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L'ombelico di Svesda

Diciassette Aprile

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Mi trovavo in libreria, venerdì scorso, in cerca di qualcosa, qualcuno, un luogo presso il quale riconciliare il corpo e la mente, una voce che parlasse al mio cuore, quando ho trovato tra gli scaffali una raccolta di versi del poeta siriano Adonis, intitolata La foresta dell’amore in noi. Un libro una carezza
Recita una poesia:

Ovunque tu sia, hai un corpo che va
e che viene attorno a me, come se fossi la sua dimora.
Non sogno, nè immagine o illusione.
Un corpo che si rinnova tra le mie labbra,
tra le mie mani e in ciò che vedo, scende
e risale in me. Un corpo uguale
al fuoco, all’acqua, al vento e all’alchimia.

Dieci Febbraio

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Vincent Van Gogh, Vento, 1883

Individualismo e la storia. La stigmatizzazione dell’indipendenza e dell’autonomia del singolo individio, di un pensiero filosofico, libertario, anarco – capitalista, che vede l’uomo, corpo mente e spirito, i suoi bisogni, i suoi desideri, al centro dell’indagine speculativa, in posizione dialettica con la comunità in cui vive e di interdipendenza con gli enti locali.
Quando guardo alla storia della civiltà, alla storia dei popoli, degli imperi e delle dinastie, alla storia più recente dello stato italiano, mi pare di rilevare con chiarezza un unico filo conduttore che vede gli individui codipendere dal potere rappresentato in carica, si tratti di una monarchia, di una dittatura, o – ahimè, di un governo ‘democratico’. Vedo una relazione in tutto disfunzionale che ha strumentalizzato l’essere umano in virtù di una progettualità condivisa ma illusoria che idealmente auspica al Noi comunità, ma nei fatti garantisce supremazia all’Io posto al vertice della piramide esecutiva. Dunque ecco il Bene Supremo, utilizzato come tramite di persuasione delle masse, atto a legittimare l’invasione di nuove terre, la schiavizzazione di nuovi popoli, lo sfruttamento di nuove risorse. E il conseguente e inevitabile conflitto che ne deriva fra fazioni di destra, di sinistra, maggioranze, minoranze, radicali, integralisti. Guerra fra i popoli. Ecco il Bene Supremo, dietro alla cui maschera si nasconde la frammentarietà del profitto, agito grazie al consenso della democrazia, anch’essa illusoria, anch’essa strumentalizzata, vittima accessoria di un clamoroso equivoco, incosciente e incapace di ridestarsi, riguadagnare autonomia di pensiero, responsabilizzarsi, affermare la propria individualità e con essa il proprio potere e il diritto di essere. Evoluta, funzionale, libera.
A Michele che se n’è andato dico che mi spiace di cuore non eravamo amici. Tutto quello di cui avevi bisogno era qualcuno che ti incoraggiasse ad amare te stesso e credere fortissimo nella tua visione.

Sei Febbraio

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Lunedì. Il Lunedì ha i lineamenti del viso distesi e lo sguardo riposato di chi ha dormito 144 ore di fila e si bea di lavorare appena un giorno alla settimana. Perciò me lo immagino spalancare gli occhi appena due minuti prima dello scoccare della mezzanotte, in tempo per scaldare i muscoli intorpiditi del corpo, flettere la schiena, stirare le braccia, le gambe, e alzarsi dal letto scattante e carico di energia dinamica, pronto per iniziare la giornata con ottimismo. Del resto il Lunedì, che da che mondo e mondo detiene il primato indiscusso di leadership nella pianificazione settimanale, sa di avere una funzione sociale molto importante. Quello di dirigente al dipartimento delle lamentele pubbliche è un incarico molto impegnativo che lo sottopone a una notevole quantità di pressioni ma che tuttavia ottempera con il massimo dello zelo, forte di una serenità mentale e una disciplina interiore, una professionalità, esemplari. Il più dell’umanità che si presenta al banco delle lamentele si diversifica per sesso, età e provenienza ma ha in comune la frustrazione come stato psichico di contingenza esistenziale e una attitudine alla vessazione inversamente proporziale all’insofferenza che prova nei confronti della propria vita in generale. Tant’è il Lunedì funge da capro espiatorio nazionale e insieme ammortizzatore sociale. Sebbene pacifico, propositivo e mite di carattere, c’è chi lo detesta, chi gli attribuisce responsabilità per la propria inerzia, chi in definitiva approfitta dell’immutabile imperturbabilità che gli è propria per dare sfogo a una scaletta di insoddisfazioni personali, complici il consenso e la solidarietà popolari. E’ un’umanità che offesa non si capacita della pacchia domenicale destinata a una fine, troppo bella per durare più di 24 ore. C’è di buono che il Lunedì oltre che ottimista è anche magnanimo d’indole e compassionevole d’attitudine. Come un padre amorevole nei confronti dei suoi bimbi, un tantino capricciosi.  Lascia fare.

