‘All writers are vain, selfish and lazy, and at the very bottom of their motives there lies a mystery. Writing a book is a horrible, exhausting struggle, like a long bout of some painful illness. One would never undertake such a thing if one were not driven on by some demon which one can neither resist nor understand.’
George Orwell
Da adolescente avevo una cotta per Andrea De Carlo. Avevo una cotta per De Carlo perchè Andrea, a differenza degli altri scrittori italiani che leggevo, era l’unico ad ascoltare i Rolling Stones in macchina, a vivere in una casa sperduta in campagna, ad essere caduto da cavallo (rimanendovi paralizzato per metà del corpo), a suonare la chitarra, e teneva sempre a esibire quell’aria posticcia e cagionevole, romantica e decandente, che ai tempi deve aver esercitato su di me un forte appeal.
Mi ricordo com’è iniziata; avevo 15 anni, vivevo ancora a casa dei miei, lavoravo nel negozio di dischi in via Natoli e Irene, la proprietaria del negozio, usava tenere i libri di Andrea sotto la cassa, in uno scaffale. L’infatuazione è partita con ‘Treno di Panna’, è proseguita con ‘Due di Due’,‘Nel momento’,‘Di noi tre’, ha raggiunto il sublime, l’apice della parabola d’amore con ‘Arco d’Amore’, e si è esaurita con ‘Pura Vita’. Non ricordo più neanche perchè. Anzi me lo ricordo, a un certo punto mi sono accorta De Carlo è un uomo. E borghese. Delle volte inconcludente, polemico, vanitoso, pigro, egocentrico, bugiardo, noioso. Come tutti gli uomini, proletari e me compresa. Quello che voglio dire è che vedendo in De Carlo l’uomo, ho smitizzato l’eroe e un assoluto, la sua proiezione ideale, che ho ridotto a pura finzione. Imparando a distinguere l’eroe dall’uomo, e l’uomo dallo scrittore, avrei dovuto imparare anche a distinguere la realtà dalla finzione. Missione fallita, quello di idealizzare gli uomini e innamorarmi degli scrittori che leggo è un vizio che continuo ad avere e in parte è dovuto al fatto che sono un soggetto bipolare con tendenza al delirio d’amore e alla sindrome dell’amante immaginario di De Clérembault (erotomania di Esquirol inclusa); in parte perchè trascorro leggendo quasi tutto il tempo libero che mi rimane da lavoro (ragione per cui mi piace scegliere sempre con cura e attenzione gli scrittori che mi porto a letto); ma soprattutto perchè scrivendo uno scrittore dà il meglio di sè e io, che malamente resisto alla vanità del satiro, ne rimango lusingata, quite flattered indeed. C’è quel lato civettuolo di me che adora essere sedotto dalle parole, dalla loro disposizione, dalla logica che le tiene insieme e si sviluppa in concetti, non importa la materia del discorrere; io adoro l’idea di un uomo che pur di eccitare il mio interesse, la mia curiosità, la mia attenzione, trascorre ore, giorni, settimane, in alcuni casi anni, in posa creativa, sotto sforzo intellettuale, in piena tribolazione, pur di compiacere la mia immaginazione e farmi godere il libro. Fosse leggere un atto sessuale squisitamente intellettuale e il libro un oggetto del piacere oggettivamente.. scomodo, ne convengo. Non solo, credo un libro un atto d’amore. Tanto più bello il libro, tanto più significativa la generosità d’animo dello scrittore. La bellezza di un libro dipenderà dal grado di corrispondenza e impatto che questo avrà in oguno di noi, per questo trovo volgari certi ‘eliterismi’ di nicchia che tendono a classificare la qualità dei libri, dunque anche quella dei lettori.
Qualche tempo fa mi sono avvicinata alla lettura dello scrittore e drammaturgo polacco Witold Gombrowicz, di cui ho letto Cosmos; ieri ho ripreso il romanzo Pornografia, che trovo di difficile lettura in inglese ma interessante perchè scritto postumo agli anni di occupazione tedesca in Polonia, dunque in un clima di tensioni culturali che in seguito hanno compromesso la pubblicazione del romanzo e incoraggiato lo scrittore a emigrare in Argentina. Il romanzo sviluppa il concetto dell”immaturità’, tipica della giovinezza quanto dell’età adulta, nel primo caso una componente del carattere, socialmente condivisa, nel secondo rimproverata e resa oggetto di inevitabili finzioni e alterazioni della personalità; una delle ragioni che spinge alcune donne a chiedersi Ancora perchè l’uomo di una volta non esiste più; l’uomo di una volta non è mai esistito, è un mito, pura finzione letteraria, un’icona; secondo Gombrowicz, in età adulta quella immaturità verrebbe dall’uomo nascosta attraverso una maschera, che indossa e rappresenta un mito, il mito di sè stesso; quello del vincente, del temerario, dell’eroe, cui virtù, in verità, non lo rappresentano nella sostanza e infine rendono responsabile della propria infelicità.
La trama del romanzo vuole due anziani intellettuali di campagna sedotti dalla passionalità di una giovane coppia di amanti che inducono a commettere un crimine. Pulsioni di vita, pulsioni di morte, Eros, Thanatos
Dice Witold Gombrowicz nella prefazione al romanzo

