Leo Tolstoy photographed by Sergey Mikhaylovich Prokudin-Gorsky

Intervistatore Anonimo:Secondo un sondaggio della nostra redazione-“Qual’è il romanzo a cui siete maggiormente affezionati?”(sondaggio a cui solo un Utente Misterioso ha dato risposta)-è emerso “Resurrezione” in testa alla classifica.
Lev Tolstoj:Bhe,sono soddisfatto,spasiba.
Intervistatore Anonimo:Vorrebbe parlarcene per favore?
Lev Tolstoj: Con piacere.A quei tempi ero poco più che sessantenne e trascorrevo le mie giornate in casa,nella mia tenuta,Jasnaja Poljana(dal russo Radura Serena),dove sono nato e cresciuto.Correva il 1889,e ricordo di un pomeriggio d’autunno che il televisore smise di funzionare.Tutto a un tratto.E’ chiaro mi preoccupai di chiamare il tecnico (il quale disse sarebbe arrivato quanto prima).Lei capisce,avendo,da quel momento, tempo a mia disposizione,pensai bene di iniziare a scrivere il romanzo
Intervistatore Anonimo:Il tecnico si fece mai vivo?
Lev Tolstoj: Si,dopo dieci anni.
Intervistatore Anonimo: Dunque,se capisco bene,lei ha impiegato dieci anni per scrivere Resurrezione..
Lev Tolstoj: Esatto.Dieci anni.
Intervistatore Anonimo: Vorrebbe raccontare ai nostri lettori la trama?
Lev Tolstoj: Dunque,Resurrezione prende spunto da una storia realmente accaduta raccontatami da un mio caro amico,il compagno Koni,il quale mi riferì della condanna a quattro mesi di reclusione, per furto,di una ragazzina orfana appena sedicenne ospite da parenti. Pare la ragazzina fosse stata sedotta da un componente della famiglia,ingravidata, e poi,a causa di questo,cacciata via di casa. La ragazzina,rimasta sola,inizierà ad arrangiarsi come è possibile in condizioni di miseria,fino a prostituirsi e commettere un furto; presentatasi alla corte di giustizia,la ragazzina vedrà fra la giuria proprio quel mascalzone che era stato responsabile della sua misera e del suo abbandono. Mortificato dai risentimenti,l’uomo deciderà di sposarla,sebbene la ragazzina dovrà prima scontare quattro mesi di prigionia e si ammalerà di tifo da lì a pochi mesi,fino a morire.
Intervistatore Anonimo: Dunque è questa la storia di Katusha Maslova ,la protagonista del suo romanzo.
Lev Tolstoj: Si,esatto.
Intervistatore Anonimo:Corre voce lei sia stato accusato di avere sedotto una cameriera in casa di una sua zia e che questa cameriera,a causa delle sue avance,sia stata licenziata.Di lei non si ebbero mai più notizie.
Lev Tolstoj: Lei come fa a sapere di questo gossip?
Intervistatore Anonimo: E’ quello che dicono i giornali scandalistici di tutto il mondo; ci sono documentazioni al riguardo.
Lev Tolstoj: Ebbene si,lo ammetto,è vero.
Intervistatore Anonimo: Si dice anche lei abbia avuto un affair con una contadina sposata,da cui è nato un bambino-che lei non ha voluto riconoscere.
Lev Tolstoj: Si,ammetto anche questo.
