The Flapper, Life Magazine-1922

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Ieri sera sono riuscita a trovare, su you tube,un vecchio classico del cinema muto in bianco e nero,anni ’20; The Flapper (secondo il dizionario inglese: young unconventional woman of 1920s who disdained conventions of decorum and established fashion) vede Olive Thomas nei panni dell’ingenua ragazzina annoiata che viene chiusa,dal padre, in un collegio femminile e si vedrà protagonista di diverse avventure e disavventure amorose; il film,a tratti malizioso,a tratti impertinente,è pensato per accontentare un pubblico educato e di facile indignazione e non manca di tutti gli stereotipi che rendono a incorniciare un’epoca in fermento sociale: giovane donna borghese,di provincia,costretta al rigore di un’educazione patriarcale,affascinata dal mistero della città,New York,innamorata di un milionario a cavallo,wild and strong, che le spezzerà il cuore (ad alto gradimento le scene al culmine del drammatico,seguite da immancabili svenimenti e lacrime di cerone) e per il quale cadrà in rovina dissipando giovinezza ed eredità,al bancone di un bar. Ripresa nel finale-redenzione della flapper,sposalizio = vita felice. Sebbene questo film, divenuto un fad degli anni’20,a tutt’oggi, farebbe rabbrividire di orrore persino la più moderata delle suffragette,e la più positiva delle femministe, centinaia,forse migliaia,di donne l’hanno iconizzato a modello di vita e le ragioni di questo sono da ricercare nella storia-società pratriarcale,’conservatorismo’,repressione,fine della prima guerra mondiale,proibizionismo,sintomi della grande depressione.
Lo stereotipo che ne deriva vede una donna sgomitare per l’affermazione della propria indipendenza e insieme giocare ora il ruolo di Betty Gramble,micetta sognante,indifesa e insicura, ora quello della più sfacciata Betty Page, femmina di animale indomito, maliziosamente sensuale e incredibilmente spregiudicata (that woman!)
Lo stereotipo vuole anche l’affermazione di un modello di donna assolutamente frivola e per questo sottovalutata intellettualmente; del 1946 Doll Face,con Vivian Blaine nei panni di una burlesque queen scartata a un’audizione perchè ritenuta non sufficientemente colta,e riscattatasi  dell’accusa di frivolezza dopo aver scritto un romanzo della propria vita,divenuto-nel film-premio letterario.
Il dato curioso riguarda il persistere,ancora oggi, di certi schemi mentali.Chiedete a un uomo come vede una donna e questo 6 volte su dieci vi risponderà Betty Gramble,nel ruolo della fidanzata,Betty Page,in quelli dell’amante.Sono pronta a ricredermi.
Ad ogni modo,la cosa che più mi affascina del cinema vintage (a parte l’affettazione degli attori e la leziosaggine dei dialoghi-nel caso dei muti,i ghirigori di decorazione alle lettere),è l’atmosfera, quasi magica,e il sortilegio che ne deriva,come viaggiare a mezzo una macchina del tempo proiettati indietro di quasi un secolo.Indipendentemente dal dibattito sociale,della critica femminista, io trovo i film muti,quell’epoca tutta e quella a seguire,nel dopoguerra, assolutamente affascinanti. Vorrà mia sorella,scherzando,darmi dell’antica.Vorrò rispondere lo sono,io sono antica. Io sono assolutamente,irrimediabilmente,antica.Adoro l’ingenuità maliziosa di quelle donnine vanitose e civettuole,in abiti da sera e piume di pavone ai capelli;l’orologio al panciotto e le moine decorose di quei signorotti gatsbiani,un po’sbruffoni un po’piacioni,furfantini;adoro il virtuosismo del nostro neorealismo,Fellini,la fotografia di città frettolose e pulsanti,gentlemen in carrozza,faccendieri in maniche di camicia,marinai ai bar del porto,solide matrone alla regia del focolare domestico.Bambini. Amo osservare le faccette,un po’curiose,un po’biricchine,dei bambini.
Specie nel caso del neorealismo, la suspance è palpabile,il dramma è reale, le ragioni radicate nella storia,e lo spirito della società è vivo e reso magnificamente attraverso l’esasperazione di un dramma,ora un’illusione,un sogno sfumato,un progetto di vita mancato di determinazione.Vizi,tic,manie,piccole miserie,vanità.E poi la speranza,l’amore ideale,la famiglia a epicentro della comunità sociale.
C’è niente di più delizioso che struggersi d’immotivata nostalgia e lasciarsi rabbonire,a volte incantare, da un romanzo in pellicola?