Anni che piovono investimenti da tutte le latitudini, fiumi di denaro a secchiate, a cascate, a sprecare, e l’Inghilterra si ritrova oggi con l’acqua alla gola. Certi giorni di temporale a boccheggiare.
‘Mothers are on the brink. Cost of living is forcing 1 in 5 to skip meals to feed their children’
More than 70 per cent of families are financially ‘on the edge’, according to research published today.
Struggling families are on the brink of poverty and could face ruin if hit by further price increases or falls in their income, the study by parenting website Netmums found.
via 70 per cent of British families on the brink of poverty, research claims | Metro.co.uk.
Il 70% delle famiglie inglesi è a rischio povertà e una madre su cinque rinuncia a un pasto al giorno per dare da mangiare ai propri figli. Cameron aumenta le tasse e accorcia il braccino. Non è un caso il film The Iron Lady, uscito nei cinema a gennaio. Il messaggio mi pare chiaro, ladies and gentlemen, torniamo alle maniere dure di sempre. Right Now.
L’Europa piange, l’America annaspa, il Medio Oriente muore, l’Asia si trascina. Siamo in guerra. Ed è una guerra d’avanguardia, che non ha precedenti e si distingue per violenza e impatto nella sfera sociale; le trincee sono nei mercati finanziari, i soldati in banca, i dissidenti in rete; il denaro è virtuale, le bombe chimiche, le stragi silenziose. Moriamo di depressione, di cancro, di tumori, di anoressia, di bulimia, di overdose. Di stress. La propaganda Anti-Crisi si diffonde per radio, televisione, internet, a suon di pop e marionette. Tutto è spettacolo, tutto è d’oro, tutto è magia e possibilità. Yes, you can. Why not?
Perchè le istituzioni, i media, sono corrotti? Perchè nascono dall’investimento di denaro, ed è il denaro che crea potere, dominio, primato, e corrompe il sistema. Come possono i giornalisti della rai lamentarsi delle censure se per lavorare come giornalisti della rai hanno dovuto investire milioni (in studi, in aggiornamenti, in viaggi, in raccomandazioni) pur di farsi assumere dal governo italiano. Un figlio può disobbedire al padre, essergli irriconoscente, voltargli le spalle? Con un mutuo da pagare e una vacanza alle canarie da disdire? Alcuni lo hanno fatto. Alcuni si sono ribellati al padre. E io trovo tutto quel lamentarsi, capricci e ripicche da bambini. C’è tanta gente che lavora sodo e fa informazione lontano i riflettori del grande palcoscenico statale. E lo fa’ molto spessp gratis, per passione e romanticismo. NO, io non credo alla libertà di parola. Credo ai fatti e i fatti dicono che il sistema è corrotto. Bando agli idealismi. Che si fa?
Chiunque di noi si dice disgustato dalle raccomandazioni, sebbene chiunque di noi sarebbe disposto a vendersi la pelle pur di avere un posto fisso. Ognuno di noi ogni giorno si prostituisce in cambio di denaro, affermazione, prestigio. A lavoro, nelle relazioni sociali. Chi per vanità, chi per gioco, chi per noia, chi per debolezza.
Io credo l’unica delle possibilità che abbiamo per arginare la crisi, è dire di NO. NO. NO. E NO. NO, cazzo. Noi non abbiamo bisogno di un’applicazione nel telefonino che ci dica come stare a dieta, noi abbiamo bisogno di cibo per sfamare i bambini che muoiono di fame, vengono abbandonati, sono vittima di violenze domestiche. Noi non abbiamo bisogno di macchine nuove, un nuovo guardaroba, l’ultimo taglia-acqua elettrico, noi abbiamo bisogno di medicine, se siamo malati, di un’adeguata istruzione, perchè siamo ignoranti, di investire nella ricerca, nella medicina. Io non voglio lanciare una provocazione e tirarmi indietro, o fare polemica per noia o cattivo gusto. Io ho il dovere di ribellarmi, e l’unica maniera che ho di ribellarmi è agire e parlarne.
