Domani San Valentino. San Valentino si festeggia, giusto? L’ultima volta che ho festeggiato San Valentino è stato 13 anni fa. Avevo 17 anni. Lui 22. Non mi ricordo come abbiamo festeggiato, ma quasi certamente come una rispettabile coppia di giovani meduse innamorate che va in birreria, si scambia un paio di insulti e a fine serata non tromba neanche, perchè io avevo il ciclo (questo me lo ricordo specialmente perchè P. me l’ha rinfacciato per più di una settimana. In pratica io gli avrei fatto spendere 10 mila lire e alla fine non glie l’avrei neanche fatta annusare. Questo aveva detto lui. Annusare).
Fatto sta, è da allora che non ne festeggio uno. Non me ne sono mai chiesta il motivo fino a ieri mattina, quando una delle mie colleghe me lo ha fatto notare.
Annaspo, prendo tempo
ma che ne so io, non è capitato. Sarà stato che giusto quel giorno non avevo un compagno o quasi certamente avevo da fare. Umh.
Poi però m’è presa una strana malinconia, così le ho raccontato di quella volta che il mio uomo mi ha portata fin sopra un tetto, ha indicato una stella, detto che quella, per lui, ero io, e che ci saremmo amati per sempre e per sempre saremmo stati felici. C’eravamo baciati, avevamo fatto l’amore. Nel tetto, sopra le tegole. Senza paure.
Non è romantico? Ha funzionato. Lei ne è stata contenta, io mi sono tirata fuori da un impiccio. Del resto sono storie come questa, intime, che cementano il coefficiente affettivo fra colleghe di lavoro. Cose come quella prima volta che hai usato un tampone e non sei riuscita a sfilarlo fuori; quella in cui il tuo boss c’ha provato e gli hai mollato un calcio nei marroni; quella in cui sei riuscita a capire come arrangiare i gancetti di un corpetto, o sei riuscita a non bucare con le unghie un paio di autoreggenti nuove; quella volta che hai pianto per Casablanca, quell’altra guardando 8 1/2 di Fellini. Quella in cui sei finita in caserma per aver insultato un poliziotto, o quell’altra che hai dormito per strada, a Berlino. Cose come queste, dette in confidenza, tra amiche.
La verità è che alcuni di noi non riescono a vivere una relazione di coppia. O semplicemente a stare in coppia. Alcuni a non innamorarsi, altri a non sentirne l’esigenza, altri ancora a non volerne neanche sentire parlare. Perchè non ci si innamora, ci si innamora troppo, si sta meglio da soli, non si riesce a rinunciare alla propria solitudine, non si ha voglia di prendere le cose troppo sul serio. Perchè ci si stanca in fretta, ci si disinnamora subito, o semplicemente non si ha voglia di porre l’altro nelle condizioni di dover subire il nostro disimpegno, i cambi d’umore, i silenzi, le pause d’alienazione, le crociate oltre oceano, certi deliri di onnipotenza, certe voglie di sesso. Delle volte stare da soli è un atto di responsabilità, rispetto e amore, nei confronti dell’altro. Chi ha detto gli altri devono amarci per come siamo? Irritabili, spigolosi, d’umore pesto, egocentrici. Chi ha detto gli altri devo addirittura sopportarci, persino amarci, sempre e comunque, per come siamo? Commette molti crimini, la vanità. E poi chi è un amante dei libri e del cinema lo sa, tutte le storie, sia brutte che belle, hanno una fine. Non è assurdo stare in coppia per solitudine, o per noia? Giurarsi amore eterno, tradirsi di nascosto, ripensarci, ritradirsi. Detestarsi, ma non avere il coraggio di lasciarsi.
Quest’anno voglio festeggiare San Valentino. E lo voglio festeggiare dedicando un brano a mia sorella Floriana, donna straordinaria, paziente e gentile, che amo follemente, e amerò finchè avrò vita.
Henrietta, dei The Fratellis, off l’album Costello Music, che abbiamo trovato in una bancarella in Camden quando è venuta a trovarmi lo scorso ottobre.
Buon San Valentino in anticipo, tesoro. Mi manchi.

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