“Nulla è più facile che illudersi. Perché lʼuomo crede vero ciò che desidera” Demostene

Ventisette Gennaio

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Bloom, Craig Kosak

Che meraviglia il tepore del sole, presagio di una primavera imminente, tanto più attesa oggi date le basse temperature di ieri.
Stamattina, camminando per strada, ho incontrato un corvo. Se ne stava appollaiato sopra il tettuccio di una macchina e aveva la testa nera e le penne del corpo grigie. Sulle prime non ho fatto caso alla sua presenza, immersa com’ero nei miei pensieri. Realizzato che non si trattava di un piccione, una colomba, un gabbiano, sono tornata indietro per osservarlo più da vicino. E ho riflettuto. In accordo con il simbolismo degli animali nell’alchimia, il corvo rappresenta l’inizio della Grande Opera Al Nero prevista nel cammino verso la trasmutazione. Questa fase, detta anche Nigredo, o nerezza, indica la decomposizione della materia, dagli alchimisti posta all’interno dell’uovo alchemico (un vaso di vetro), dunque scaldata dentro l’Athanor, un forno cui calore serviva ad eseguire la digestione alchemica. La materia, mediante un processo di putrefatio si calcinava carbonizzandosi. Da qui il termine Nigredo.
Secondo la dottrina alchemica la parola Athanor, che in verità deriva dall’arabo at-tannūr, e dall’ebraico tanur (forno), viene fatta risalire al greco Α-Θάνατος (Thanatos), Morte. La A privativa, ovvero senza morte, indica la capacità del forno di lavorare all’infinito. L’Athanor rappresenta infatti una metafora molto potente che associa lo spirito umano al Fuoco Eterno, in grado di bruciare le impurità della materia per tramutarla in oro. E Fuoco, o ipocentro, viene definito il punto all’interno della Terra dove ha origine il propagarsi di una frattura che genera un terremoto. Perciò un processo alchemico di trasmutazione ha inizio scavando, penetrando la terra in un atto che viene definito regressus ad uterum, il ritorno simbolico a uno stato primordiale dell’essere.
Simbolo della Nigredo è la testa di corvo (caput corvi), ma anche la decapitazione. Dunque questa fase iniziatica della Grande Opera rimanda a una tappa obbligatoria, imprenscindibile dalla putrefazione della materia ma indispensabile all’evoluzione ed elevazione dello spirito, a cui viene richiesto di peregrinare nel chaos, nell’incertezza, al buio.
La morte spaventa. Certo. E’ l’inverno dell’anima. La fine di un ciclo, l’inizio del successivo. In uno stato di dormienza il seme riposa sotto la terra. In attesa di germogliare in primavera. Così lo spirito, che attraverso la riflessione rileva il seme del male che lo tormenta, e con esso la cura, il principio di trasformazione. La nostra terra nera è terra fertile.

Interessante la lettura di questo articolo di approfondimento:  La Grande Opera | Esonet

Ventidue Gennaio

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Amy Judd

Ansia. Ho decine di buone ragioni per averne a iosa ma paradossalmente nessuna di queste costituisce un buon motivo per provarla. Da qualche tempo mi sto abituando a identificare con precisione le immagini che dal subconscio emergono in superficie ognuna delle volte in cui mi sento sopraffatta da emozioni talmente forti da rendermi irrequieta e immobilizzarmi persino. Perchè così agisce l’ansia, offuscando la mente di presagi e visioni, anticipazioni di ciò che potrebbe essere nella più sfortunata delle ipotesi, ma di fatto non è allo stato attuale. Quello che è, e rimane, si configura piuttosto come una condizione debilitante per il funzionamento -preferibile, perfettibile- della mia persona. Su questo non c’è dubbio.
La mente rappresenta agli occhi della mia coscienza un oggetto di speculazione molto interessante che io provo grande piacere a indagare e conoscere. Interessanti sono le neuroscienze e ancora più interessante è la neuropsicologia, disciplina che ha come obiettivo lo studio dei processi cognitivi e comportamentali correlati ai meccanismi anatomo-fisiologici riconducibili a livello del sistema nervoso, imputato al loro funzionamento. Ed è da questo punto di vista che il comportamento segue un meccanismo  davvero molto semplice che vede il pensiero generare un’emozione e un’ emozione condizionare, appunto, il comportamento. Comprendo dunque con maggiore attenzione l’importanza di intervenire efficacemente sul pensiero per regolare l’effluvio di emozioni che generano in me inquietudine. Perciò mi piace attribuire alla mia ansia l’elegante sembianza di uno scrigno in avorio, con decorazioni intagliate ed argento inciso, che come il vaso di Pandora raccoglie al suo interno tutti i ‘mali’ che si riversano nel mio mondo interiore una volta aperto. Piccoli e grandi gioielli dalle forme cangianti e di pregiatissima fattura, più simili alle creature che vivono negli abissi del mare e assumono forme di straordinaria mostruosità ma rispettabilissima dignità. Si tratti di frustrazione, sconforto, sfiducia, insicurezza, io metto tutto dentro lo scrigno. Non posso certo impedirmi di provare amarezza, paura, rabbia, collera, impotenza, malinconia, quando guardo alle condizioni in cui versa il nostro paese, a ciò che accade in strada e nel mondo. Quando penso a ciò che desidero ma non accade nella mia vita, a ciò che vorrei ma non posso avere. Non posso impedirmi di provare queste emozioni. Ma posso impedire a queste emozioni di condizionare i miei pensieri al punto da  sopraffarmi, produrre in me l’inquietudine che mi distrae dal focalizzare le mie energie, la mia attenzione, la mia volontà, sugli  obiettivi che ho più a cuore e quanto mi procura più piacere. Posso imparare a riconoscere queste emozioni e risalire alla radice che le genera così da estirparla. Posso imparare a distinguere quali ferite interiori la paura va a riaprire così da sanarle. Posso comprendere  perchè quest’irrequietezza minaccia tanto prepotentemente quel senso di sicurezza e benessere di cui ho tanto bisogno per stare bene e cosa posso fare per averlo garantito a prescindere da ciò che accade al di fuori di me. Che in questo consiste la vera magia, il fine dell’introspezione, la meta del viaggio esistenziale che ognuno di noi compie nell’arco della propria vita. In questo consiste la mia forza, la mia serenità, la mia saggezza.

