Mi fa lui sei una cagna
soltanto? gli faccio io
sei una cagna miserabile
cagna miserabile, mi fa lui.
Se non ti sta bene, te ne vai.
Perchè non te ne vai? Vattene.Vattene via. Punto e basta.
Me ne sono andata.Contento? Non l’avresti mai detto. Me ne sono andata.Fesso.
Punto.E daccapo.Che credevi?
Il treno delle dieci,la coincidenza delle 12,il taxi fino in aeroporto,il volo delle 4,l’arrivo previsto alle 8,fra quanto passa il 29? prendo la metro. grazie.
che tanto a parlarne .. e poi se c’è qualcuno che non ha capito un cazzo, bella mia, quella sei tu-diceva.
Non era così che funzionava sempre? Tutto uno sbatti-in-faccia di isterie ad alto volume, campionate al livello massimo di tensione nevrotica. Uguale mio padre,lui. Stesso sdegno in gola, stesso ribrezzo negli occhi, stesso paternalismo di facciata, biasimevole e pietoso. Cosa volete rispondere a un uomo che vi si piazza davanti a fallo in mano, orgoglio e trofeo, con la minaccia di fracassarvi il cranio a mazzate, se non chiudete la bocca. A lottare coi maschi è battaglia di Lipsia. Voi siete quelle in svantaggio numerico,loro i vincenti- è bene lo sappiate; mancate almeno del triplo dei loro soldati, non ce la potete fare. Siete una donna,è questo il fatto, siete una minaccia all’equilibrio del potere assolutista, il sospetto di un’ insurrezione ormonale, improvvisa, sovversiva.E’ bene ognuno stia al proprio posto. I maschi al trono, le donne nel sottoscala e in cucina.Le altre, a bruciare d’inferno in esilio.
Emancipazione. Han capito tutto le donne a cui basta un filo di rossetto alla bocca per parlare la lingua dei maschi.Semplice, essenziale, lineare. IO il padrone, il comandante, il pilota. Te la femmina. Che altro c’è da capire?
Mi piace solo non mi s’accompagna alla porta, ogni volta che me ne vado. Che la strada la so,so già dove va a finire.
L’altro giorno me lo rivedo davanti, pensa te, dietro l’angolo, che si vende la pelle per due lire,a un mercatino dell’usato. E dire lui è convinto di stare facendo un affare. A vederlo lo diresti persino credibile
comestaidaquantotempocometitrattalavita
non sei cambiata,fra qualche mese mi sposo,lavoro in politica,no,poi ho lasciato perdere, soffro di insonnia,viviamo insieme da 4 anni, me la cavo
mi mostra la foto al mare della fidanzata, bella una gemma antica,un cameo di madreperla e coralli, una madonna vergine posata sugli scogli,con delicatezza, da un Dio Gentile e premuroso, orgoglioso di tutto quell’azzurro alle loro spalle, creato apposta per lei. Katena, di origini greche.
‘Ti ricordi, mia madre. L’estate scorsa sono andato a trovare dei cugini in Kafalonia, l’ho conosciuta a casa degli zii, i nonni di Katena abitano nello stesso quartiere. Lavoro allo studio di suo padre. Ti ricordi, gli zii?’
mi ricordo ci siamo amati.e poi non più. o ero io che non t’amavo più e tu che me lo rinfacciavi.mi ricordo eravamo ragazzini, pomiciavamo spalle a muro i vicoletti del quartiere san giovanni,dietro le lenzuola penzoloni a fantasma dai balconi, te lo ricordi? mi ricordo facevamo l’amore in macchina,litigavamo sulle teorie di Nietzsche, guardavamo gli stessi film, dividevamo una pizza le sere che non lavoravo al bar
e poi com’è che t’è presa con Almirante e il capitalismo, Berlusconi e tutte quelle stronzate fasciste? com’è che ti sei imbruttito tanto, com’è che sei invecchiato?
Te lo dicevo io, quello è capace di mandare in rovina un paese, ma perchè vi somiglia tutti e rappresenta in mediocrità e furfanteria, voi tutti a votare.
mi ricordo degli zii. mi ricordo anche fingevamo essere adulti ma continuavamo a sbagliare da bambini.mi ricordo mi volevi al quadrato, ma io ero al cubo; mi volevi effervescente,ma io ero naturale; mi volevi in montagna, ma io me la svignavo al mare.mi ricordo mi sputavi contro il disprezzo per il proletariato, e io t’ho lasciato. adesso che ti rivedo, non sei cambiato affatto; stesse le rughe d’ostilità alla fronte, l’ enfasi nel pronunciare le O dopo l’iO; gli intellettualismi elitari da salotto dandy; le prestazioni funambolesce tra dire e fare ; il disprezzo per la felicità altrui.
e tu come te la cavi,ogni tanto penso a noi due, volevo dirti che mi dispiace, si, mio padre ha perso la causa,sopravvivo, un espresso-per favore,delle volte è dura,Katena almeno mi ama, tu non ci sei mai stata,mi pagano al minimo,l’ho sempre detto che sei solo una poveraccia,la gente s’accolla tutto, sei testarda, tanto non se ne accorgono, si, Gianni sta bene.
Com’è che ci s’abbruttisce, si invecchia, ma cresce, in volume, mai?