Qualche mese fa mi proposero a lavoro di diventare shift leader e iniziare così una strepitosa e brillante carriera nel glorioso avvenire del caffè. Io ho detto di NO. Io sono una barista, e mi piaccio così. Essere shift leader vuol dire assumersi certe responsabilità non adeguatamente ricompensate economicamente, soprattutto, dovere sempre e a qualunque condizione dire di SI. Per contratto. E io non ho intenzione di dire di si a una compagnia che basa la propria ricchezza sullo sfruttamento della classe operaia e l’investimento di capitali in Arabia Saudita e Polonia. Che non paga la malattia fino a prima del sesto giorno di assenza da lavoro. Che non paga bank holidays e corsi di formazione al personale. Io soffro a sapere loro arricchirsi alle mie spalle e le spalle dei miei colleghi, in prevalenza dell’Est, provati dalla povertà e disposti a dire di Si a qualunque condizione. E perchè soffro? Perchè sono anni che lavoro al minimo della paga e al massimo dello sfruttamento, e non posso neanche permettermi un dentista o un terapeuta per curarmi la schiena. Perchè se mai dovessi ammalarmi di un accidenti, sarò fottuta. Non la prima, nè l’ultima. Ed è questo che mi rende impotente e fa’ soffrire. Non posso fare nulla per proteggere me, chi mi sta vicino e sta peggio di noi.
Certo, qualcuno griderà, lavoro! Ti serve un dentista? Ti serve un terapeuta? Hai un lavoro, lavora! Lavora di più. NO io non lavoro di più. Io non mi faccio spremere come un limone per soddisfare la tua sete di potere e denaro.
Il tempo è denaro, dicono. NO, il denaro è tempo. Il denaro stabilisce quante ore di lavoro un dipendente deve fare e quanto denaro quel dipendente deve pontenzialmente fruttare. Nel mio caso, 73 pounds all’ora. Contro i 6 e 10 di paga netta per ora.
Il denaro permette di acquistare il tempo, di scambiare del tempo per del tempo, che viene comprato indirettamente e subordinato a un vincolo, il rapporto compratore-venditore, quindi consumatore-stipendiato. Questo rapporto è sempre a svantaggio del consumatore-stipendiato. Quando un consumatore compra un prodotto, paga il tempo che è stato necessario a creare quel prodotto ma ad un prezzo più alto rispetto allo stipendio che gli viene dato e in proporzione al tempo che gli ci è voluto per crearlo.
Esempio: in una fabbrica un taglia-acqua elettrico viene costruito in 8 ore di lavoro, da 20 dipendenti stipendiati (compreso il settore commerciale e il lavoro incluso per fabbricare il materiale di produzione utilizzato). Lo stipendio di ogni singolo dipendente dovrebbe quindi corrispondere a 1/20 del prezzo del taglia-acqua elettrico, ossia 1000 pounds se il taglia-acqua elettrico vale 20000 pounds. Questo dovrebbe corrispondere ad uno stipendio di 22000 pounds al mese (22 giorni di lavoro). Per la maggior parte dei lavoratori lo stipendio consiste nel minimo di quella cifra. Nella stragrande maggioranza dei casi le proporzioni sono spaventosamente invertite e il lavoratore è l’unico a esserne penalizzato. I beneficiari del tempo rubato ai dipendenti stipendiati sono le ditte e i loro dirigenti, ma anche gli Stati, dal momento che gli imposti e le tasse prelevate sui lavoratori non vengono utilizzati per l’interesse generale ma vengono usati per arricchire le tasce dei ministeri e investire capitali nel privato.
Perchè continuo a lavorare in quel posto? Perchè sono codarda. Perchè so che se me ne vado non troverò un altro lavoro. Perchè so non c’è lavoro. Perchè non ho il coraggio di mollare tutto e vivere per strada. Sono una fifona. E in fondo mi piace, il confort di un posto caldo dove dormire e almeno un pasto al giorno di cui cibarmi. Sono una donna sofisticata.
Dei giorni andare a lavoro mi pare una violenza. Il coraggio non sta nell’andare a lavoro. Il coraggio starebbe semmai nel mollarlo. Più della metà di tutti i lavori che facciamo è assolutamente inutile e non porta a niente di edificante e attributivo all’intera società. Vendiamo beni altrui, costruiamo cianfrusaglie inutili, ci sprechiamo in cambio di carta straccia. Schifosissima e maledetta carta straccia puzzolente e sporca di sangue.
Sto leggendo un bel romanzo, in questi giorni. S’intitola The Hall of the Caryatids, dello scrittore russo Victor Pelevin, classe ’62, moscovita, ingegnere elettro-meccanico e scrittore spadaccino di cui lessi l’articolo che segue in questo magazine on-line Russia Beyond The Headlines: Russian News (disponibile anche in italiano)
In his recent works, Russian master of postmodern science fiction Victor Pelevin has shifted his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia.

