Michael Kellenter

certa vita, certi giorni, certe strade
strade che non puoi tornare indietro. la vecchiaia. la morte. la follia.
strade che a una certa finiscono, si diramano,si raggomitolano,s’avviluppano entro labirinti,si sbrogliano dietro l’orizzonte,si dimenticano nel bagagliaio,in valigia, dentro il comodino di un motel,nell’orinatoio di una stazione, tra le gambe della notte, sotto il lenzuolo dell’alba
strade che tramontano di giorno e iniziano a sera
strade che pare non arrivare mai,che ti chiedi come ci sei finito,che non sai come uscirne
strade attraverso un tubo catodico,impigliate nella rete,tra i capelli, sotto le unghie,endovena
strade che odorano di pelle e sudori,circonvallazioni di ormoni, tremiti e piacere,deviazioni in promesse e abbandoni
chilometri di strade marciate dalle parole,tangenziali di sintassi grammaticale, la segnaletica un sottocodice di impressioni, sensazioni, suoni,
odori,colori,idee,
semi,
mappe intuitive,sottoboschi metareali ,arcipelaghi linguistici, microcosmi dialettali
strade a semaferi spenti, che è sempre rosso,che non puoi tornare indietro,che ci sei già stato,
strade che rifarai mai,che avrai mai da rifare, che a rifare è una perdita di tempo,
che è ora di partire, che è ora di tornare.