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L'ombelico di Svesda

Sette Maggio

Sabato pomeriggio

Quattro Maggio

Di notte, l’Amore

Ventinove Aprile

God Bless The Child

Waiting For My Pizza To Be Delivered PlayList

Jerry Nolan – Take a Chance With Me
New York Dolls – Bad Detective
The Cigarettes – I`ve Forgot My Number
Delta 5 – You
The Au Pairs – It´s Obvious
Gang of Four – Damaged Goods
The Slits – Instant Hit
The Raincoats – Ooh Ooh La La La
Siouxsie Sioux – Drone Zone

Sunday Afternoon

When in doubt, add Glitter

Saturday Night Mood

Here Radio Pulse and this burning tune is especially for you brave firefighters out there playing with the flames of passion.
It’s Full Moon and it’s in Scorpio

Ventidue Aprile

For Ever Alive In Memory ❤

Utagawa Hiroshige. Red Plum and Moon
Utagawa Hiroshige, Red Plum and Moon

Ventuno Aprile

Belive it or not, all we need is oxytocin

Diciassette Aprile

Domenica italiana e la placida disinvoltura con cui nell’arco di 33 giri l’alter ego di Rita Pavone si trasforma da Dottor Jekyll in Mr Hyde cantando questo brano prima e Datemi un martello infine

Tredici Aprile

Chi può dire perchè pomeriggio, fra tutte le cose che potevano venirmi in mente in corso a una riunione di lavoro, è spuntato fuori proprio questo pezzo.
E dico io per fortuna, visto che contare fino a 10 talvolta può essere difficile ma sforzarsi di ricordare titolo e gruppo di un pezzo ascoltato più di una vita fa è un vero spasso.

Undici Aprile

Ascensore per il patibolo

Sunday Mood

Here Radio Pulse and this mellow tune by Bill Withers is especially for you lonely cuddling lovers spending the whole morning daydreaming in bed
Aw ❤

Otto Aprile

White Sleeve, Paris , 1936
Horst P. Horst. White Sleeve, Paris , 1936

Sei Aprile

Minnie Riperton - Adventures in Paradise

Quest’album.
Questa notte.
Il mio cuore, una supernova.

Ventitrè Marzo

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Dialog, Rudolf Bonvie, 1973

11 : 25 AM

Ero a un tanto dal postare Equinox di Coltrane quando questo pezzo di Timmons, This here, mi è entrato dalle orecchie in testa al cuore in meno di pochi minuti ed è subito stato Love at first listening❤

Venti Marzo

Vincent Van Gogh - Blossoming Almond Tree
Vincent Van Gogh – Blossoming Almond Tree

Equinozio di Primavera. Dice Focus, era dal 1896 che non ne avveniva uno tanto precoce, alle 5.30 del mattino, ora italiana. Esattamente a quell’ora il Sole è apparso allo zenit rispetto all’equatore e la durata del giorno sarà pari a quella della notte, 12 ore esatte. Il terminatore o zona crepuscolare, la linea immaginaria che divide la zona d’ombra da quella illuminata del nostro pianeta, collega esattamente i due poli terrestri e appare verticale. La Luna, oggi in gibbosa crescente, si prepara a essere piena, mercoledì.
Primavera e autunno. Luce e ombra. Giorno e notte. Vita e morte. C’è questa dicotomia di contrasti nella natura che è parte integrante della specie umana. Mi viene in mente un aneddoto che appartiene alla cultura degli indiani d’America e racconta di un anziano capo tribù e il nipote. Entrambi seduti intorno a un fuoco. Il nipote chiede al nonno di spiegargli la natura umana e questi risponde che vi è una lotta in ognuno di noi. Fra il lupo bianco e quello nero. Il nipote chiede allora chi vince. L’anziano capo tribù risponde The one you feed.

