Attributed to Titian – Suleiman the Magnificant - Ottoman Sultan (c. 1539)

“It’s difficult to imagine an attraction more likely to appeal to the Londoners of 1783 than Kempelen’s chess-playing automaton. For in addiction to being a great center for chess, London was renowned for its enthusiasm for public displays of automata and other technological marvels. The arcades of Piccadilly, the streets of St.James’s, and the squares of Mayfair were home to several remarkable exhibitions of automata and other curiosities, open daily to the paying public.”

acclamato in tutta Europa dall’alta società illuminata di fine settecento, il Turco, un automa di legno, azionato all’interno da un complesso meccanismo di ingranaggi a carica, elegantemente vestito in abiti orientali, e perfettamente in grado di giocare a scacchi autonomamente, deve la propria fortuna all’ingegno di un grande uomo di talento e ambizione, l’ungherese di nascita Wolfgang von Kempelen, ufficiale di corte presso l’imperatrice Maria Teresa d’Austria.
The Turk, dello scrittore inglese Tom Standage (tomstandage.com), racconta di questa meravigliosa invenzione d’avvio alla progettazione di macchine più sofisticate utilizzate nei decenni a seguire, durante la prima fase della rivoluzione industriale; non solo, Il Turco anticipa di secoli la possibilità di creare delle macchine in grado di un’intelligenza artificiale (questo un meraviglioso articolo che si interroga circa gli humanoid robots e le ‘proprietà cognitive’ delle macchine: The Minds of Machines | Philosophy Now.)
La progettazione di automi risale agli inizi del 1700, ancora prima al quindicesimo secolo, quando già Leonardo da Vinci crea le bozze di un progetto straordinariamente visionario, una macchina volante studiata sulle sembianze di uccelli e pipistrelli (FLYING MACHINES – Leonardo da Vinci)
Gli automi creati all’inizio del diciottesimo secolo si basavano su complicati e pesanti meccanismi simili nel funzionamento a degli orologi; alcuni di questi così straordinariamente ben fatti da essere all’origine di curiose leggende; Standage racconta di un’automa capace di suonare l’arpa e invitato alla corte del re francese Luigi XV, il quale si disse talmente estasiato dalla bravura di questi da volerne scoprire in dettaglio il meccanismo. Aperta la macchina, il re vi trovò all’interno un bambino di cinque anni.
Il Turco fu soprattutto all’origine di interessanti dibattiti che stimolarono matematici, ingegneri e pensatori a comprenderne funzionalità ed eventuali applicazioni future; a rendere l’automa affascinante era specialmente l’incredibile maestria di cui era capace nel gioco degli scacchi (ragione per cui i più scettici dubitarono del genio di Wolfgang von Kempelen assumendo a un inganno e a un segreto, mai rivelato del tutto). L’automa non era solo in grado di giocare a scacchi, ma di vincere almeno otto partite su dieci e tante furono le personalità che vi si trovarono a perdere una partita contro; fra questi Benjamin Franklin (grande appassionato di scacchi e autore del saggio ‘The Moral of Chess‘), Caterina la Grande– Imperatrice di Russia, Charles Babbage, persino Edgard Allan Poe e più tardi l’imperatore Napoleone, in quello che fu un tour di partite e spettacoli intorno all’Europa e fino in America, a cavallo tra illuminismo e romantico futurismo.

“Of all the cities of Europe, two were renowned for their enthusiasm for chess during the eighteenth century: Paris and London. Chess had been a popular pastime in coffeehouses in both cities since the beginning of the century and enjoyed a period of heightened popularity in the 1770s and 1780s, when it became extremely fashionable in high society. As the nearer of the two cities to Vienna, Paris was the logical place for the first stop on the Turk’s tour of Europe.
As the French writer Denis Diderot put it in 1761, “Paris is the place in the world, and the Café de la Régence the place in Paris where this game is played best.” The Café de la Régence was a coffeehouse founded in the 1680s, and by the 1740s it had become the most prominent haunt of chess players in the city. Well-known intellectuals who were regulars at the café over the years included the philosophers Voltaire and Jean- Jacques Rousseau, the American statesman scientist Benjamin Franklin, and even the young Napoleon Bonaparte.”
taken from ‘The Turk’ by Tom Standage, chap. three, ‘A Most Charming Contraption’