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Terry Gilecki

Concerto for Pipa with String Orchestra

I. Allegro 0:00
II. Bits and Pieces. Troika 4:12
III. Bits and Pieces. Three Sharing 7:05
IV. Bits and Pieces. Wind and Plumb 9:56
V. Bits and Pieces. Neapolitan 12:55
VI. Threnody for Richard Locke 14:06
VII. Estampie 19:28

Lou Harrison

Quindici Gennaio

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Wuyi Mountain

Mi trovo a Wuxi, città-prefettura a sud-ovest della Cina, nella provincia del Jiangsu. Sono in cammino lungo i sentieri dei monti Longshan, tra villaggi e foreste, folclore e miti, in cerca della Montagna dell’Anima, a Lingshan. Il percorso è lungo 640 pagine, a farmi da guida è il premio nobel Gao Xingjian, tornato in Cina con la memoria dopo un lungo periodo di esilio in Francia, e questo ha tutta l’aria di essere un viaggio molto affascinante in una terra che mi è sconosciuta ma della quale riesco già a godere dei suoni e degli odori.

“Cammino sotto una pioggia sottile. Da tempo non mi capitava di passeggiare sotto una pioggia così. Passo accanto all’Istituto per la Sanità della riserva di Wolong, sembra deserto, nel bosco regna la pace, si sente solo lo scroscio di un torrente nelle vicinanze. Da tempo non avevo la testa così libera, non sono più costretto a pensare, posso lasciar vagare i miei pensieri. Per strada non c’è anima viva, niente automobili, solo verde a perdita d’occhio. E’ primavera.”

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Poppy Vase With Pear, Sarah Siltala

All or nothin’ at all

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Luna piena in cancro. Questo plenilunio, che vede il sole sul versante opposto, nel segno del capricorno, invita i più attenti e ricettivi a fare i conti con la polarità di due figure antitetiche ma complementari bene rappresentate dal fanciullino (il cancro) e l’anziano (il capricorno). Il primo vulnerabile, in bisogno di attenzioni e cure, il secondo navigato, nel pieno della propria maturità. Si tratta di una fase di transizione in cui i ricordi del passato legati all’infanzia, e le aspettative riversate nel futuro, offrono all’adulto evoluto  l’opportunità di riflettere sul presente e convertire questo dualismo per creare unità integrando al proprio interno la spontaneità, creatività ed emotività tipiche dei segni di acqua, con la stabilità, il senso del dovere e la chiarezza di intenti tipici dei segni di terra. Coraggio

Dodici Gennaio

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Questo 2017 è iniziato con un cambio di residenza, dal corpo in cui ho vissuto per 35 anni e sei mesi, a uno in cui mi sono idealmente trasferita portando con me l’indispensabile, legami di sangue e foto di viaggi nel tempo che ho incorniciato e racchiuso dentro un baule. Ci sono voluti anni per liberarmi dell’innecessario, focalizzare l’attenzione su ciò che mi sarà utile per i giorni a venire, e, letteralmente, fare la muta. Cambiare di pelle. Dunque eccomi, al sicuro dentro il corpo che mi offre rifugio e fa sentire protetta. Al caldo. Finalmente a Casa. Mi sento leggera. Talmente leggera da camminare a un palmo dal suolo e vedere con più chiarezza la meta che si profila ai miei occhi attraverso la foschia. Chi vorrà presentarsi al mio uscio è benvenuto, ma è pregato di togliersi le scarpe e portare con se tanta luce quante ombre. Delle peonie. Del vino, sempre gradito. Musica, sempre apprezzata. Di provviste, a casa mia, sono pieni gli scaffali. Cibo per il corpo e per l’anima.