Diciannove Marzo

Laurie Kersey
Laurie Kersey

Che pianta sofisticata, l’orchidea. Tanta grazia ed eleganza sono pari all’attenzione di cui ha bisogno per crescere in salute e fiorire rigogliosa. Volerne una, da tenere in casa, significa prendersene cura con grande pazienza e dedizione, costanza e impegno. Diversamente da altre piante in grado di crescere e svilupparsi in qualsiasi clima, l’orchidea non è capace di autosufficienza e indipendenza. Mi viene da pensare alle tillandsie, chiamate anche figlie del vento, cui natura duttile, versatile e facilmente adattabile all’ambiente, necessita di ampi spazi e appena di aria per vivere. Il loro apparato radicale non affonda nel terreno ma tra le foglie insinuate nelle fessure degli alberi. Le tillandsie soffrono quando invasate, non necessitano di cure particolari, di concime, di acqua, ma di aria e spazi aperti. Se non bastasse, sono persino capaci di depurare l’ambiente in cui stanno, assorbendo e metabolizzando gli agenti inquinanti presenti nell’aria.
L’orchidea, no. L’orchidea è una pianta delicata. Cui gestazione ricorda l’intricata conformazione di una relazione fra genitori e figli quando a entrare in gioco sono doveri e responsabilità. Per loro natura, le orchidee sono bambini molto sensibili, in tutto dipendenti dagli adulti e dei quali è necessario prendersi cura con attenzione, così da favorirne la crescita in perfetta armonia. Chi ha avuto a cuore di volerli in casa deve potersi prendere cura di loro con grande amore. Augurio che faccio a tutti i neo papà che oggi festeggiamo.
Pianta tropicale di origini antichissime, l’orchidea viene per la prima volta definita e descritta nel mondo occidentale da Teofrasto, filosofo greco vissuto tra il VI e V secolo a.C., che la chiama Orchis, testicoli, associando il termine ai due tubercoli rotondeggianti alla base delle radici. In Cina viene celebrata nelle feste di primavera e tenuta in casa per allontanare il maligno e favorire la sterilità; l’orchidea simbolizza nobiltà, raffinatezza e amicizia.
La pianta necessita di un terreno molto soffice cui substrato ideale si ottiene mescolando tocchetti di corteccia, torba e fibre di cocco. Pur avendo bisogno di abbondante luce, l’orchidea non va esposta al sole perchè il calore, quando eccessivo, rischia di fare seccare le radici. Tanto è importante pulire delicatamente le foglie, con un panno, per evitare che la polvere impedisca il corretto filtraggio dei raggi solari. E’ necessario annaffiarle con regolarità, una volta a settimana in inverno, due volte a settimana in estate, ma avendo cura di spruzzare l’acqua intorno al vaso ed evitando di utilizzare un annaffiatoio. Un alto livello di umidità può fare insorgere macchie sui fiori dell’orchidea mentre un bassissimo livello di umidità determina l’ingiallimento e il raggrinzimento delle foglie.
Importante sarà fare in modo che la pianta non venga aggredita da parassiti che potrebbero farla ammalare o peggio procurarne la morte.
In condizioni ottimali di luce, umidità e temperatura, cui valori massimi non devono superare i 25 gradi, e valori minimi non devono scendere al di sotto dei  17 gradi, la pianta può arrivare a fiorire anche tre – quattro volte l’anno. Un prodigio. La massima realizzazione della sua natura più intima, discreta ma portentosa, tanto per la vista quanto per l’olfatto.

10 :45 PM

Catherine Kehoe, Window
Catherine Kehoe, Window

Che incanto le finestre. Prima mi trovavo in una delle camere cui vista dà a via degli Orfani quando la mia fantasia ha preso il volo come un uccellino curioso per posarsi al davanzale della finestra dirimpetto il palazzo. Ad attrarre la sua attenzione deve essere stata la penombra che faceva luce a un vaso di orchidee bianche dietro cui si intravvedeva sfocata la sagoma di una libreria piena di tanti libri e tanti ninnoli. Chissà souvenir di viaggio, ricordi di un tempo stato. E il bello delle finestre aperte sta proprio nell’invito che offrono all’immaginazione perchè si faccia spazio tra le tende per entrare dentro casa in punta di piedi e quatta quatta sgusciare di stanza in stanza mimetizzandosi all’ambiente.
Qui l’impercettibile alone in rilievo sulla federa bianca di un cuscino sopra cui sono state piante delle lacrime. Lì una sbavatura di rossetto rosso al collo di una camicia mancante di un bottone al polsino e abbandonata sulla poltrona. Kind of Blue suonato al grammofono nella mie orecchie.
Mi chiedo quali dita si intrecciano in una stretta d’amore. Quali parole vengono taciute e ingollate con un sorso di vino al tavolo della discordia.
Se potesse quella orchidea bianca dirmi che espressione ha la malinconia quando penso a casa.
Saudade.

Diciassette Marzo

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Tutte le volte in cui percorro a piedi il tragitto che da Vittorio Emanuele porta a via Cavour fino al Colosseo e i Fori Imperiali, specialmente presto al mattino, quando l’aria è più limpida e la luce rarefatta, vengo attratta da un’energia fortissima che comunica in me grande sicurezza. E’ la solidità delle rocce, la loro armonica immanenza.
Le rocce stanno. Posate. Apparentemente inanimate ma vive. Apparentemente mute ma parlanti. Ognuna di loro dice di sè più di quanto è dato sapere a prima vista. Non agiscono, ma vengono agite. Molto lentamente, nel tempo, dalla pioggia, dal vento, dal sole.
E nella fattispecie, a rendere ancora più straordinari Colosseo e Fori Imperiali, è il fatto che la struttura portante delle costruzioni è costituita in prevalenza da blocchi di travertino e tufo, carbonato di calcio disciolto nell’acqua, ossigeno e silicio, anidride carbonica, idrogeno, metano. Tutto il talento della natura esaltato in potenza dall’ingegno umano e in perfetta armonia con l’ambiente. Meraviglioso.