Intervistatore Anonimo: Dunque lei starebbe confermando di essere uno sporcaccione?
Lev Tolstoj: Questo non è corretto. Diciamo soltanto non ho mai disdegnato la compagnia delle donne.
Intervistatore Anonimo:Sarebbe allora per riscattarsi del senso di colpa che lei avrebbe scritto Resurrezione
Lev Tolstoj: Lo ammetto,diciamo pure ho scritto Resurrezione per riscattarmi del senso di colpa,ma nel mio libro cerco di affrontare anche altre tematiche..
Intervistatore Anonimo: Per esempio?
Lev Tolstoj: Per esempio la quanto tentata tanto mancata emancipazione dei contadini, i soprusi dei proprietari terrieri ai loro danni,l’ingiustizia sociale,la corruzione dell’apparato giudiziario
Intervistatore Anonimo: E lei per riscattarsi di questo senso di colpa non trova di meglio da fare che sfoderare il buonismo e pietismo cristiano,e per farlo,si permette persino di scomodare Gesù Cristo in persona citandone il sermone (Il Discorso della Montagna)agli apostoli? Non le pare patetico appellarsi all’amore fraterno e alla redenzione per scagionarsi di un’accusa di cui,lei per primo e ipocritamente,rimprovera l’immoralità?
Lev Tolstoj: Il Discorso della Montagna mi pare funzionale al fine del romanzo ,senza contare ho soltanto preso spunto dall’esempio cattolico. Mi pare puntare il dito,accusare il prossimo dei peccati di cui la Chiesa in persona si è sempre macchiata,è tradizione quanto mai antica che risale alle origini stesse dell’istituzione cristiana.
Intervistatore Anonimo: Lei predica bene e razzola male.Non vorrà dirmi di essere stato anche l’amante di Anna Karenina!
Lev Tolstoj: No,questo mai. Anna Karenina era una nobildonna. E anche qualora avessi sedotto Anna,nessuno si sarebbe permesso mai di ridurre in miseria una nobildonna. Soltanto la servitù…
Intervistatore Anonimo: Soltanto la servitù,la povera gente,è costretta a pagare il prezzo più alto delle ingiustizie sociali
Lev Tolstoj: Questo è giusto quello di cui parlo nel mio libro.
Intervistatore Anonimo: Lei è proprio un paraculo,sa?
Lev Tolstoj: Mi perdoni,ma è stata lei a chiedermi un’intervista..Bisognerebbe chiedere a quell’unico Utente Misterioso perché di tutti i libri possibili e immaginabili abbia scelto proprio Resurrezione.
Intervistatore Anonimo: Immagino per il senso di solidarietà che l’Utente Misterioso prova nei confronti di Katjusha e perché al di là della sua proverbiale bacchettonaggine,Resurrezione rimane un capolavoro,insieme con Anna Karenina,della letteratura russa.
Lev Tolstoj: Meno male. C’è altro che vuole chiedermi?
Intervistatore Anonimo: Più che una domanda,ho da farle una raccomandazione. In una seconda vita,si ricordi di chiedere al tecnico di accorciare i tempi di pronto soccorso. 480 pagine di lettura, e quasi mille nel caso di Anna Karenina,mi sembrano uno sforzo più che sovraumano da sostenere per qualsiasi lettore a lei affezionato.

