Qualche tempo fa mi è capitato di trovare in rete il blog di un ragazzo messicano che vive in America e sta lavorando all’edizione di un romanzo storico; Ollin insegna scrittura creativa in un college, scrive per un magazine letterario e nel suo blog, Courage 2 Create, condivide interessanti spunti di riflessione circa la scrittura. Quello che specialmente mi indispettisce di lui è l’atteggiamento, ‘pulpitista‘ e sermoneggiante, che delle volte rischia di appesantire la lettura dei suoi articoli; quello che però ammiro di lui è il tatto e la semplicità nell’esporre gli argomenti di discussione. Se dovessi fare un calcolo approssimativo e una stima delle parole che figurano più spesso nei suoi post, allora amore, spiritualità e compassione sono senz’altro quelle da lui usate maggiormente e con munificenza e senza lesinare in profusioni emotive, che talvolta trovo si particolarmente edulcorate, ma in fondo lenitive e d’incoraggiamento, quindi un balsamo intellettuale. Secondo lo stesso principio, tempo fa mi sono iscritta alla mail list di uno studioso cabalista americano che tutti i giorni mi illumina di saggezza semita attraverso l’interpretazione della kabbalah. Io non credo in Dio, ma trovo affascinante chi ne parla con convinzione stimolato da una spiritualità che è saggezza, ottimismo e amore incondizionato e sempreterno. Volete sapere il Kabbalah Tune Up di oggi?

‘Rest is not in the Kabbalah dictionary. Growing spiritually is running up a down escalator – always in motion. The message for us is that if we don’t keep going forward in our spiritual work, we will fall back to a lower level. Spirituality is not about stopping or staying at one level; it is about always moving ahead and never resting on our laurels’

A questo punto basta sostituire, ‘growing spiritually‘ con ‘growing intellectually‘ per avere il senso compiuto di una massima d’incoraggiamento al superamento di certi meccanismi che limitano la nostra crescita intellettuale e ostacolano un qualsiasi processo non solo emotivo ma evolutivo. Io questo lo trovo bello, ci trovo un senso, mi fa stare bene, non mi precludo dal rifletterci sopra, dunque lo accolgo e interiorizzo, senza pregiudizi o inutili resistenze interiori.
Perchè seguo Courage 2 Create, ricevo un’email tutte le volte che viene pubblicato un post dell’autore; l’altro giorno Ollin ne ha scritto uno che mi ha emozionata particolarmente e dato modo di elaborare le considerazioni a seguire. In questo l’autore racconta di essersi presentato come guest writer nel blog di una collega che tuttavia ha declinato un suo articolo perchè Ollin è gay: l’autrice non si sente comfortable enough da proporre, ai propri lettori, il punto di vista di un ragazzo omosessuale. Premetto sono venuta a conoscenza dell’omosessualità di Ollin soltanto in quell’occasione, visto che prima di allora non mi era ancora capitato di leggere, in quasi un anno, niente di lui che in qualche maniera avesse a che fare con la propria identità sessuale; come da lui evidenziato nel post, l’identità sessuale di una persona prescinde da quella, chiamiamola, professionale, che non determina, forse influenza, ma mai ‘condiziona‘, in qualche maniera ‘avvalora‘ o ‘demerita‘ la qualità del proprio lavoro.
Nel post Ollin si dice particolarmente ferito e frustrato a causa di pregiudizi come quello della blogger che in qualche maniera minacciano la libertà di espressione e soprattutto discriminano e creano differenze sociali, e invita i propri lettori a condividere questa esperienza e discutere circa un evento, se c’è, in qualche maniera pertinente alla questione. Ora, volendo trarre ispirazione da questa proposta ho riflettuto e considerato la mia sicilianità una delle ragioni che in diverse occasioni è stata motivo di discriminazione, oltre che di imbarazzanti dispute verbali.