Evening Dreams

Here Radio Pulse and this joint tune is especially for you wild cats out there on a rooftop meowing at the Moon

Quindici Marzo

Astute le carte, stamattina. Tirarle fuori dal mazzo è uno spasso, specialmente perchè a interpretarle sono Io e a mostrarsi ai miei occhi sono loro. Arcani maggiori e minori mi rivelano ognuno intuizioni, insicurezze, paure, desideri, speranze, che latitano nel profondo per emergere in superficie e rendersi immediatamente riconoscibili.
Stamattina a fare colazione in mia compagnia c’erano la Regina di Denari (Madame), La Papessa (chapeau), e il due di spade (ouch).
L’atmosfera sulle prime non era delle più rosee. Entrambe detengono un potere, materiale la prima, spirituale la seconda. E sebbene la dignità di ciascuna coincide in una saggezza comune, frutto di un’intelligenza e sensibilità squisite, la Regina di Denari e la Papessa sono entrambe dedite a perseguire uno scopo direi quasi diametralmente opposto. Sicurezza materiale la prima, pienezza spirituale la seconda. Congiunture queste non necessariamente in conflitto fra loro, sebbene, occasionalmente, d’ostacolo l’una alla realizzazione dell’altra.
Sicurezza materiale ed evoluzione spirituale assumono due principi di rilevante importanza. La prima presuppone una mancanza che va colmata attraverso l’acquisizione di beni. Sento che mi manca qualcosa, dentro, e quel qualcosa che ottengo, fuori, quel surrogato, soddisfa la mia mancanza. Perciò ho l’illusione di avere tutto quello di cui ho bisogno. La seconda presuppone invece una ricchezza che non manca perchè la si possiede già dentro, in tutto il suo splendore. E siccome la si possiede, e questa basta a se stessa e non è soggetta a finire o essere dilapidata, non genera una mancanza da colmare ma il desiderio di comprendere di quali risorse è fatta così da apprezzarla, goderne e condividerla.
Insomma la questione è articolata ma su una cosa siamo tutte d’accordo. Questo pezzo dei Whispers è un bel martedì soleggiato in 33 giri.

03 : 54 PM

La mia identità. La lingua che mi esprime, il linguaggio che mi parla. Dicevo.
Posso distinguerne tre. Il dialetto, lingua dell’infanzia e della memoria. L’italiano, lingua acquisita e mezzo di integrazione e adattamento. L’inglese, anch’essa lingua acquisita e tramite di comunicazione universale. A seconda del vocabolario, ognuna di queste esprime significati a me immediatamente riconoscibili, ma è interessante notare l’accento, che le distingue e determina per ognuna un temperamento, un carattere, dunque un significato altro, ben distinto. E’ più facile ch’io inizi a parlare in siciliano tutte le volte che mi sento sopraffatta da emozioni forti che stuzzicano il nervo più sensibile della mia coscienza. Quanto è vero che utilizzo tanto l’italiano per ragionare e comprendere l’ambiente in cui vivo, quanto l’inglese per facilitare la comunicazione fra me e gli stranieri con cui interagisco. La grammatica e l’accento che esprimono ognuna di queste lingue determinano una postura e una inclinazione vocale che nell’insieme imprimono un significato che prescinde quello ufficiale riferito dal vocabolario. Il siciliano è sanguigno. L’italiano catto-mediatico. L’inglese misurato.
Va tutto bene inoltre quando le parole si riferiscono a cose, fatti e luoghi. La faccenda inizia a complicarsi quando a essere utilizzate attraverso il linguaggio sono parole che indicano sentimenti astratti quali Amore, Pace, Rispetto, che inevitabilmente esprimono tutto quel bagaglio di storia, cultura e tradizione cui radici risalgono a una memoria collettiva che si tramanda oralmente di generazione in generazione. E io posso ingegnarmi a ridefinire vocabolo per vocabolo tutto l’immenso dizionario di sinonimi e contrari che utilizzo per parlare a me stessa, ma il riflesso dei miei pensieri che in definitiva costituisce la rappresentazione della realtà così la percepiscono i miei occhi e i miei sensi, andrà sempre e comunque a collidere con l’altrui interpretazione del reale. E’ il mito di Babele che porta con sè pace e guerra, a seconda del grado di apertura mentale di ciascun parlante e destinatario della parola.

