Nothing but the best fish,circa 1936-Unknown photographer,State Library of New South Wales Archive

Così è già settembre, le mani piantate al suolo, la schiena genuflessa ad arco,le gambe tese, i talloni in sospensione, tutti pronti per il count down d’inizio alla maratona di impegni e scadenze,progetti ed esami,partenze e rientri.
Ricordo dei settembre da bambina, che lo zio portava i miei cugini,mia sorella e me in città, a comprare lo zainetto nuovo per la scuola, i quadernetti a copertina rigida,l’astuccio con le matite colorate;darei di tutto pur di potermi rivedere in pellicola,impacciata e timidina, il mio primo giorno di scuola. Le elementari. Chi l’avrebbe detto non si smette mai di imparare, e scuola, da allora, non finire mai.
Per quel primissimo giorno alle elementari mamma deve avermi fatto indossare il vestitino celeste con la camicetta bianca a bottoni rosa,quello che mi metteva la domenica che andavamo a messa e poi a dare da mangiare ai pesciolini,alla villa Iblea,in fondo a corso Umberto. Chissà come sta la maestra Maria. E se la tartaruga che teneva in giardino è ancora viva; chissà se la maestra Maria è ancora viva. Umh.
In quanti saremo stati, in classe? Una ventina? Forse. Ricordo solo alcuni dei miei compagni,ragazzi dei quali mia mamma non manca di annoverare sposalizi,nascite e divorzi. Eufemismi medievali da questa parte del globo post-moderno e neo-punk.
-Te la ricordi Lucia,la nipote di Graziella-la parrucchiera che c’ha il salone dove abita Pina,la cugina di tuo padre,la moglie di Vito, il nipote del macellaio Gino?
-[..]
-Ha avuto il terzo bambino.E tu,piuttosto,quando ti deciderai a mettere la testa a posto?
Mi fa lei.Già. E che ne so,io-mi pare ancora troppo presto per avere tre bambini e questo genere di faccende a cui pensare
impegni a scadenza,trattative amorose,cambiali sulla vita,lascite e rimaneggiamenti,corredi prematrimoniali,liste nozze on-line,isterie da parto, sindrome della vedova di guerra,depressioni casalinghe
mi pare davvero troppo presto per certe faccende da adulti,impegnati e assennati.Credo faccende di questo tipo presuppongano un’opinione definitiva circa la vita,una a una tutte le risposte a certe questioni esistenziali che io, lo ammetto, non mi pongo.Credo certe faccende presuppongano tu abbia già deciso che fare di te stesso, abbia già rinunciato a essere quello che t’aspettativi essere-in alcuni casi- soprattutto non ti sia sottratto a certi doveri morali,oltre che sociali. Ma tutto questo, dove lo si impara? Devo essermi seduta nell’ultima fila della classe sbagliata,dietro un plotone di sapientoni a mano tesa nelle interrogazioni della vita. La gente cresce,matura una certa opinione di sè stessa, s’impone una strada da seguire,la segue,nel mezzo ci trova qualcuno,se ne innamora,continua a camminare,ogni tanto inciampa,ogni tanto si ferma, ogni tanto retrocede,comunque continua a camminare. E’ questo che la gente chiama vita?
E io dov’ero quando in classe lo spiegavano? Io sarà che non c’ero.Marinavo scuola,io.Io mi porto dietro la polvere della strada, la tengo in un fazzoletto di flanella grande un pugno di ricordi stropicciati e sporchi,tenuti in tasca sempre,dimenticati mai; a ogni città un calcio alle stelle e la linea dell’orizzonte tirata di sbiego un po’ più in là del confine in cui non sono ancora stata ma domani,chissà, sarò.Ci saranno altri nomi da ricordare, dizionari da masticare,faccende da sbrigare. Mi si chiederà di piegare la testa,ma io non abbasserò la guardia, in qualche maniera ne verrò fuori vincente e a fronte alta.Tutta questa vita che m’è passata davanti, capitoli di una storia in pellicola,fotogrammi del passato,frammenti di un tempo stato,ognuna delle sfide contro cui mi sono misurata e venuta fuori perdente,ognuna delle persone che so riconoscere dallo sguardo e di cui ho imparato a diffidare dal tono della voce,ognuna delle promesse a cui ho imparato a non credere e il ristretto vocabolario di sinonimi a cui ho dato importanza e valore,perch’io non abbia da fraintendere il significato di ciò che fa la differenza
uno per uno i volti che ho incontrato,le storie che ho ascoltato, le mani che ho stretto, le lingue che ho parlato, le notti che ho trascorso a tenere l’alba per i fianchi e il giorno a bada,sotto gli scarponi,tutta quanta questa materia incandescente,è vita, anche questa è vita, ma questa non te la insegnano a scuola e sicuro almeno a questa lezione,io c’ero e sedevo in prima fila.Mamma.