Io sono siciliana. Essere siciliani non è nè un vanto nè un demerito, ma giusto una condizione, che per alcuni ha eccezioni negative, per altri positive. Quello che è certo è che essere siciliani crea sensazione e a prescindere dalla eccezioni. Il motivo me lo spiegherete voi, noi siciliani si è umani indipendentemente dalle origini di appartenenza e dalle ragioni storiche cha hanno influenzato negativamente la nostra identità popolare. La sicilianità è una qualità del carattere, che, come tale, determina o può determinare la specificità di ogni siciliano. La sicilianità è un sentire. Non è semplice da spiegare, ma vuol dire una particolare (se mai particolare è il termine adatto), disposizione dell’essere. Generosi, affettuosi, conviviali, orgogliosi, passionali. Il siciliano è vivo. Respira, sente, ama, s’incazza, con la pancia, con il cuore, con i sensi. Il delitto è sempre ‘passionale’, la causa d’onore. Giusto o sbagliato che sia. L’onore è un sentimento molto radicato nella nostra cultura, che vuol dire tante cose ma una nello specifico: rispetto. Io rispetto te, tu rispetti me. E’ una legge, l’onore, un codice morale che identifica e presuppone integrità e dignità personale. Per un siciliano, la famiglia è sacra, l’amore eterno, l’amicizia solenne. Contravvenire a questi principi vuol dire solo una cosa: cazzituoi. E’chiaro io mi sto servendo di luoghi comuni per definire meglio l’idea condivisa di sicilianità, ma è pur vero sono proprio quei luoghi comuni spesso all’origine delle altrui discriminazioni. Leghisti io vi rispetto come esseri umani, ma non considero umani dal punto di vista morale, per questo, non mi sento in dovere di rispettare le vostre idee e i vostri principi.
Io ho lasciato la Sicilia sette anni fa; è vero non nutro quell’attaccamento morboso e viscerale che in alcuni casi è tipico di chi ama la propria terra e sente di doverla difendere a spada tratta e indipendentemente dalle recriminazioni altrui. Io amo la mia terra, riesco a vederne le potenzialità, i limiti, la grandezza, ma provo antipatia, per esempio, per quell’atteggiamento ruffiano e spaccone che a volte è tipico di molti siciliani e rischia di degenerare in dispotismo e prevaricazione, principio supremo che regola l’organizzazione di cosa nostra, a volerla dirla tutta.
Giusto ieri sera mi è capitato di lavorare come cover in un altro store ‘managerato‘ in prevalenza da ragazzi italiani; fra questi, una ragazza di Como, un ragazzo di Venezia. Perchè perennemente busy, le uniche occasioni di dialogo fra colleghi consistono nei breaks e, solitamente, a fine serata, quando finalmente il locale chiude al pubblico e noi la si può prendere un tantino più comoda e chiaccherare. La prima cosa che ci si chiede fra colleghi è Di dove sei
Sono siciliana, tu?
Non l’avrei mai detto.
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No, perchè sai..
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No, è che non si sente, non sembri.
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Come sembra un siciliano agli occhi altrui? Certamente uno stereotipo e risibile, che persiste e rimane invariato da generazioni.
‘I siciliani terroni, gentedimmerda’, mi capitò sentire in tube una sera che tornavo a casa ed ebbi il fastidio di sedere accanto a due che se la discutevano con una ragazza spagnola.
Ammetto di parlare un italiano pressochè neutro ed epurato da inflessioni dialettali. Amo il mio dialetto, lo parlo, ma per abitudine ho sempre teso a minimizzarlo quando discorro in italiano. E questo perchè il dialetto siciliano e l’italiano sono due lingue diverse, che amo in egual modo, rispetto, e proprio per questo tengo a non mescolare, per una questione di controllo e rigore lessicale. Devi avermi fatto incazzare all’ennesima potenza del dieci, perchè io perda quel controllo lessicale e inizi a tirare fuori parte di quel sano fervore siciliano che, a quel punto, trovo impossibile trattenere sulla punta della lingua.
A seguire le presentazioni, la ragazza di ieri sera, specialmente, si è poi dilungata sui particolari di una storia d’amore con un ragazzo siciliano che per ‘ovvie‘ ragioni è stata all’origine di lunghe discussioni con il padre, leghista. Perchè voi siciliani siete…
Come siamo noi siciliani? Rozzi, pelosi, maleducati, ignoranti, sfaticati, per dirla alla napoletana. Anche, ma non solo, in linea di massima e per conformazione esistenziale e attributiva. Eppure, i vecchi stereotipi rimangono. In certi casi offendono, in altri fanno sorridere, in altri ancora umiliano e discriminano.
Personalmente, trovo incoraggiante le polemiche dei leghisti. Quello che mi auguro, è che insistano e ottengano la seccessione. Via, ciao leghisti, è stato un piacere, ma ora vatuvinni, chiddu ca aviuevu ri riri u ricistru. A vostra vucca è ri vilenu, u mo cori ri spini.
La Sicilia è una terra meravigliosa, che produce tanto in termini di risorse e di cui propongo la decolonializzazione e l’annessione all’Africa, terra altrettanto meravigliosa, più vicina a noi nel sentire di tanti italiani razzisti e leghisti.
I Was Discriminated Against. Now What? « Courage 2 Create.