04 : 10 AM

VII. The Chariot - Medieval Scapini Tarot by Luigi Scapini
VII. The Chariot – Medieval Scapini Tarot by Luigi Scapini

Niente paura. Si tratta solo del Carro. Arcano Maggiore numero 7, intelletto e vittoria. Ma al rovescio. Impulsività e sconfitta. Queste ultime non vanno di pari passo, ma è pur vero che la gloria non è un diritto nè una concessione divina, ma un progetto di pianificazione quotidiana, che, come tale, va definito e ridefinito, per tentativi e aggiustamenti, grazie al sapiente consiglio della ragione. Lucida, vigile. Niente colpi di testa. Tant’è il Carro a rovescio mi pare insieme un avvertimento e un’opportunità, per riflettere e calmierare gli animi quando esagitati.
Le carte del resto la sanno lunga, ma non dicono chi ha sussurrato all’orecchio dell’avvocato della società per cui lavoro che sono una strega. La lettera di richiamo che ho ricevuto ieri mattina parlava chiaro e una nota in calce di rimando all’amministratore diceva appunto di Catechizzare la dipendente al fine di evitare tensioni e conflitti. Dunque il processo inquisitorio ha tutta l’aria di avere inizio da un momento all’altro ma io non ho ancora rimediato un calderone grande abbastanza che fa al caso mio.
Ad ogni modo, il Carro è una carta bellissima che ricorda in tutto il mito della biga alata raccontato da Platone nel Fedro. Secondo la teoria platonica che spiega la reminescenza dell’anima attraverso la reincarnazione, l’auriga, la ragione, ha il compito di condurre una biga trainata da un cavallo bianco, anima spirituale tesa al raggiungimento dell’Iperuranio, e uno nero, anima concupiscibile tesa verso il mondo sensibile. L’Iperuranio è una dimensione ultraterrena squisita dove risiedono le idee immutabili e perfette, e parliamoci chiaro, a dare da fare all’auriga è specialmente il cavallo nero, che imbizzarrito inizia a trottare per conto proprio. Vuoi la stizza, la paura, la passione, i trent’anni, l’ascendente in ariete, il fuoco di Marte, la lava dell’Etna che ribolle nelle vene e hai voglia a chiamare i pompieri per spegnere le fiamme con una secchiatina di buon senso e disciplina.
Temperanza. Anche questa una carta magnifica che suggerisce l’esercizio dell’intelletto perchè sia in grado di scartare il superfluo. Nella fattispecie emozioni che indomate possono diventare distruttive e portare a un esito controproducente e negativo.

02 : 01 AM

Brad Wilson
Brad Wilson

C’è questa poesia di Rilke, La Pantera, che ieri mattina mi è venuta in mente, amo molto e apprezzo specialmente tradotta in inglese. Recita,

His vision, from the constantly passing bars,
has grown so weary that it cannot hold
anything else. It seems to him there are
a thousand bars; and behind the bars, no world.

As he paces in cramped circles, over and over,
the movement of his powerful soft strides
is like a ritual dance around a center
in which a mighty will stands paralyzed.

Only at times, the curtain of the pupils
lifts, quietly. An image enters in,
rushes down through the tensed, arrested muscles,
plunges into the heart and is gone

E’ il primigenio afflato di vita, istinto animale, che privato della libertà di esprimere la propria natura si ribella prima per deprimersi poi. E la pantera si adopera in uno sforzo di adattamento alle avverse condizioni che limitano il proprio raggio di azione e provano la sua tenacia, ma le sbarre definiscono il confine oltre il quale la volontà è nulla. Behind the bars, no world.
Si tratta di una poesia a cui sono molto affezionata perchè mi ricorda la distanza percorsa dal punto in cui mi sentivo in gabbia, a quello in cui ho realizzato che a costruirmela intorno ero stata io. Pur ampia e con le migliori intenzioni. E a farmi apprezzare questa poesia con gratitudine, oggi più di ieri, è la consapevolezza di possedere io le chiavi che occorrono per aprire la gabbia e liberare la pantera. Le ho dentro, da qualche parte. Non so ancora dove. Ogni tanto mi pare trovarle, ma no, non sono loro. La ricerca è costante e costante è l’impegno che mi fa fare ordine nel marasma di bric a brac da collezione di cui, mi rendo conto, non posso liberarmi del tutto. Fatico a liberarmi del tutto. Quanto è vero che simbolizzano la mia identità. La lingua che mi esprime, il linguaggio che mi parla.

11: 49 PM

Mitica Catherine Russell in questo delizioso motivetto del ’34
E di Dick Hyman al piano vogliamo parlarne?
Oh, e dell’incantevole sorriso che ho rivisto stamattina dopo averlo per mesi tanto sognato?

Maybe I can’t live to love you as long as I want to
Life isn’t long enough baby, but I can love you as long as I live

Nove Marzo

Ohara Koson, Swallows with Cherry Blossom, 1910
Ohara Koson, Swallows with Cherry Blossom, 1910

Otto Marzo

Sally Benedict, NO.65
Sally Benedict, NO.65

Così ricorre oggi la Festa della Donna, creatura magnifica. Divina. Squisita. Incantevole in ogni sua forma colore e manifestazione dell’Essere. Forza e debolezza.
Perchè noi donne si veda riconosciuta pienamente quella parità di merito, diritti, doveri e opportunità, richiesti dalle nostre antenate, che oggi celebriamo e grazie alle quali ci siamo emancipate, credo necessario organizzare una Festa dell’Uomo, creatura magnifica. Divina. Squisita. Incantevole in ogni sua forma colore e manifestazione dell’Essere. Forza e debolezza.
Dunque l’augurio che quest’anno mi sento di fare a me stessa e a tutte le donne è di lavorare tenacemente perchè il rapporto fra noi e con gli uomini possa essere quanto più costruttivo e di valore, per il bene di ciascuno e dell’intera comunità. Perchè è importante che ci vengano riconosciuti pari meriti, pari diritti, pari doveri, pari opportunità, ma è altrettanto importante che noi donne si riconosca l’impegno che richiama ognuna alla responsabilità di essere, individualmente, quell’effettivo cambiamento che si vuole rendere possibile nella società. Ed è altrettanto importante che ognuna di noi riconosca l’estremo bisogno che ci lega alla presenza dell’altro. E in prospettiva dell’Amore, del Sostegno, dell’Empatia, Rispetto, Compassione, Tolleranza, di cui ogni creatura sulla terra necessita per vivere bene, è necessario che noi tutti si abbia il coraggio di entrare in contatto con l’intimità dei desideri e dei bisogni che rendono possibile la manifestazione della nostra natura più sincera, e ci si renda disponibili a dare dare e dare. Dal profondo. Perchè sia Pace e Armonia.

