A occhio e croce direi questo di Samuel Beckett, Waiting for Godot, un libro non superiore ai 200 grammi di peso, di seconda mano, invecchiato a secco, una tacca su dieci di umidità, retro-sentore di scantinato, nessuna illustrazione, stampato per la prima volta a Londra nel 1956. La copertina, nera, titolata di bianco e verde, presenta uno strappo al margine superiore, lungo appena un centimetro, e una chiazza scura, nel retro, ampia tre millimetri almeno. E’probabile chi lo ha letto stesse intanto bevendo caffè, ma potrebbe trattarsi di tea, forse un black russian, forse Jameson whiskey e cranberry juice. Non lo saprò mai. In compenso so chi me l’ha venduto è americano, e vive a Glasgow, il che presuppone potrebbe piuttosto trattarsi di scotch. Altrimenti, non si spiegherebbe il tremore nervoso della calligrafia, schizzata a inchiostro nero nel pacchetto. Mr Jenet deve certamente essere un uomo irritabile, ma scrupoloso; tutte le ‘i’ della lettera di commissione non mancano di un solo puntino. In compenso un triangolo edipico, ma la lettiera del gatto sempre pulita. Le ciabatte disposte in ordine sotto il letto; But not for me di Chet Baker nel giradischi, una copia di PlayBoy sotto le coperte, una del New Yorker sopra il cuscino, aperta a pagina 52
___________________THE PLAGIARIST’S TALE_____________________
The author of ‘Assassin of Secrets’ had a secret of his own
by Lizzie Widdicombe

Spy novels embrace clichés- the double agent, the bomb-rigged briefcase- and ‘Assassin of Secrets,’ published last fall, made a virtue of this tendency piling one trope onto another to create a story that rang with wry knowingness. The book is set in the midst of the Cold War. The protagonist is Jonathan Chase, a suave secret agent with a background in martial arts- part James Bond, part Jason Bourne. In the first chapter, Chase meets Frankie Farmer, a sexy former field agent who presents him with ‘personalized matching luggage’ loaded with surveillance gear. They head back to her place, where Chase eyes the water bed while Farmer slips into something more comfortable:
The he saw her.. a small light dim but growing to illuminate her as she stood naked but for a thin, translucent nightdress; her hair undone and falling to her waist- hair and the thin material moving and blowing as thought caught in a silent zephyr.
Chase caught hold of her, pulled her close. She slid her hands to his shoulders, gently pushing him away.
‘What’s it like to kill somebody? They say you’ve had to kill a lot of people during your time in the Division.’
‘Then they shouldn’t talk so much.’
Ho aspettato trent’anni, prima di ricevere il libro. E quando è arrivato, ho tardato due settimane ancora prima di andare all’ufficio postale. Quando sono arrivata all’ufficio postale, due tizi, a dire dei badge Pozzo e Lucky, mi hanno detto di ripassare un altro giorno, Godot non era arrivato. Ai due ho fatto presente l’errore, ma questi hanno scartato l’errore, e detto di aspettare ancora. Godot sarebbe arrivato da lì a qualche giorno, impacchettato e infiocchettato per benino.
Da lì a qualche giorno sono andata all’ufficio postale, e quando sono arrivata ho trovato due che litigavano davanti allo sportello reclami. Vladimiro sei un idiota! Estragone sei un imbecille! e cicicì e chachachà, tutto un gran parlare e darsi creduloni! fanatici! Io, sono arrivato prima io! Tu, togliti di mezzo tu! e sgambettate a destra  e balzi a sinistra, un due tre chachacha un due tre chachacha un due tre quaquaqua.
S’è capito Nulla.

Fatto sta, di Godot avete notizie, sapete è arrivato? dico ai tizi dell’ufficio postale.
Manco per sogno, mi fanno loro.
“We wait. We are bored. (He throws up his hand.) No, don’t protest, we are bored to death, there’s no denying it. Good. A diversion comes along and what do we do? We let it go to waste… In an instant all will vanish and we’ll be alone once more, in the midst of nothingness!”
– Samuel Beckett, Waiting for Godot

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