Ieri sera sono andata a vedere un bugigattolo in affitto a Seven Sisters, sobborgo di operai polacchi, pirati arabi e Meduse caraibine. In passato devono esserci state delle fabbriche di abbigliamento, in quell’area; ho visto molte sartorie e almeno sei negozi su dieci con esposti nelle vetrine abiti da cerimonia, pelletterie e tessuti. Qua e là un barbiere turco e una sauna marocchina.
La stanza che ho visto sarà stata grande tre metri per cinque, con dentro appena un letto, un comodino, un armadio, e il divieto di fumare in camera, affisso al retro della porta, in formato A4. Il resto della casa, un appartamento a forma cuboidale a impalcature di legno chiaro, pareti gialle, moquette blu e una cucina, verniciata di lacca bianca; in difetto di una dining room, ma fornito di un ampio giardino nel retro, tristemente pavimentato di ghiaia. ‘Ideale per i barbecue e i parties, visto che in casa non abbiamo un soggiorno nè una sala da pranzo’ ha detto Leandro, il ragazzo brasiliano che mi ha mostrato la casa e coabita con la fidanzata, a pianterreno. Leandro lavora in un fast food; se tutto va bene ad aprile lo assumono in un un hotel e in estate si sposa Jamila.
La camera costa 90 pounds per week, bills included, una sola raccomandazione: sostituire i rotoli di carta igienica finiti, con quelli nuovi, a carico dei coabitanti. I turni seguono una rota settimanale e consecutiva. Ho immaginato il principio che garantisce loro una pacifica convivenza basato sul rispetto di questa regola, che esprime un concetto semplice. Io, potrei trovarmi al posto tuo. Ovvero alla toilette, e senza carta. Per questo, mi ricordo settimanalmente di sostituire la carta e rispettare il mio turno. Perch’io non abbia a trovarmi nella tua stessa situazione, e perchè grazie a te che te ne sei ricordato e hai rispettato il tuo turno, io, sono sicura di trovare in bagno la carta igienica che mi serve.
Adesso che rifletto, ho un senso di colpa, e credo di avere mancato molto, nei confronti dei ragazzi coi quali divido casa. Negli ultimi mesi mi sono chiusa in camera e tenuta in disparte, nascosta dentro casa e dalla casa. Non ho rispettato turni, ho usato la mia carta igienica. Mi pareva un’ alternativa essere invisibile.
Ad ogni modo, la stanza, 90 sterline a settimana, bollette incluse, esclusa carta igienica.
E’ successo che ieri pomeriggio ho litigato ancora una volta con Mr. Fox, il ragazzo dell’agenzia che mi affitta la stanza in cui vivo. Ed è chiaro io ho torto e lui ha ragione, ma indipendentemente da chi ha torto e chi ha ragione, alle tre e mezza di ieri notte mi sveglio per andare a lavoro, vado in bagno, spero in una doccia calda, me ne becco una gelata. Non la prima (la sveglia alle tre e mezza del mattino, questa si, sarebbe una metafora), appena l’ennessima da quasi più di due settimane, ormai.
Si tratta di una punizione? O di una sfida? Perchè sappi, Murphy, che se questa è una prova di resistenza, io.
Ieri pomeriggio ho fatto presente a M. che non avrei pagato l’intero importo dell’affitto. Ovvero per il mese di febbraio avrei pagato l’affitto meno un centone e mezzo. Un centone e mezzo mi pare un compromesso più che equo e ragionevele. La caldaia non funziona correttamente, il soffitto della cucina gocciola di condenza e minaccia di crollare, con esso il bagno, nella cucina; non è la prima volta noi si resta senza acqua calda e termosifoni spenti.
Ma la risposta di M. non varia per originalità e si conferma da quasi due anni sempre la stessa ‘Cortesemente Laura mi fai la Cortesia di liberare la stanza e andartene di casa’.  E’ chiaro perchè M. dica questo, io devo aver superato il limite della buona educazione. Ed è vero anche, lo ammeto, ogni mese pago l’affitto in ritardo di qualche settimana, delle volte a rate. Ma non certo per dimenticanza o dispetto. Forse  perchè non ho abbastanza soldi.
Certuni si appropriano della toilette e pretendono siano soltanto gli altri coinquilini a procurare loro la carta igienica. O sbaglio io a comprendere come funzionano i turni e il principio dell’Io, potrei trovarmi al posto tuo