Sottovoce

Dieci Gennaio

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Belle Mer Graphics

Chi ha detto che la banana è l’unico frutto dell’amore non aveva evidentemente scoperto ancora le straordinarie proprietà afrodisiache del dattero. Un frutto magico davvero. Anzitutto perchè ricco di zuccheri naturali, vitamine, minerali, fibre, oli essenziali, calcio, ferro, magnesio, rame, selenio, potassio, in grado di contrastare l’insorgenza di un cancro addominale, anemia, malattie cardiovascolari, osteoporosi, possibili disturbi intestinali e di costipazione, ma perchè è stato dimostrato anche che l’alta quantità di estradiolo e flavonoidi contenuti in essi favorirebbero negli uomini non solo la produzione e mobilità dello sperma ma anche un aumento in struttura e peso dei testicoli. A questo proposito si suggerisce la preparazione di una ricettina semplice semplice che consiste nel tenere in ammollo per una notte una manciata di datteri da tritare e mescolare a del latte di capra con l’aggiunta di un pizzico di cardamomo in polvere e un cucchiaio di miele. La mistura risulta efficace anche per incrementare la resistenza sessuale e ridurre il rischio di sterilità causata da possibili disordini o disfunzioni in corso. Niente male ve?
Si racconta che la prima palma da dattero germogliata a Roma sia nata da un seme sputato per terra da Augusto, particolarmente ghiotto del frutto, coltivato in Babilonia fin dal 4000 a.C. e molto apprezzato anche in età romana. Ho scoperto tuttavia che l’imperatore e la prima moglie Clodia Pulcra hanno divorziato dopo appena due anni di matrimonio e che la donna è stata rispedita indietro dalla madre accompagnata da una lettera in cui si affermava che il matrimonio non era stato consumato e questa risultava ancora vergine. Avesse saputo Augusto del portentoso cocktail d’amore, chissà, le sorti dell’impero romano sarebbero state diverse.
Ad ogni modo, a piacermi del dattero non è solo la polpa, ma il seme, appunto. Non certo commestibile ma bizzarro a suo modo. Somiglia a un insetto, meglio a una larva. Alla ghiandola pineale.

Nove Gennaio

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Libby Anderson

L’ho vista spiccare in mezzo a un cespo di foglie verdi e potos, intanto che attraversavo la strada e mi lasciavo alle spalle una fila di cassonetti stracolmi di immondezza sparsa tutta intorno nel marciapiede. Una pianta di ciclamino. Piccole erbacee tuberose dai fiori rosa fucsia. Un tocco di grazia. Una pennellata di vigorosa eleganza in una tela lercia, sporca di degrado. Mi sono chiesta cosa rende, morfologicamente, i ciclamini fra le poche piante fiorite capaci di resistere alle temperature gelide dell’inverno, e ho realizzato che il loro segreto è racchiuso nel bulbo, l’anima del fiore, in grado di immagazzinare al suo interno tutti i nutrimenti di cui la pianta ha bisogno per crescere in salute, rendersi autosufficiente, e proteggersi dalle ostilità dell’ambiente in cui vive mantenendo intatto il turgore della propria bellezza.

Domenica Pomeriggio

Incantesimi e il potere suggestivo delle parole.
Shiny Stockings. E’ necessario aggiungere altro?

02 : 40 PM

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Erzsebet Bathony prima del processo. Ritratto di pittore anonimo di scuola ungherese. Collezione privata (Rif. Storica)

A proposito di esoterismo, qualche giorno fa ho letto su Storica le incredibili vicende di una donna che non conoscevo ancora, tale Contessa Dracula, moglie del Cavaliere Nero, chiamata Erzsebet Bathony, nata nel 1560 in Ungheria e discendente da una delle famiglie più antiche e potenti della nobiltà protestante transilvana. Principessa e assassina, la nobildonna fu condannata colpevole e rinchiusa dentro una stanza buia del suo castello, fino alla morte, avvenuta il 21 agosto del 1614. L’accusa è aberrante, pare abbia ucciso forse 36, forse 80, forse addirittura 640 donne vergini. Non prima di averle torturate atrocemente. Dice perchè proprio le vergini? Anche la nobildonna moscovita Darya Nikolayevna Saltykova, comunemente chiamata Saltichikha, fu condannata nel 1762 per avere torturato e ucciso 138 delle sue serve, ma la scelta delle donne da uccidere prescindeva la loro condizione sessuale. La principessa Bathony le voleva vergini così da estrarre dal loro corpo il sangue che utilizzava come unguento di bellezza. Un aneddoto racconta che la principessina, burlatasi un giorno di un’anziana decrepita e informe, ricevette dalla stessa una maledizione. Rivoltasi a una fattucchiera, questa le suggerì di scongiurare il maleficio e preservare la sua bellezza lavandosi con il sangue delle fanciulle. Et voilà, niente filtri, niente inganni, magia

Otto Gennaio

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Ho letto bene quello che il Cardinale Gianfranco Ravasi scrive nel Breviario pubblicato nell’inserto Domenica del Sole 24 ore uscito appunto stamattina? ‘E’ sorprendente che un aruspice possa vedere un altro aruspice senza mettersi a ridere’. Segue a questa citazione una severa critica di condanna contro ‘i giornali più paludati [che] non hanno esitato (e non si sono vergognati) a interpellare astrologi per emettere oroscopi riguardo al nuovo anno.’ Il cardinale condanna la cartomanzia, la chiaroveggenza, l’astrologia. Evidentemente incurante della superstizione alla base tanto dell’esoterismo quanto della religione. Insomma il bue dice cornuto all’asino, ma perchè si tratta di un bue e non di un asino, cita Cicerone e un passo tratto dall’opera ‘La natura degli dei’. Per essere un autogol, questo non manca di sofisticazione e acume, non c’è che dire.
Di buono imparo che l’aruspicina è un’arte divinatoria di origini etrusche che consisteva nell’esame delle viscere (fegato e intestino) di animali sacrificati. Dicesi pertanto aruspice colui che pratica questa ‘diavoleria’.
L’astrologia non è una scienza esatta. Men che meno lo è l’esoterismo. Eppure tanto la scienza ufficiale quanto l’esoterismo e le religioni rappresentano al meglio la natura umana nella sua affascinante complessità. Non certo scevra di contraddizioni. Basta guardare alla conformazione del cervello, che vede nell’emisfero sinistro la sede della ragione e nell’emisfero destro quella della creatività. Tanto il primo, quanto il secondo, parte dello stesso organo, dello stesso individuo. Chiunque, per partito preso, scredita l’esoterismo, accusa le religioni o condanna la scienza, manca di accettare l’uomo nella sua interezza, capace com’è di grandi cose proprio perchè dotato tanto di raziocinio quanto di fantasia. Non è il sapere a determinare la condotta di un uomo, ma l’utilizzo, talvolta avveduto, talvolta scriteriato, che ne fa.