In this surreal story, The Hall of Singing Caryatids, by the Russian master of postmodern science fiction, Victor Pelevin, young Lena is employed to stand naked for hours at a time and sing – when they are not indulging the excessive fantasies of oligarchs. She and her fellow “caryatids” are decorative pillars in an elite underground nightclub. The girls are injected with a classified serum, ‘Mantis-B,’ which enables them to stand totally still for up to two days. Lena’s encounters with a giant, telepathic praying mantis, while under the influence of the serum, radically alter her perspective on the outside world, revealing an alternative universe of wordless clarity.

In true postmodern style, Pelevin intersperses these drug-induced episodes with other voices. There are the pseudo-pretentious extracts from Counterculture magazine that Lena reads in the minibus back to Moscow. She also meets concept artists, girls dressed as mermaids, important clients in bathrobes, guards in suits, and the sinister, ironic-slogan-toting Uncle Pete.

Pelevin has been perplexing and delighting readers with his unique brand of polyphonic sci-fi comedy for more than two decades now. His first novel, Omon Ra, published in 1992, portrays a protagonist attempting to escape the Soviet nightmare by becoming a cosmonaut, only to find himself part of a farcical, mock-heroic moon landing during which he drives his lunar bike along a derelict underground tunnel.

While the political landscape may seem to have altered seismically around him, Pelevin has had no trouble shifting his satirical focus from the absurdities of the communist regime to the iniquitous consumerism of post-Soviet Russia. Pelevin’s most recent book, Pineapple Water for a Beautiful Lady, has just been short-listed for the Nose literary prize.

via Revealing drawbacks of post-Soviet consumerism | Russia Beyond The Headlines.

Il romanzo ricorda molto il bunga bunga affair ed è principalmente indirizzato a polemizzare la corruzione dell’oligarchia russa sotto il governo Putin.
Chi sono le cariatidi canterine? Dal greco, figure portanti. Un gruppo di giovani prostitute, addestrate, drogate, coinvolte da una società segreta in un affare politico.
C’è una parte del libro, molto bella, in cui Lena e le altre ragazze vengono convocate da Uncle Pete e portate in un luogo segreto. Intanto che aspettano, Lena trova una rivista, e Pevelin il pretesto per parlare di controcultura e fare polemica

‘She took the driver’s well thumbed copy of Eligible Bachelors of Russia magazine. Inside it was another slim, badly tattered magazine, titled Counterculture. It wasn’t clear if this was printed or simply a supplement. Counterculture was printed on poor quality newsprint and looked very dubious, even sordid, but Vera explained that that was deliberate.
“It’s counterculture,” she said, as if the word explained everything.
“And what’s that?” Lena asked.
“That’s when they use dirty words on cheap paper,” Vera explained. “So they can badmouth the glossies. It’s hot shit nowadays.”
Asya frowned.
“That’s not right,” she said, “it doesn’t have to be on cheap paper, sometimes the paper’s expensive. Counterculture’s..” She hesitates for a moment, as if she was trying to recall a phrase that she’d heard somewhere. “It’s the aesthetic of anti-bourgeois revolt, expropriated by the ruling elite, that’s what it is.”
“But how can you expropriate an aesthetic?” Vera asked.
“NO problem,” replied Asya. “Nowadays, everyone who’s got a competent PR manager is a rebel. Any dumb bitch on TV can say she’s on the run from the FSB…I don’t get you girls; I don’t see why we should have any complexes about the job. Because everyone’s a prostitute nowadays, even the air- for letting the radio waves pass through it.”
“You take such an emotional view of everything, seeing it all with your heart,” said Kima. “You won’t last long like that. And anyway, that’s not what counterculture is.”
“Then what is it?” asked Asya.
“It’s just a market niche,” Kima replied with a shrug, “And not just here, it’s the same all over the world. Think of it – ‘counter’-counterculture is any commodity someone’s hoping to sell big-time, so they put it on the checkout counter. Lena, why are you so quiet?”
“I am reading,” Lena replied. “I don’t understand why they use dotted lines for profanity, if they’re in revolt.”
“That’s to attract more readers.”
“Aha. And here they write:’brilliant intellectual, experimenting within the mainstream…’ Is that counterculture?”
“No,” said Asya. “That’s one cute guy on the make and another one doing his PR.”
Lena didn’t ask any more question, but she was still wondering what counterculture really was, and decided to read right through the supplement.
She half listened to the girls with one ear as she read the article: “The 100 Most Expensive Wh…s in Moscow (with Phone Numbers and Addresses)” – followed by the comments on it (one commentator wrote in to ask why was that Drozdovets, the host of the popular talk show “Hats Off!”, wasn’t in the list – was it because of a sudden moral transformation or a temporary decline in his ratings?). Then she frowned at a strange advertisement (“Weary of the hustle and bustle of the city? In just two minutes, you can be in a pine forest. Washing lines from the Free Space factory!”), leafed through an article about the singer Shnurkov (“Why, of all the warriors doing battle against the dictatorship of the manager, was this sophisticated Che Guevara, known to many well-to-do gentlemen for his scintillating songs at exclusive corporate events, the first to point out that he was no slouch when it came to picking up on the ringtone? Because he realized that these days it’s the only way to get his ringtone playing on your iPhone, dear manager!”), then Lena read an interview with Shnurkov himself (“The composer of ‘Ham ..r that C..t’ and ‘D..k in a Con..m’ reflects on the trends and metamorphoses of contemporary Russian cinema”), and then – probably because of the tiresome countercultural profanities – she started feeling depressed and lonely, so she closed the supplemt and dived into the quiet, glossy waters of Eligible Bachelors of Russia.
Immediately she came across a large article titled “The last Russian Macho.” It was devoted to the oligarch Botvinik, whom it called “Russia’s No. 1 Eligible Bachelor.”
Lena peered, gimlet-eyed, at the photo of a stocky, chubby individual with an unnatural, bright blush right across his cheeks – as if she were trying to drill a fishing hole in the glossy surface and hook the key to some kind of secret code out of it.
“Could you love someone like that?” Asya asked, glancing into the magazine.
“Why not?” replied Lena. “You can always find something good in anyone. And when someone has a few billion dollars, you can find an awful lot of something good. You just have to look for it.”
Text entirely taken from ‘The Hall of the Singing Caryatids’ by Victor Pelevin.
Translated from the Russian by Andrew Bromfield.

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