Questo di Kureishi è un libro che mi porto dietro da quasi dieci anni e a cui sono molto affezionata. Per diverse ragioni. Perch’è ambientato a Londra negli anni ’70, racconta bene la periferia e le difficoltà di chi vive a casa propria ma è ospite di un paese altrui, è divertente, creativo, c’è dentro tanta musica e mi è sempre stato vicino. Ogni tanto mi piace aprirlo e leggerne una pagina a caso.

A differenza di loro, papà era stato mandato in Inghilterra dai suoi genitori per studiare. La madre aveva sferruzzato, per lui e per Anwar, parecchie maglie di lana terribilmente ispide e li aveva salutati a Bombay raccomandando loro di non diventare, per nessun motivo, dei consumatori di carne di maiale. Come Gandhi e Jinnah prima di lui, mio padre era destinato a ritornare in India trasformato in un distinto avvocato inglese e in un capace ballerino. Quello che papà non sapeva, partendo, era che non avrebbe più rivisto il volto di sua madre. Questo era indiscutibilmente il grande dolore della sua vita, e credo fosse la ragione per cui si sentiva irrimediabilmente attratto da donne che si prendevano cura di lui, donne che poteva amare come avrebbe dovuto amare la madre a cui non aveva mai scritto una sola riga.
Londra, la Old Kent Road, fu uno shock culturale per entrambi. La città era umida e piovosa, la gente li chiamava ‘Sunny Jim‘, non c’era mai abbastanza cibo e papà non riuscì mai ad abituarsi ai toast unti. “Assomigliano al muco del naso,” diceva rifiutando la principale base di sostentamento della classe lavoratrice. “Pensavo che avremmo mangiato roast beef e Yorkshire pudding tutti i giorni”, si lamentava. Ma c’era ancora il razionamento, e l’area era disastrata per i bombardamenti subiti durante la seconda. Mio padre rimase stupito e rincuorato alla vista degli inglesi in Inghilterra. Non aveva mai incontrato un inglese povero – uno spazzino, un commesso, un barista. Non aveva neanche mai visto un inglese che si ficcasse il pane in bocca con le mani, e nessuno gli aveva mai detto che gli inglesi non si lavano regolarmente perchè l’acqua era fredda, quando non mancava del tutto. E quando cercò di parlare di Byron nei pub locali nessuno lo avvisò che non tutti gli inglesi sapevano leggere, e che non tutti erano necessariamente pronti ad ascoltare da un indiano lezioni sulla poesia di un pazzo pervertito.
Fortunatamente Anwar e papà avevano un posto in cui stare, dal dottor Lal, un amico del nonno. Il dottor Lal era un orrendo dentista indiano che sosteneva di essere amico di Bertrand Russell. Pare che a Combridge, durante la guerra, un solitario Bertrand Russell avesse confidato al dottor Lal che la mesturbazione rappresentava la risposta alla frustrazione sessuale. La grande scoperta di Russell era stata una rivelazione per Lal, che sosteneva di avere trovato la felicità da allora in poi. Bisognava iscrivere questo risultato tra i grandi successi di Russell? Forse se il dottore fosse stato meno diretto nel parlare di sesso ai suoi due giovani e sessualmente attivi ospiti, papà probabilmente non avrebbe mai incontrato mia madre e io non mi sarei innamorato di Charlie.