Sei Gennaio

Me la immagino eccome la scena che vede Blaise e me dividere un tagliere di formaggi, marmellate, frutta e verdura, seduti a un tavolo del Procope, in rue de l’Ancienne Comedie. Fra vegetariani ci si intende e Pascal lo è stato per buona parte della sua vita.
Lo so, quando il sicilianissimo compare Peppe Procopio Coltelli arriva a Parigi nel 1686 per avviare la caffetteria che oggi come allora occupa un angolo di storia lungo la riva sinistra della Senna, Pascal era già morto da 24 anni. E io non mi ero ancora reincarnata. Ma hey, qui si tratta di dare voce alla mia immaginazione. E la mia immaginazione oggi ha il formato di una clip a colori, souvenir di un viaggio indietro negli anni. Al tempo in cui un vecchio grammofono suona questo pezzo di Eartha Kitt, non tira a Parigi la gianna che da un giorno a questa parte sta ribaltando Roma, e mon cher ami ha l’imprudenza di alzare il gomito, guardarmi negli occhi e sussurrare cauto: Le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point. Dico Ordino un cannolo? Mon esprit de finesse è un oracolo infallibile e la sibilla chiamata a interpretare le sue profezie ha un intuito assai spiccato. No, dice lui, Usa la testa per amare col cuore. Santè!

Uno Gennaio

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“La vita è sopportabile solo per il fatto che nessuno s’identifica col dolore altrui”, diceva Cioran. Non riesco a trovare parola migliore che mattanza per definire il 2016, i conflitti e gli attentati che fino alla notte scorsa a Istanbul hanno sporcato ancora una volta di sangue la coscienza del mondo e costretto ciascuno di noi a fare i conti con il sospetto di una pandemia violentissima e inarrestabile cui virulenza è diffusa nell’aria e minaccia di uccidere sul nascere il desiderio di vivere con fiducia e sperare in un 2017 di gioia. Non posso fare nulla per arrestare l’avanzata degli innumerevoli patogeni avversori che indeboliscono il sistema immunitario della società in cui viviamo. Ma posso fare molto per impedire a tutta questa negatività di sopraffarmi e instillare in me il germe della paura. Perciò auguro a ciascuno di noi la forza di coltivare un seme di pace nel terreno fertile dell’Amore, e di prendersene cura, permettengogli di germogliare e produrre i suoi dolci frutti. Coraggio

03 : 47 PM

Ecco trovato fra i buoni propositi del 2017 quello di riuscire a fischiettare questo brano scoperto un paio di giorni fa ascoltando Shirley Bassey e in questo video interpretato magnificamente da Chaka Khan, accompagnata dalla London Symphony Orchestra. Da quello che ho letto in un articolo trovato online, il brano compare in un vecchio musical chiamato Sweet Charity e presentato a Broadway nel ’66. Bisognerà vederlo

Trenta Dicembre

Di questo 2016 ormai agli sgoccioli ho pochi ricordi. Il mio cervello ha la lena di un impiegato trasognato e stipendiato al minimo sindacale, cui compito ingrato consiste nello smistare accuratamente tutte le informazioni che riceve e archiviarle, a seconda della materia, in apposite cartelle organizzate in ordine alfabetico da disporre negli scaffali del dipartimento Mente. Quando mi aggiro coi pensieri nella sezione Memoria Affettiva, trovo appena un’accozzaglia di fascicoli sparsi in disordine per terra. La scrittura è fitta e minuta. Tante le cancellature, le aggiunte a bordo pagina,  i punti esclamativi, le domande senza risposta, le pause, i silenzi. Lunghi silenzi, prolungati per decine e decine di capitoli. Epiloghi emotivi che nell’insieme raccontanto la storia di un cuore esaltato, visionario, turgido d’amore, malato di immaginazione, stroncato mortalmente da un infarto. Tante storie quante vite. Tante vite quanti cuori. Tanti cuori quanti arresti cardiaci e reclusioni. A fare ordine nel marasma dei miei sentimenti è la musica. Col passare degli anni avrò anche rimosso dispiaceri e dissapori, ma quando ascolto un brano scelto fra i tanti che compongono la biblioteca musicale nel reparto Emozioni, sono capacissima di individuare nell’immediato i ricordi a esso legati  e i sentimenti, rivissuti oggi con la stessa densità di ieri. Ascoltando questo pezzo di Dinah Washington mi sono scoperta piangere d’improvviso e ripensare con dolcezza al coraggio delle emozioni provate amando tanto intensamente ciò che più intimamente mi ha procurato dolore. Pace all’anima mia.

