Va bene, ho capito, lo so. Sono al verde. Da quando m’è preso gusto a parlare con le carte non fanno che uscire denari a rovescio.
Ahi, que dolor
In compenso l’Imperatore, una figura compassata, paterna e all’occorrenza patrigna. Dev’essere Annibale. The Emperor, The Cat.
L’altro mattino l’ho incontrato in giardino. Miaow, mi fa. How miaow are you, Annibalotto?
Poteste ammirare l’imperturbabilità zen di questo gatto, que charme, que strafottenza, que furfanteria. Da non crederci. Lo smuove niente. Niente ma la colazione, il pane raffermo del giorno prima? Ehe The Emperor si nutre solo di prelibatezze da gourmet, altro que, vecchia birba.
Spiacente Annibalotto, caschi male, non c’è trippa per i gatti. Piove, governo ladro.
Certo lavoro non mi manca per niente e da disoccupati si sta che è una meraviglia, ho persino ripreso a dormire quasi regolarmente, m’è venuto un certo appetito.
Sveglia alle 3.30, caffè a letto, Art Blakey a colazione, quell’uzza del primo mattino, che non sa se imbronciasse (è così che dite voi romani?) o fare l’occhiolino, Annibale nel giardino.
C’è sempre di mezzo Annibale nel giardino, nell’uzza del primo mattino. Miaow.
Che dici, Annibalotto?
Elefanti, a colazione. In marcia, dice Annibale.