(Sotto una parte del libro,capitolo 53,in cui Nekhludoff-alter ego di Tolstoj,chiamato alla corte per giudicare Katusha-si imbatte in un gruppo di detenuti in carcere,costretti a una punizione severa a causa di una mancata convalida del passaporto.Interessante,a questo proposito,ricordare il romanzo “Memorie dalla casa dei morti“,di  Fëdor Mikhailovič Dostoevskij, nel quale lo scrittore racconta del periodo di prigionia in Siberia e,come Tolstoj,fa riferimento Al discorso della Montagna di rimando alla carità cristiana. Del 1973 Arcipelago Gulag,di Aleksandr Solženicyn,libro in tre tomi nel quale lo scrittore racconta dei Gulag-campi di lavoro forzato in cui venivano detenuti i criminali e,principalmente,gli oppositori politici,i dissidenti dell’Unione Sovietica )

Sergey Prokudin-Gorsky (Russia 1863-France 1944)

CHAPTER LIII. VICTIMS OF GOVERNMENT
Passing back along the broad corridor (it was dinner time, and the cell doors were open), among the men dressed in their light yellow cloaks, short, wide trousers, and prison shoes, who were looking eagerly at him, Nekhludoff felt a strange mixture of sympathy for them, and horror and perplexity at the conduct of those who put and kept them here, and, besides, he felt, he knew not why, ashamed of himself calmly examining it all.
In one of the corridors, some one ran, clattering with his shoes, in at the door of a cell. Several men came out from here, and stood in Nekhludoff’s way, bowing to him.
“Please, your honour (we don’t know what to call you), get our affair settled somehow.”
“I am not an official. I know nothing about it.”
“Well, anyhow, you come from outside; tell somebody–one of the authorities, if need be,” said an indignant voice. “Show some pity on us, as a human being. Here we are suffering the second month for nothing.”
“What do you mean? Why?” said Nekhludoff.
“Why? We ourselves don’t know why, but are sitting here the second month.”
“Yes, it’s quite true, and it is owing to an accident,” said the inspector. “These people were taken up because they had no passports, and ought to have been sent back to their native government; but the prison there is burnt, and the local authorities have written, asking us not to send them on. So we have sent all the other passportless people to their different governments, but are keeping these.”
“What! For no other reason than that?” Nekhludoff exclaimed, stopping at the door.
A crowd of about forty men, all dressed in prison clothes, surrounded him and the assistant, and several began talking at once. The assistant stopped them.
“Let some one of you speak.”
A tall, good-looking peasant, a stone-mason, of about fifty, stepped out from the rest. He told Nekhludoff that all of them had been ordered back to their homes and were now being kept in prison because they had no passports, yet they had passports which were only a fortnight overdue. The same thing had happened every year; they had many times omitted to renew their passports till they were overdue, and nobody had ever said anything; but this year they had been taken up and were being kept in prison the second month, as if they were criminals.
“We are all masons, and belong to the same artel. We are told that the prison in our government is burnt, but this is not our fault. Do help us.”
Nekhludoff listened, but hardly understood what the good-looking old man was saying, because his attention was riveted to a large, dark-grey, many-legged louse that was creeping along the good-looking man’s cheek.
“How’s that? Is it possible for such a reason?” Nekhludoff said, turning to the assistant.
“Yes, they should have been sent off and taken back to their homes,” calmly said the assistant, “but they seem to have been forgotten or something.”
Before the assistant had finished, a small, nervous man, also in prison dress, came out of the crowd, and, strangely contorting his mouth, began to say that they were being ill-used for nothing.
“Worse than dogs,” he began.
“Now, now; not too much of this. Hold your tongue, or you know–”
“What do I know?” screamed the little man, desperately. “What is our crime?”
“Silence!” shouted the assistant, and the little man was silent.
“But what is the meaning of all this?” Nekhludoff thought to himself as he came out of the cell, while a hundred eyes were fixed upon him through the openings of the cell doors and from the prisoners that met him, making him feel as if he were running the gauntlet.
“Is it really possible that perfectly innocent people are kept here?” Nekhludoff uttered when they left the corridor.
“What would you have us do? They lie so. To hear them talk they are all of them innocent,” said the inspector’s assistant. “But it does happen that some are really imprisoned for nothing.”
“Well, these have done nothing.”
“Yes, we must admit it. Still, the people are fearfully spoilt. There are such types–desperate fellows, with whom one has to look sharp. To-day two of that sort had to be punished.”
“Punished? How?”
“Flogged with a birch-rod, by order.”
“But corporal punishment is abolished.”
“Not for such as are deprived of their rights. They are still liable to it.”
Nekhludoff thought of what he had seen the day before while waiting in the hall, and now understood that the punishment was then being inflicted, and the mixed feeling of curiosity, depression, perplexity, and moral nausea, that grew into physical sickness, took hold of him more strongly than ever before.
Without listening to the inspector’s assistant, or looking round, he hurriedly left the corridor, and went to the office. The inspector was in the office, occupied with other business, and had forgotten to send for Doukhova. He only remembered his promise to have her called when Nekhludoff entered the office.
“Sit down, please. I’ll send for her at once,” said the inspector.

Taken from Resurrection by Lev Tolstoj

Sergey Prokudin-Gorsky (Russia 1863-France 1944)
Sergey Prokudin-Gorsky (Russia 1863-France 1944)
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