Imperterrita, rimango fedele all’Amore. Se guardo a ciò che è stato di quest’anno trascorso non ho rimpianti, non ho rimorsi. Un solo desiderio per il futuro a venire, gioire. Sono grata a chi mi è stato accanto, per avermi supportata. Sono grata a chi mi è stato avverso, per avermi spronata a credere in me stessa con rinnovata convinzione. E grata sono a Laura, per essersi presa cura della bambina che è in me; per la pazienza, la forza e la tenacia dimostrati. Ho lottato e trionfato, ho lottato e sono stata sconfitta. Ieri quanto oggi ho agito in conformità con i miei pensieri, con i miei sentimenti, fedele a me stessa. Oggi più di ieri posso dirmi una donna libera e risolta. Questo specialmente ricorderò del 2016 e ne sono contenta

Ventotto Dicembre

A interpretare questo pezzo dei Doors sono stati in tanti, Julie London, Stevie Wonder, Al Green, persino Minnie Riperton, che io ho a cuore più di tutti, ma questa cover di Shirley Bassey, uscita nel ’70 e contenuta nell’album Something, rimane in assoluto la mia preferita. La voce di Morrison ha una straordinaria carica seduttiva ma quella della Bassey, cui timbro caldo e suadente conferisce profondità e accentua ulteriormente di significato il desiderio bene espresso dalle parole del testo, unito agli arraggiamenti dell’orchestra, suonano alle mie orecchie tanto più convincenti, assertivi. Mi piace. Lights my fire.
E a proposito di chicche psichedeliche divenute icone musicali, bello anche il brano Sunshine of your love, dei Cream, interpretato in chiave jazzeggiante da Ella Fitzgerald e contenuto nell’omonimo live album uscito nel ’68 e ripubblicato in versione CD nel 1996.

Diciannove Dicembre

Matt Blease

Dialettica. Non avessimo ereditato da Platone l’arte di discutere per approdare alla verità tramite il confronto, la nostra non sarebbe una società tale da definirsi civile. Per Platone il fine della discussione consiste nel rilevare l’idea suprema di Bene e ciò che muove gli interlocutori, tesi a interagire, é l’eros, il desiderio bramoso per la conoscenza. Platone più di tutti aveva compreso che l’intelligenza di un filofoso si manifesta nella capacità di confutare un pensiero contrario al proprio così da stimolare la controparte ad articolarne uno via via più fecondo che in sede di dibattito porterà alla realizzazione di un’idea compiuta infine. Ma ciò che più conta é che per Platone il fine della discussione non consiste nello stabilire chi ha torto e chi ha ragione. Ma cosa é bene e giusto. E se l’eros é il movente del dialogo, ciò che permette di rendere quanto più costruttiva una discussione, il suo contrario rende il confronto tanto piú sterile e inconcludente. Così i vaniloqui, le lamentele, gli insulti, che sprovvisti di acume non forniscono valide alternative né risoluzioni, rendono ridondanti e inefficaci gli interventi e qualificano chi li usa, fomenta e promuove. Date queste condizioni, perché scomodarsi a replicare, reagire a una peovocazione con una provocazione, se si può fare di meglio, fischiettare.

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I baci più intensi partono da uno sguardo per arrivare in bocca

