Giuliano Borghesan, Untitled, 1953

voi da bambini ce l’avevate un processore multimediale a espansione proto-dinamica? nemmeno io, ma avevo un paio di giocattoli coi quali mi divertivo a giocare; la macchina del gelato (regalo di natale), la magica maglieria (regalo di compleanno), il fornetto delle meraviglie (regalo d’onomastico). Mia sorella prediligeva giocare con le macchinine, così c’eravamo messe in società e avevamo creato un autogrill e uno slow food alternativo. Non ci credete?
Da bambina mi piaceva cucinare, ricamare, cucire e fare le pulizie. Posso affermare con orgoglio di aver reso mia madre una donna fiera della propria bambina. Poi, intorno ai quindici, sedici anni, ho iniziato ad ascoltare i Pink Floyd, leggere un po’di scemenze, e sono diventata un adolescente problematico in lista agli appuntamenti dallo psicologo della mutua. Ma questa è un’altra storia, che mia madre non ha voglia di raccontare, e nemmeno io. Ogni tanto mi faccio perdonare con una sciarpa lavorata a mano, in compenso.
C’era una cosa che mi faceva incazzare dei giocattoli che avevo; alla tv dicevano la macchina del gelato in grado di fare il gelato, la magica maglieria in grado di confezionare il prossino regalo di natale per il nonno, il fornetto delle meraviglie in grado di sfornare golose cenettine. Tutte stronzate. Bertinotti parlava di sindacato, Craxi di contributi al paese, Falcone di giustizia sociale, Berlusconi di capitale e privatizzazioni.
Ecco, se io fossi stata un poco più sveglia da bambina, avrei già capito da allora la differenza fra ciò che è, appare, e sembra. Allora mi sarei potuta risparmiare la fatica di crescere e credere alle solite chiacchere da adulti, traumi infantili.