10 : 38 PM

Insonnia addio.
Naaah. Negli ultimi tempi è vero riesco a prendere sonno con più facilità ma se persino uno specialista nella pratica dell’ipnosi si è rifiutato di intervenire nel mio caso, ho buone ragioni di credere che a risolvere questa faccenda può essere solo un esorcista. Ah.
La verità è che a me la notte piace. Me ne piace la quiete. Il ritmo lento. E mi spiace di cuore non potermela godere perchè DEVO dormire. DEVO svegliarmi presto al mattino. Lucida e scattante, pronta per l’ennesima, entusiasmante, giornata di lavoro. Che la mia insonnia sia in realtà un atto inconscio di disobbedienza e resistenza a un tempo? A ben pensarci. Il mio corpo dice più di quanto Io ho il coraggio di ammettere.
Lo Stedman’s Medical Dictionary chiama Nyctophilia a preference for the night or darkness❤

Sette Marzo

Effettivamente, nonostante io conoscessi già Donald Byrd, non mi ero ancora scomodata troppo ad approfondire quanto riguarda la sua carriera scoprendo i Blackbyrds, gruppo nato a Washington nel ’73, riunitosi nel 2012, e composto da 9 dei sui studenti della Haward University.
Quest’album specialmente, Action, uscito nel ’77, da cui è tratto questo pezzo quanto Dreaming about you, è. Uau.
Healing

Sei Marzo

01 : 37 AM

Cinque Marzo

Sabato mattina al salone per una concia dei capelli. Che gli intingoli casalinghi usati negli ultimi mesi e le ripetute falciate, qui e là, me li avevano resi un folto cespuglio di rovi selvatici. E poi qualche giorno fa ho incontrato al bar la parrucchiera Miranda, questa mi ha offerto il caffè invitandomi nel suo emporio, dunque ho pensato, perchè no.
Il salone di Miranda mi piace perchè in tutto fedele all’archetipo dei luoghi di ritrovo per sole donne. Ci sono gli specchi. Tanti. Un gran numero di poster attaccati alle pareti – stereotipi della donna moderna, sensuale, grintosa, ribelle, ma pettinata. Che i colpi di testa vanno bene, le rivoluzioni emancipatorie pure, ma non i capelli fuori posto e il trucco sbavato. Dunque gli attrezzi del mestiere. Un sacco di forbici (c’è chi vuole sbarazzarsi dei capelli rovinati quanto dei pensieri di troppo). Un sacco di spazzole (c’è chi i capelli li vuole districati e i pensieri senza nodi). Le poltroncine. Le riviste di moda e pettegolezzo.
Intanto che aspettavo di farmi fare uno shampoo, leggevo un articolo su Gioia intitolato Il vagone del silenzio in cui l’autrice si lamentava della discutibile educazione dei passeggeri in treno alle prese con una miriade di faccende di estrema urgenza da discutere al telefono, a tono sostenuto. Per non parlare della pessima abitudine che a suo dire hanno in molti e consiste non tanto nel fatto di respirare, ma in quello di fare conversazione. E sulle prime ho accolto questo punto di vista intuendo bene l’origine del disappunto, il bisogno di quiete, dunque lo sfogo un poco arcigno che ne è seguito. Poi mi sono detta che in fondo il disappunto in questione nasce perchè l’autrice cerca qualcosa nel posto sbagliato. Dovrei dire meno opportuno. Un po’ come quando si ha l’intenzione di acquistare mezzo chilo di sardine dal macellaio. O quando si va dal fruttivendolo per prendere il pane. O ci si aspetta di essere amati da chi non corrisponde i nostri sentimenti. Mica c’è niente di sbagliato con il macellaio, il fruttivendolo o chi non corrisponde i nostri sentimenti. Il disappunto nasce inevitabilmente quando ci si ostina a proiettare le proprie aspettative nel contesto meno opportuno per vederle soddisfatte. Laddove basterebbe tenere presente che luoghi di ritrovo come un treno presuppongono, volenti o nolenti, una qualche forma di interazione col resto dei passeggeri. Se si vuole del pesce bisogna recarsi in pescheria, se si vuole del pane bisogna recarsi in panetteria. Se si vuole essere amati bisogna proiettare le proprie aspettative su quanti si rendono disponibili ad accoglierle e ricambiarle. Potremmo discutere ore circa il rispetto delle norme nei luoghi di ritrovo. O circa la qualità del pesce venduto in pescheria, del pane venduto in panetteria, delle aspettative ben riposte su quanti le accolgono e ricambiano. Ma ad attrarre specialmente la mia attenzione è quell’ostinazione di fondo che genera un’aspettativa e il disappunto che ne consegue, quando mal riposta e non soddisfatta. Che in definitiva ha un nome, coazione a ripetere, e a dirla tutta è un’ottima occasione per riflettere, in treno, in fila dal pescivendolo o dal panettiere. In attesa di farsi sfoltire l’intricato cespuglio di capelli in testa.