Otto Dicembre

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Parità dei sessi. Mi capita in più occasioni di trovarmi in treno e cedere a un maschio quell’unico posto rimasto libero fra tanti occupati. Si tratti di un bambino, un ragazzo, un adulto o un anziano, non fa differenza. E’ nella mia natura essere gentile e apprezzare a mia volta l’altrui gentilezza. Lo stesso faccio con le femmine. A maggior ragione con le femmine. E’ nella mia natura essere anche galante. Eppure ammetto che quando a sedersi è un mio coetaneo, questa mancata gentilezza suscita in me biasimo. Perchè si, uomo, ripongo su di te l’aspettativa di saperti galante e cortese al mio pari.
Io no, non sono una femminista. Simpatizzo per le politiche femminili e ho a cuore la Goldman più di chiunque altra che ha fatto la storia, ma non sono femminista. Anzitutto perchè non sono mai stata capace di aderire ciecamente a un sistema di idee predefinite. Individualista come sono. Trovo significativo sostenere la causa delle donne nel mondo ma sono orientata a riflettere su ciò che concretamente è alla mia portata e in mio potere fare. A lavoro, come per strada. Poi perchè sono convinta del fatto che se voglio qualcosa, qualunque cosa, spingo per ottenerla fino a quando non la ottengo, non mi viene riconosciuta o capisco di dover rinunciare. Dunque considero scuse il più dei discorsi che riguardano la discriminazione. Tieni a fare qualcosa nello specifico? Non ti permettono di farla? Renditi quanto più indipendente, creati le condizioni adatte per renderla possibile, fino a che quella cosa nello specifico da concessione quale era diventa invece un’opportunità e un diritto, che nessuno può mai impedirti di esercitare. Insensata considero anche la pretesa di voler fare carriera conciliando la professione all’accudimento dei bambini. Deciditi donnna. O il mestiere, onoratissimo, di madre. O la libera professione. A fare più cose insieme si finisce per non realizzarne una sola come si deve. Mi dispiace di cuore ammetterlo, ma temo proprio che tante politiche di emancipazione hanno contribuito appena a deresponsabilizzare gli uomini dal farsi carico dei doveri necessari all’oganizzazione della vita.
So cosa vuol dire lavorare tanto più di un uomo ma percepire la metà di lui a parità di mansioni. Eppure continuo a dirmi che se questo è accaduto è dipeso da due ragioni. La prima, perchè non ho avuto a che fare con le persone giuste, in grado di attribuire alla mia persona e al mio lavoro il valore che meritano. La seconda, perchè ho permesso alle stesse persone di sminuire quel valore che evidentemente non sono stata in grado di affermare opportunamente e proteggere. Semplice. Per questo non ne faccio una questione di principio. Tutto sta nel peso che si è disposti a porre sul piatto della bilancia. Quello è e quello rimane. Inconfutabilmente. Un uomo può anche fingere che quel peso non ha il giusto valore, può anche abusare del proprio potere e mettere a rischio la tua sicurezza, ma questo non ti impedisce di affermare la tua posizione, lottare perchè ti venga riconosciuto nè più, nè meno, di quello che ti spetta, oppure andartene. Nè tu nè lui avete del resto voglia di perdere tempo e sprecarvi inutilmente. Se mai questo accade, ti è chiaro che quello non è il posto giusto in cui investire capacità e dedizione. Coraggio. Polso fermo. Semina bene, aspettati di raccogliere buoni frutti. Se sono marci,  cambia tecnica di coltivazione, cambia terreno, cambia i semi, ma non cambiare attitudine. Rischia. Sarebbe ora che a emanciparsi fossero loro e loro ad adattarsi a un femminile evoluto. Con le idee chiare e i requisiti necessari a realizzarle. E l’unica a poterglielo fare capire sei tu. Più coi fatti che con le parole.
Quanto alla violenza domestica, se un uomo è violento o abusante, i  segni sono chiari e il problema oltre a risiedere in lui risiede specialmente in te, che devi educarti ad acquisire i mezzi necessari a individuarli così da proteggerti e segnare il limite che nessuno al mondo può superare a meno che tu non lo voglia deliberatamente. A fare poi la differenza fra una donna che può dirsi libera di andare in giro la notte da sola, e una che non si sente al sicuro, è un lampione. Tanti lampioni quante donne. Una strada bene illuminata. Mi piacerebbe guardare agli esseri umani con indiscrimanata compassione, ma non posso, quanto è vero che ho tanta più stima di chi sa comportarsi. C’è chi sa stare al mondo e chi no. Avanti i primi, via i secondi. In terapia rieducativa. Non si discute su questo. Veniamo al mondo con uno scopo. E una scelta, ben precisa. Fare bene, fare male. Non importa da dove vieni, ma quello che fai della tua vita. Niente scuse, appropriata indulgenza.
Quando infine a entrare in gioco è la galanteria, allora si, mi spiace per te, uomo, che manchi di spirito e savoir faire. Non mi devi nulla a prescindere. Eppure mi piacerebbe avere di te un’opinione e poter riporre su di te delle sane e ragionevoli aspettative. Tu puoi contare su di me. Su questo sono pronta a dare la mia parola. Io vorrei poter contare su di te e la tua.

 

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Hugo Henneberg

Stamattina ho ripreso in mano Lo Spleen di Parigi per leggere specialmente un piccolo poema a cui sono affezionata più di tutti e che ricevo ogni volta come una carezza al cuore. Dice

La Luna che è tutta un capriccio, dalla finestra ti vide mentre dormivi nella tua culla, e pensò: “Mi piace, questa bimba”.
E discese mollemente la sua scala di nuvole e passò senza un suono traverso i vetri. Poi si distese su di te con la morbida tenerezza di una madre, e lasciò sul tuo viso i suoi colori. Ancora ne hai verdi le pupille, e le gote straordinariamente pallide. E’ contemplando questa visitatrice che i tuoi occhi si sono bizzarramente ingranditi; e così teneramente ti ha stretto alla gola che ne hai serbato per sempre una voglia di pianto.
Nell’espansione della sua gioia, la Luna colmava la camera intera, come un’atmosfera fosforica, una luminosa posizione; e tutto questo vivo lume pensava e mormorava: “Eternamente subirai l’influsso del mio bacio. Sarai bella alla mia maniera. Amerai quel che amo e mi ama: le nuvole, le acque, i silenzi, la notte; il mare verde e immenso; l’acqua informe e multiforme; il luogo in cui non sarai, l’amante che non conoscerai; i fiori mostruosi, i profumi che spingono al delirio; i gatti in deliquio sui pianoforti, che gemono con una voce roca e dolce, come le donne.
“Sarai amata dai miei amanti, corteggiata dai miei adoratori. Sarai regina degli uomini dagli occhi verdi che hanno un nodo alla gola per le mie carezze notturne; di quelli che amano il mare, il mare immenso, tumultuoso e verde, l’acqua informe e multiforme, il luogo dove non sono, la donna che non conoscono, i fiori sinistri simili agli incensi di una fede sconosciuta, i profumi che intorbidano la volontà, gli animali selvatici e voluttuosi che sono emblemi della loro pazzia.”
Ed è per questo, mia maledetta bimba, cara viziata, che ora sono sdraiato ai tuoi piedi, inseguendo in tutto il tuo corpo un riflesso della pericolosa Dea, della madrina fatale, della balia avvelenatrice di tutti i lunatici.
Per sempre amato Baudelaire