‘I do not believe in a nonerotic philosophy. I do not trust any desexualized idea. It’s hard to believe that Hegel’s Science of Logic or Kant’s Critique of Pure Reason could have been conceived if their authors had not kept a certain distance from their bodies. But pure conscience, when it is hardly realized, must be steeped again in the body, in sex, in Eros; the artist must plunge the philosopher in enchantment, charm, and grace’

e continua

‘A Polish author once wrote to me asking about the philosophical meaning of Pornografia.
I replied:
‘Let us try to express ourselves as simply as possible. Man, as we know, aims at the absolute. At fulfillment. At truth, at God, at total maturity.. To seize everything, to realize himself entirely – this is his imperative.
‘Now, in Pornografia it seems to me that another of man’s aims appears, a more secret one, undoubtedly, one which is in some way illegal: his need for the unfinished..for imperfection..for inferiority..for youth’

Gombrowicz è maggiormente conosciuto per il romanzo di debutto Ferdydurke, pubblicato nel 1937, di cui Pornografia è l’epilogo

‘Ferdydurke is undoubtedly my basic work, the best introduction to what I am and what I represent. Written twenty years later, Pornografia originates from Ferdydurke. I should therefore say a few words about this book.
It’s the grotesque story of a gentleman who becomes a child because other people treat him like one. Ferdydurke is intended to reveal the Great Immaturity of humanity. Man, as he is described in this book, is an opaque and neutral being who has to express himself by certain means of behavior and therefore becomes, from outside – for others – far more definite and precise than he is for himself.
Hence a tragic disproportion between his secret immaturity and the mask he assumes when he deals with other people. All he can do is to adapt himself internally to his mask, as though he really were what he appears to be.
It can therefore be said that the man of Ferdydurke is created by others, that men create each other by imposing forms on each other, or what we would call facons d’etre.
Ferdydurke was published in 1937 before Sartre formulated his theory of the regard d’autrui. But it is owing to the popularization of Sartrean concepts that this aspect of my book has been better understood and assimilated.
And yet Ferdydurke ventures on other, lesser known ground, the word ‘form’ is associated with the word ‘immaturity’. How can this Ferdydurkean man be described? Created by form he is created from outside, in other words unauthentic and deformed. To be a man means to be oneself.
He is also a constant producer of form: he secretes form tirelessly, just as the bee secretes honey.
But he is also at odds with his own form. Ferdydurke is the description of the struggle of man with his own expression, of the torture of humanity on the Procrustean bed of form.
Immaturity is not always innate or imposed by others. There is also an immaturity which culture betters us against when it submerges us and we do not manage to hoist ourselves up to its level. We are ‘infantilized’ by all ‘higher’ forms. Man, tortured by his mask, fabricated secretly, for his own usage, a sort of ‘subculture’ : a world made out of the refuse of a higher world of culture, a domain of trash, immature myths, inadmissible passions.. a second domain of compensation. That is where a certain shameful poetry is born, a certain compromising beauty..
Are we not close to Pornografia?
[..] And what if Pornografia were an attempt to renew Polish eroticism? .. An attempt to revive an eroticism which would bear a stronger relationship to our destiny and our recent history – composed of rape, slavery, and boyish squabbles- a descent to the dark limits of the conscience and the body?’
Text entirely taken from Cosmos and Pornografia, Two novels by Witold Gombrowicz, Preface, 1985