DreamFlower

My body lies, but still I roam

Lago di Braies, Val Pusteria
Proprio vero che talvolta è necessario immergersi prima, fin nel profondo, per riemergere poi e iniziare la scalata

Due Marzo

Così stamattina ho interrotto il digiuno equinoziale iniziato più di 80 ore prima. Mi sarebbe piaciuto molto proseguire oltre ma iniziavo a venire meno delle forze che solitamente mi occorrono per affrontare il quotidiano nel pieno delle mie facoltà fisiche e cognitive. E devo ammettere l’esperimento ha come dato interessante proprio questo. Non ci si accorge infatti della straordinaria energia che è in grado di produrre il corpo fino a che non lo si pone di fronte a limiti e restrizioni. Fisici quanto mentali. Dicendo questo mi pare di affermare l’ovvio ma è giusto quest’ovvietà a fare la differenza quando si considera se stessi in prospettiva di tutto quel potenziale che caratterizza la propria natura e non chiede che di esprimersi attraverso un atto costante di partecipazione attiva alla vita. Con ognuno dei sensi tesi alla scoperta. Il corpo è una macchina straordinaria. Laddove ho voluto privarlo del gusto come tramite di conoscenza empirica, lo stesso ha acuito l’olfatto, reso più sensibile a captare gli odori, fino quasi a riscoprirli.
Ora, non so se è vero che a definire la misura di tutte le cose è esattamente l’opposto, il contrario, di ciò che caratterizza la polarità dell’oggetto preso in considerazione. L’intelligenza è tanto più brillante quanto più ottusa è l’ignoranza? La libertà è tanto più sconfinata quanto più ferree e restrittive sono le regole che la vincolano? L’amore è tanto più edificante e forte quanto più distruttivo e debilitante è l’odio? Forse. Capisco a fare la differenza non è tanto l’oggetto in sè, ma la misura in cui esprime la propria polarità. Quanto è vero che l’oggetto, qualunque, animato, inanimato, è dotato per sua natura di qualità positive quanto negative. Un martello nasce dall’idea di fissare un chiodo al muro così da appendere a quel muro un bel quadro. Sebbene lo stesso martello può essere utilizzato come un’arma in corso a una colluttazione. Il martello, l’oggetto in sè, rimane tale. A cambiare è la misura della sua polarità. Da positiva a negativa.
Non è necessariamente bene ciò che esprime qualità positive. Non è necessariamente male ciò che esprime qualità negative. Così come non è necessariamente giusto ciò che è bene e necessariamente sbagliato ciò che è male. L’oggetto E’. Quel che è. Tanto bene quanto male. Perchè in fondo a determinare qualità e misura degli oggetti, non è altro che il giudizio, capacità squisitamente umana di cui si serve l’individuo per valutare e definire la realtà. Che a rendere possibile l’equilibrio interiore di cui tanto mi preoccupo è nientepopodimenoche l’assenza di pre-giudizio? Stasera avrò anche realizzato coscientemente che alla notte segue il giorno, ma sono pur arrivata in cima alla piramide di Maslow

Uno Marzo

Ventinove Febbraio

E siamo a quota 48. Capisco non ci si può permettere di vivere una fase di trasmutazione fisica e spirituale in santa pace senza che la quotidianità irrompa prepotentemente entro la dimensione antropica che pone il proprio universo interiore come punto di osservazione. La realtà, essere nel mondo, richiede una presenza di spirito e attenzione che inevitabilmente inducono più a una proiezione verso l’esterno, e meno a una introspezione. Ne deduco il rapporto di stretta dipendenza che presuppone l’esistenza di ciascuno subordinata all’ambiente circostante. Il telefono squilla, bisogna rispondere. Il campanello suona, bisogna aprire la porta.
Il tempo, che all’interno della propria coscienza si dilata o restringe a ritmo lento e in proporzione al volume dei ricordi generati dalla memoria e alla dimensione delle proprie visioni, percepito da dietro una linea gialla, ha la velocità di un treno senza soste. A guardarlo scorrere da una banchina fa spavento talmente inarrestabile.

Stormy Weather

E’ tutto ok Lunedì. A me piaci. Con la pioggia, con il sole. Mi piaci tantissimo. Anzi, credo proprio sei il giorno più bello della settimana.
Si.

