale, informale, scritto e verbale. L’iniziativa mi piacque molto così decisi anch’io di adottare, indovinate, la parola ipnagogico, aggettivo, secondo il mio dizionario Encarta: Detto di immagini visive che si formano mentre ci si addormenta o mentre ci si sveglia.
L’idea era quella di citarla spesso nei miei post, mentre io mi sono limitata appena a confermarla tutte le volte che ho postato, e di riflesso anche voi tutte le volte che siete venuti a trovarmi.
Qualche ora fa ho ripreso in mano un romanzo di Vincenzo Consolo, un autore siciliano, di difficile lettura ma interessante. Il romanzo, Il sorriso dell’ignoto marinaio, è ambientato in Sicilia – tra Cefalù, Messina, le Isole Eolie – in pieno Risorgimento, e racconta di un quadro dipinto da Antonello da Messina , noto come l’ignoto marinaio, ritrovato dal barone Enrico Pirajno di Mandralisca nella bottega di uno speziale di Lipari.
Ora, stavo leggendo una pagina quando tra le righe, e senza pudore, è saltata fuori la parola ‘sticchio’, una parola che davvero non sentivo da quando ero bambina e mi ha letteralmente fatta tossire di risate. Sticchio, i siciliani lo sapranno bene, significa vagina, e non so se viene usata ancora (pronunciarla sarebbe volgare quasi quanto parlare il dialetto, di cui tanti si vergognano, storpiando l’italiano), ma a me ricorda i cori dei bambini che la canzonavano a noi femminucce misericordiose, ancora vergini e immacolate, per farci arrossire di vergogna e scappare via, a gonne strette tra le gambe. Beata fanciullezza.
Sticchio sticchio sticchio
Io ho un debole per le parole. Quanto più inusitate, tanto più mi piacciono. Trovo certe parole hanno davvero il potere di fare il solletico, l’occhiolino, dare buffetti, provocare. Non è facile trovarne leggendo, ma quando le trovo, io mi entusiasmo, e di allegria. Per via del suono, che trovo buffo. Per via del significato, che delle volte sembra stridere rispetto al suono. Sarei capace di trascorre ore a sfogliare un vocabolario pur di rintracciarle e bearmene. Questo romanzo di Consolo ne offre parecchie, così ho pensato di raccogliere in questo post quelle che mi sono capitate sott’occhio finora, e aggiungerne di altre, le mie preferite. Inviterei ognuno di voi a suggerirmi quelle che più vi piacciono e a cui siete affezionati, sarebbe divertente condividerle

Le parole apriti-sesamo di questa notte:

-agave: s. f. Pianta rizomatosa delle Liliflore con foglie carnose radicali disposte a rosetta, scapo alto simile a un candelabro e infiorescenze a pannocchia
-busillis: s. m. inv. Difficoltà, punto difficile, nelle locuz. : qui sta il –b; questo è il –b.
-burnus: s. m. inv. Ampio mantello tagliato in un solo pezzo, gener. con cappuccio, usato dalle popolazioni arabo-berbere.
-maroso: s. m. Grossa onda di mare in burrasca.
-verone: s. m. (lett.) Terrazzo scoperto, balcone.
-arpagone: s. m. Persona estremamente avara. ETIMOLOGIA: dal nome del protagonista di una commedia di Molière del 1668, già in Plauto (tratto dal lat. harpago, harpagonis ‘uncino’).
-misirizzi: s. m. inv. Giocattolo a forma di pupazzo, imbottito di piombo alla base in modo che tende sempre a drizzarsi.
-austro: s. m. 1 Vento umido e caldo che soffia da mezzogiorno; SIN. Ostro. 2 (lett.) Mezzogiorno.
-uzza: s. f. (pop., tosc.) Aria pungente, della sera o del primo mattino.
-wapiti: Mammifero ruminante degli Ungulati dell’America del Nord, con pelame bruno e corna assai sviluppate, simile al cervo.
-soling: s. m. Grande imbarcazione a vela da regata, a scafo tondo e deriva fissa.
-soirèe: s. f. inv. (pl. franc. soirees) Festa mondana, elegante che ha luogo la tarda sera.
-musmè: s. f. inv. Giovane donna giapponese.
-murice: s. m. Mollusco marino dei Gasteropodi con conchiglia robusta, rugosa, fornita di spine.
-inopia: s. f. (lett.) Povertà assoluta.
-fonovaligia: s. f. (pl. -gie ) Giradischi portatile munito di apparecchiatura amplificatrice e altoparlante, contenuto in apposita valigia.
-edredone: s. m. Anatra marina delle zone nordiche dal bel piumaggio nero e bianco.
-briccica: s. f. (tosc.) Oggetto, lavoro, di poca importanza | Inezia, minuzia.
-eccì: interiez. riproduce il suono di uno starnuto.
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