Ieri notte mi è venuta in mente una fiaba russa che mi capitò leggere parecchi anni fa e ho pensato curioso ricordare oggi. E’ una fiaba semplice, di quelle filastrocche dette per bocca dei bambini alle recite scolastiche di fine anno, davanti a una tribuna di adulti. Eppure, esprime un concetto impegnativo, che da ‘piccoli’ si tende a sottovalutare, mitizzare e rendere oggetto di inevitabili procrastinazioni, e da ‘grandi’? Cosa si è davvero disposti a fare pur di ottenere qualcosa? Ottenere qualcosa richiede lavoro, costanza, fatica, coraggio, curiosità, you name it. Quanto si è davvero disposti a rinunciare, in termini di tempo, energie, costanza, impegno, pur di ottenere quel qualcosa? Quanto si è davvero disposti a investire di sè? Intendo nei rapporti sociali, di collaborazione e lavoro, quanto nelle relazioni personali e sentimentali.
La fiaba russa racconta di un orso povero e solo che si aggira nel bosco in cerca di un posto caldo dove dormire. Nei pressi di un villaggio trova un’izba, bussa alla porta, una contadina lo accoglie e invita a entrare dentro. L’orso riposa al caldo ma l’indomani decide di ripartire. La contadina e il marito lo lasciano andare, e gli regalano un fucile, che l’orso tiene nascosto sotto la giubba.
L’orso continua a peregrinare nel bosco, forse meno povero ma ancora solo. A tarda notte s’imbatte in una bettola, bussa alla porta e gli apre un oste. L’orso pegna il proprio fucile e trascorre la notte al caldo e al sicuro. L’indomani mattina si sveglia primo fra tutti, ruba un fiasco di vodka e scappa verso il bosco.
Vicino al villaggio trova un ricco palazzo e un facoltoso mercante che gli apre la porta, lo fa entrare e invita a un banchetto di commensali ubriachi e sazi di cibo. Gli amici si divertono, brindano di vodka e dividono segreti. L’indomani mattina, l’orso vede una fanciulla dormire sul divano, se ne innamora e decide di rapirla. Infila la ragazza dentro un sacco di iuta, abbandona il palazzo, si disperde nel bosco. A tarda notte, s’imbatte in un sentiero, che segue e conduce ai cancelli di un castello. L’orso grida di aprire, qualcuno apre lui le grate. Si tratta del castello dello zar e la servitù tutt’intorno si agita e starnazza, è stata rapita la figlia del padrone. L’orso realizza si tratta della fanciulla che ha nel sacco e sfida lo zar a rinunciare al trono e incoronarlo Supremo. Lo zar, che non intende rinunciare al potere, sfida l’orso a dimostrargli di cosa è davvero capace pur di ottenere quel titolo e quel potere. A quelle parole l’orso non sa cosa rispondere, libera dal sacco la figlia dello zar e se ne torna indietro nel bosco. Ancora povero e solo.