Promised Heights

Funk for food
From London with Love❤

Ventotto Febbraio

Svadhisthana-chakra

Dunque sono passate 24 ore dall’ultimo pasto consumato ieri sera alle 19.30. Ho deciso infatti di dare inizio a quello che voglio chiamare Digiuno Equinoziale, lungo 7 giorni, che ha come fine non solo la disintossicazione dell’apparato digerente da tutte le tossine accumulate specialmente nelle ultime settimane di indisciplinati disordini alimentari, ma anche e soprattutto il ripristino di un equilibrio solido tanto nella mente quanto nel mio Svadisthana, che in sancrito vuol dire dolcezza e secondo la medicina ayurvedica corrisponde al secondo chakra, situato alla base dell’organo genitale, nella zona corrispondente al plesso sacrale, all’altezza dell’ombelico. Il secondo chakra corrisponde astrologicamente al segno del cancro. Il mio segno natale. L’elemento è l’acqua, metafora e simbolo delle emozioni. Il colore è l’arancione, associato con la morte del vecchio e alla nascita del nuovo. I petali del loto che ne rappresentano il simbolo sono sei, numero che indica responsabilità e nutrimento. Il secondo chakra controlla il corpo Essenziale e Sensuale, gli istinti per la sopravvivenza. Il senso corrispondente al secondo chakra è il gusto, esperienza emozionale anche questa connessa al piacere, al nutrimento, all’accudimento e alla condivisione. Il secondo chakra descrive la nostra coscienza emozionale, i nostri istinti più animali, primordiali. Questo chakra rappresenta la parte mammifera del cervello dove il sistema limbico controlla le emozioni e la memoria a breve termine. Il sistema limbico è un importante centro per la creatività e l’apprendimento perché è lì che emozioni e memoria si mescolano. La ghiandola endocrina per il secondo chakra sono le gonadi, organi sessuali maschili e femminili. Ovaie, testicoli e la ghiandola della prostata.
Pulire il secondo chakra, ripristinare in esso un equilibrio, vuol dire riconnettersi con se stessi e sentirsi a casa, al sicuro, dentro il proprio corpo. Le emozioni vengono vissute serenamente. Tutto è pace e armonia. Quando piuttosto questo non è pulito, genera impotenza, sterilità, o al contrario, forti istinti sessuali. Possiamo non riuscire a trarre piacere dal sesso o possiamo usarlo come mezzo per reprimere ciò che proviamo intimamente. Possiamo sentirci alienati dall’ambiente che ci circonda, familiare, sociale, lavorativo. Possiamo sviluppare dipendenze dal cibo, dall’alcool, dalle droghe, nel tentativo di immettere nel corpo, attraverso un atto di assunzione incontrollata, ciò che vale a riempire un vuoto, o a coprire emozioni che non vogliamo affrontare coscientemente. Paura e rabbia sono proprio al di sotto della superficie della nostra consapevolezza. Vecchi assiomi culturali, che fungono da inibitori e agenti repressivi, sabotano il nostro comportamento, deprimendo la nostra volontà e riducendoci a percepire la vita come mero atto di sopravvivenza scevro di significati e propositi.
La scelta dei giorni di digiuno, 7, non è casuale, sebbene dovrò tenere in grande considerazione la maniera in cui reagirà il mio corpo. I sintomi più ricorrenti saranno la nausea, i capogiri, la stanchezza. Dovuti al processo di disintossicazione. Non escludo pertanto di interrompere il digiuno un po’ prima, casomai mi rendessi conto di stare provando il mio corpo oltre i limiti che naturalmente mi impone. Di fatto mi sto preparando a quest’atto di purificazione bevendo litri e litri d’acqua naturale con l’aggiunga di limone, o sale rosa dell’Himalaya, privo di tossine e ricco di minerali, soprattutto il ferro. Dunque tisane. Te verde. Ricorrerò a delle centrifughe di verdure, spezie e zenzero quando mi renderò conto di stare deprivando troppo tanto il corpo quanto il cervello. Che, mi rendo conto, ha bisogno di cibo per funzionare adeguatamente. Dopotutto mi aspetta una settimana di duro lavoro sebbene considero questa l’occasione che mi ci vuole per rallentare i ritmi e dominare le emozioni quando sotto pressione.
La cosa più difficile rimane smettere completamente di fumare. Non sono sicura di riuscirci ma a ora ho fumato appena un paio di sigarette soltanto. Fumare mi piace e distente.
7 rimane comunque il numero ideale. Tant’è 7 sono i giorni della settimana. E, come mi ricorda Wikipedia:
7 sono i colori dell’arcobaleno
7 sono i cieli dell’antichità, ciascuno corrispondente ad un pianeta: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno
7 sono le stelle più luminose delle costellazioni dell’Orsa Maggiore e dell’Orsa Minore
7 sono le virtù: 3 teologali (fede, speranza, carità) e 4 cardinali (giustizia, temperanza, prudenza, fortezza)
7 sono sono i peccati capitali: gola, accidia, superbia, avarizia, invidia, ira e lussuria
7 sono i bracci del candelabro ebraico Menorah
7 sono sono gli attributi fondamentali di Allah: vita, conoscenza, potenza, volontà, udito, vista e parola
7 sono gli Dei della felicità del buddhismo e dello shintoismo
7 è il numero buddhista della completezza
7 sono, appunto, i chakra
7 sono le meraviglie del mondo antico e moderno
7 erano i palmi della distanza tra sole e terra nella cultura Cherookee
7 sono i metalli simbolici del percorso di trasmutazione alchemica: piombo, ferro, stagno, rame, mercurio, argento, oro
7 sono le note musicali
7 simboleggia l’intelletto, l’intuito, la forza, il moto armonico, il viaggio. E io ho giusto bisogno e voglia di intraprendere questo viaggio di morte e rinascita. In solitudine e pace. Non è forse casuale l’uscita dell’Appeso nella lettura dei tarocchi consultati qualche giorno fa.

