Certe cose, si sanno. Piuttosto mozzarsi le dita, che spedire quell’email in quattro atti scritta a lacrime di sangue, vertigi e sudori freddi, in un momento poco opportuno ed elegante di scompigliato delirio e bieco sentimentalismo. E’ quasi certo ve ne pentirete l’indomani.
E’ pure vero quando l’avete scritta vi rimanevano due scelte soltanto: una confezione da 200 gr. di noodles istantanei. Al curry (voi odiate il curry). E ‘La Pointe Courte’, di Agnes Varda. Delle due avete scelto la più triste e poco prudente: sfogarvi alla tastiera del computer, davanti allo schermo. Quante glie ne avete dette. Vi siete strappati i capelli, mangiati i gomiti, sciolti in singhiozzi, arresi in lacrime. Sei uno stronzo, un cretino, un vigliacco, maledetto vattene via. Avete sbattuto porte, preso a pugni un cuscino; vi si è fratturata la falangetta del dito medio, vi siete morsi la lingua addentando un cookie, avete trattenuto le lacrime per orgoglio, vi siete accesi una sigaretta e alzati dalla sedia. Avete riflettuto. Vi siete presi il tempo che vi ci vuole per farvela passare; il tempo che vi ci vuole a recuperare il respiro e ammorbidire i toni. Vi siete rimessi alla tastiera, davanti allo schermo. C’avete fatto l’amore, c’avete fatto l’amore con una passione esagerata, un ‘urgenza virale e propulsiva, un moto convettivo e morboso, che parte dai nervi dei polpastrelli, sale lungo le braccia, scuote la schiena, bagna la fica e paralizza le gambe, in un tremito di piacere. Sei uno stupido, un cretino, non lasciarmi andare via. Ne avreste tante da dire, a questo punto, ma non ve ne viene in mente una decente. Non una.
Scribacchiate, controllate la posta, cancellate vi dilungate in pause, una virgoletta, una parentesi, un caffè, un punto.
Certe cose, si sanno. Piuttosto mozzarsi le dita, che spedire quell’email. Perchè non ha senso; c’è dentro un respiro, nostalgia, un equivoco, una ragione, un dubbio, solitudine, una speranza, una menzogna. E’ troppo sincera per non pentirsene.