in fondo lo so, cosa mi trattiene dal
Mi trattiene quella vigliacca paura di lanciare il cavaliere in guerra, dov’è distruzione, annullamento, cemento e solitudine, dio bestemmia una lingua che non conosco e piovono rane, dal cielo. Voi pensate la vita un passatempo, un cruciverba di domande e definizioni, ma la vita è una crociata e va fatta col cuore. Dite d’Amore si muore, un giorno dispari che fuori piove e un cane piscia sotto a un lampione. Vero. Qualcuno avviserà vostra madre per informarla di una nuova promozione pubblicitaria, alla vostra collega di lavoro sarà appena morto il pesciolino, dall’Ansa riferiranno di un nuovo massacro in Islaele, a Brixton una donna rinuncerà alla vita per dare alla luce la propria bambina, ci sarà sempre qualcosa di più grandioso che il pudore del proprio martirio e la solitudine delle proprie sconfitte. In ordine al caos, noi non siamo che un respiro di vita, inalato, esalato, inalato, trattenuto, soffiato, spento. Da quell’ultima volta che vi pareva non farcela, sono passati decenni, siete rinati, ancora morti, ancora rinati; in tv hanno continuato a trasmettere le solite stronzate, i telegiornali a ripetersi in bilanci e casistica, il vostro vicino di casa a comprare un taglia-acqua elettrico, l’ambulanza a tenere la linea occupata, vostra madre a ricevere offerte pubblicitarie per telefono.
Quella paura mi rende timida e discreta, ed è una paura che mi riservo per tatto e delicatezza, casomai scoperchiare il vaso di Pandora e liberare un rogo nel deserto. Così, nel Dubbio, aspetto. Mi odio aspettare, ma aspetto. Non mi sopporto aspettare, ma aspetto. Stanca. Davanti al cinema, con in mano un biglietto; dietro alla linea gialla, davanti ai binari; sopra un comodino, a raccogliere la polvere; dentro una cornice, a vedermi invecchiare. Non mi sopporto aspettare, ma aspetto. Tra contraddizioni e ignoranza.
Il difetto dei triangoli è che il cane morde la coda al cane che morde la coda al cane
E l’osso rimane per terra.