Certi giorni mi prende un dolore lancinante al molare,quello in fondo in fondo all’arcata destra mandibolare, del giudizio, in buona parte cariato;è una scarica secca,ad alto voltaggio,che parte dal cuore del nervo-entro la radice- e si dirama verso le tempie,lungo la gola,giù per metà del corpo,fino alla punta dell’alluce; è come un mozzicone di sigaro acceso-ficcato sotto la mandibola; un dolore silenzioso e molesto,vertigine nella fase più acuta e persino piacere,appena un tremore ambiguo e sottile sulla superficie della pelle,sotto i polpastrelli delle dita
il dolore è talmente acuto che mi trema la mano e tira,a scatti e nervoso,un muscolo del piede
un formicolio caldo,dentro le vene,a salire il polpaccio e il ginocchio, a vampate concentriche-il lato destro del corpo a tratti paralizzato da centinaia di picconate al molare
secche, puntuali, decise,in basso e in profondo, a scavare,
immagino una coppia di alpini nani che armeggia dentro la mia bocca e mi scappa persino da ridere
mi scotta la fronte,mi s’asciuga la gola
mi si accartoccia il pensiero,a smorfia,a strazio,a distacco,a contegno,a difesa
il rumore è muto,il malessere fisico,il dolore spirituale,la sensazione d’esserci,d’essere entro sè stessi,lì dove pulsa,d’essere parte di quel dolore,d’essere quel dolore incontenibile,quella scarica di tensione secca,quel nervo vivo e scoperto molestato da un’ infiammazione,quel mozzicone acceso sotto la mandibola
rifletto,scrivo,cerco di distrarmi,mi sforzo di circuire il dolore con la mente, disegno con la punta del pensiero una porta,bassa,stretta
la apro
mi strappo di bocca il dente
con esso la radice del mio essere tutto
cariato, malato
mi volto
chiudo la porta
ingoio la chiave
passato
non c’è niente che la mente non è capace di tenere sotto controllo
passato.
ci si abitua ai denti cariati come al dolore con la stessa facilità con cui ci si abitua alla vita,
e alle cose
alle facce,ai volti che mancano,
alle ombre,alle cattive notizie,
agli uragani,alle crisi sociali,alla notte,
agli addii,all’amore,alla solitudine,
ai complotti politici,al buco nell’ozono,
alle fragole a gennaio,ai silenzi,
alla vecchiaia,alla fine di un romanzo,
alle tasse,a non potersi permettere un dentista,
all’inverno in estate
non è così?
certi giorni mi guardo da dietro la serratura di quella porta, appena dal buco; non mi sfugge nulla. mi osservo, con pazienza e dedizione, osservo la minuzia dei gesti più piccoli e incondizionati,i tempi di movimento e quelli di reazione,una a una tutte le espressioni del viso,i cambi d’umore,il colore dell’aura,la temperatura degli istinti, quanto impiegano i lampi di pensiero,tra logica e giudizio, a fulminarsi in parole, e le parole in immagini e suoni. Prendo nota; prendo nota di tutto, decine di fogli bianchi fitti d’inchiostro nero; grafici, tabelle, insiemi,sottoinsiemi; prendo nota delle impressioni altrui,delle facce spaventate dei bambini che vedo, delle gentilezze senili da apriporta all’entrata nei clubs,del materiale di cui si compone la realtà che mi circonda- ossigeno, anidride carbonica, fibre proteiche,omopolimeri, leghe polimeriche, anidride solforosa, materiale igroscopico,ioni, silicati, protozoi, archeobatteri
in ordine a un preciso catalogo mentale, io ho bisogno di distinguere la materia di cui sono fatte le cose, perch’io riesca a comprenderne la natura, crederne possibile l’esistenza, ricordarne l’impressione,memorizzarne il ricordo.
una volta mi ci sarebbe voluto il doppio della fatica per cacciare via e con la punta delle bacchette, un tocchetto d’avocado fuori da un futomaki.adesso so come arrivare alla sostanza delle cose con la punta del pensiero. l’ultima volta, ieri a pranzo,mangiando sushi, mi è costato meno di un minuto. è un fatto di precisione, che richiede pazienza e concentrazione.ieri mi guardavo sottrarre al tempo quello scarto d’anticipo con la vita,e mi è parso d’essere riuscita a fregarla appena un poco prima che lei fregasse me.
adesso so con precisione cosa scartare, e cosa tenere.
soprattutto,
so fare a meno, di cosa fare a meno, e rinunciare.
so scomporre,ridurre all’essenziale,circuire,separare
so abituarmi alle cose, distinguerle per ciò che sono,
disegnare porte,
chiuderci dentro me stessa,
ingoiare la chiave.
passare.