A oggi sto bene. Mi preparo a sbocciare.

06 : 41 PM

The gypsy in my soul. Un brano scritto nel lontano 1937 ma interpretato negli anni da numerosissimi artisti, a iniziare da Louis Armstrong, Oscar Peterson, Ella Fitzgerald. E io ne ho ascoltate diverse versioni jazz ma devo ammettere questa blueseggiante di Van Morrison rimane la mia preferita.

00 : 16 AM

Love me some gypsy jazz
and Catherine Russell
And the night

01 : 14 PM

Saturday

Ventisei Febbraio

Stamattina avrò anche trascorso più di tre quarti d’ora a ridefinire la linea delle sopracciglia con la matita, ogni minuto più esasperata dal risultato insoddisfacente che a un occhio attento come il mio è valso a rivelare lo stato di tensione nervosa in cui mi trovavo e in definitiva mi faceva tremare la mano rendendo l’operazione di miniatura un lavoro di precisione mal riuscito nei dettagli, sbilenchi. Ma una volta tolto via il trucco e ripulito il viso, ho riso di me vedendo allo specchio una donna straordinariamente fragile ma squisitamente bella. Incantevole. Specialmente senza maschera.

01 : 37 AM

Talvolta non mi capacito. E la mia mente prova a cercare un senso predisponendo la ragione del microscopio che le occorre per mettere a fuoco tutto l’immenso materiale posto sotto osservazione dalla coscienza. Ma a emergere dalla ricerca come dato di fatto è soltanto la frustrazione.
Capisco allora che quanto risulta incompreso dalla ragione è tale perchè non rientra in alcuna delle categorie di cui si serve la mente per catalogare il vastissimo archivio di assiomi dalla stessa ritenuti indispensabili per interpretare la realtà. Assiomi a loro volta catalogati per sottocategorie che nell’insieme raggruppano sterminate parole e sterminate immagini. Metafore su metafore su metafore.
Se piuttosto provassi a invertire questo pensiero. E nel farlo mi convincessi a ritenere la ragione un microscopio e la coscienza uno spazio vuoto. E se riuscissi a sgomberare questo spazio vuoto dell’Io pensante e senziente che a forza di cogitare e desiderare mi avvelenano l’anima. Se fossi in grado di vedere un contenitore in quello spazio vuoto. Varrebbe questo a convincere la mente del fatto che ciò che impedisce alla ragione di guardare con chiarezza è quella spazzatura di assiomi che anzichè accumulare dentro è necessario portare fuori?

Venticinque Febbraio

Me?❤

Ventiquattro Febbraio

Ieri sera pensavo che se proprio voglio fare un gran torto alla mia persona e impedirmi di crescere e maturare, allora devo permettere a tutta quanta la mia energia maschile di prevalere su quella femminile, fino addirittura a schiacciarla e snaturarmi. A ben guardare il motivo per cui questo accade è semplice. Tutto il mio essere è ogni giorno più teso alla sopravvivenza della mia persona e alla costante ricerca di equilibrio e benessere, tanto economico, fisico, psichico e spirituale, e meno all’espressione del mio sentire più intimo e sincero. Tenero. Sensibile. Gentile. Laddove una debolezza, la paura di non farcela, la preoccupazione di non riuscire, mi impediscono di guardare al futuro con serenità e impongono una lucidità e fermezza di carattere che occasionalmente fatico ad avere.
Quando a prevalere è la mia energia maschile, che a lavoro si traduce in determinazione e talvolta aggressività, dato il gioco di competizione  spesso sleale con gli uomini, dunque quando questa prevale anche nei rapporti personali, io mi chiedo perchè accade e nel darmi una risposta capisco che a essere debole è il sesso ritenuto forte. E forte il sesso ritenuto debole. Se mai è così, questo dipende dall’uomo che sto frequentando, dalla qualità del lavoro che sta facendo su se stesso, da quanto è disposto a rendersi emotivamente disponibile a entrare in intimo contatto con il mio femminile.
Tutte questioni che vanno via via emergendo in corso alla frequentazione e che se non discusse con serenità e la dovuta attenzione causano conflitti più in là nel tempo.
Quando parlando con una femminista questa talvolta mi da della conservatrice thatcheriana per il fatto di non riconoscere io piena parità fra uomo e donna nelle relazioni (può un uomo dare alla luce un bambino? La risposta vale da sè a porre entrambi in una posizione di divergenza. E non solo biologica), io mi chiedo se ha presente il ruolo e la funzione, di accudimento ed educazione, a cui è chiamata tutti i giorni a rispondere una donna nel rapporto con gli uomini. A iniziare da quando sono bambini. E devo ammettere provo grande imbarazzo tutte le volte che una donna, me compresa quando mi scappa la pazienza, dà dello stronzo a un uomo perchè ha agito in disaccordo con le sue aspettative. Dandogli dello stronzo, in realtà offende una donna, la madre, la sorella, la fidanzata, l’ex, l’amica, che non è stata sufficientemente capace di educarlo al rispetto per la complessa e affascinante natura di una donna. Dio in terra.

11 : 59 PM

Here Radio Pulse and this tune is especially for you lovely ladies out there who believe in love everlasting

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