07 : 46 PM

Bello di questo pezzo anche il remix di Nôze

03 : 39 PM

oll

Non so gli spot commerciali che passano in tv ma quelli che mi capita di vedere a introduzione dei video su youtube sono per lo più drammatici. A iniziare da quello che sponsorizza un formaggio fresco spalmabile e vede una donna mangiare con gusto sospirando lieta che può avere di meglio dalla vita che un uomo. O quell’altro che sponsorizza un panno cattura-polvere e vede un uomo sospirare lieto per il tempo che il suddetto gli farebbe risparmiare nelle pulizie e dedicare a coccolare un cane. Mi pare logico pensare che i due hanno rotto da poco e ripiegato rispettivamente sul cibo la prima, su un cane il secondo. E per rimediare alle spese del divorzio si sono dati alla recitazione. Può essere. Certo bisogna chiedersi perchè sia l’una che l’altro preferiscono il cibo e un cane allo stare insieme. Forse perchè nè il cibo nè un cane hanno modo di parlare? Peggio litigare. Se così fosse andremmo a parare nei soliti discorsi che vedono la comunicazione al centro di una sana relazione e la mancata o inappropriata comunicazione come la causa che determina i conflitti che portano a una rottura. Però è proprio questa similitudine che rende più facile comprendere cosa manca nella comunicazione fra due persone perchè risulti efficace e apprezzata da entrambi. Se il cibo procura piacere allora vuol dire che per rendere una donna contenta bisogna comunicare con lei utilizzando un linguaggio quanto più ricco di sapore, gusto, varietà. Bisogna cioè stimolarla, emozionarla, soddisfare i suoi languori. Per il dolce, per il salato. Del resto l’amore è un piatto forte che va cucinato con passione e dovizia di attenzioni. Bisogna saperci fare. Se un uomo preferisce a una donna la compagnia di un cane, essere affettuoso, giocherellone e fedele, o di un gatto, essere indipendente, solitario e sornione,  allora vuol dire che per comunicare con lui sarà necessario utilizzare un linguaggio quanto più essenziale, diretto e scherzoso. Bisogna cioè  obbedire a tutti i suoi ordini, andargli a riportare le ciabatte quando ve le tira addosso fargli notare le cose senza abbaiare, rispettare i suoi spazi, rendersi quanto più indipendenti, rassicurarlo circa il bisogno di lealtà e fiducia che si aspetta da noi donne. Chissà. Se non altro basterebbero accorgimenti come questi per scoraggiare le agenzie pubblicitarie dal creare così tanti spot tristemente realistici.

Sette Dicembre

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‘Non capisco come l’uomo razionale e spirituale possa servirsi di mezzi artificiali per arrivare alla beatitudine poetica, dal momento che l’entusiasmo e la volontà sono sufficienti per elevarlo a un’esistenza sovrannaturale’. Che detto da Baudelaire nei Paradisi Artificiali ha senso solo se per volontà intendeva quella di cucinare a pranzo una parmigiana e per entusiasmo il godimento papillativo che ne consegue quando la si assapora. Quanto è vero che la parmigiana è una metafora d’amore incondizionato e squisitissimo.
Ogni tanto mi chiedo se è mai possibile organizzare uno studio sulle abitudini alimentari dei più influenti pensatori europei del ‘900 così da rilevare, a livello biologico, la correlazione fra cibo e attività cerebrale. Non deve essere un caso se Jean Baudrillard ha definito il postmodernismo come l’epoca del nichilismo. E se postmodernismo è uguale a capitalismo, capitalismo è uguale a cibo in scatola e fast food. Dico io viva i carboidrati a basso indice glicemico. Viva l’ottimismo. A colazione, pranzo e cena.

Sei Dicembre

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Esiste un modo per non trasformare un fuocherello in incendio. Non soffiarci sopra. Perciò quando l’atmosfera inizia a scaldarsi e la fiamma a divampare, è preferibile isolarla fino a che non si spegne, per mancanza di carburante e ossigeno. Così la rabbia. L’altrui, la propria. Dice ma perchè reprimerla, questa rabbia? Perchè non manifestarla? E manifestiamola. Qui di seguito ho riportato le istruzioni per creare una bambolina voodoo.. Scherzavo.
La rabbia è una lama a doppio taglio. Crea disarmonia, malessere. Al cuore, alla cistifellea; può procurare dolori muscolari, gastrite, ulcera, dermatiti, stress. Stress a go go. Un’eccessiva produzione di cortisolo che minaccia la salute del cervello. No grazie. E’ mai possibile anche solo pensare di permettere a fattori esterni che prescindono la propria volontà, le proprie intenzioni, di impattare tanto violentemente l’equilibrio che con estrema cura e dedizione ci si impegna a creare e mantenere al proprio interno? Naahhh
Vale sempre la pena chiedersi che intende realmente, questa rabbia che per mancanza dei mezzi necessari a esprimere  un disappunto non riesce a fare di meglio che  distruggere anzichè costruire.

11 : 58 AM

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Dunque ho scoperto che sabato 10 dicembre si terrà qui a Roma un evento organizzato dalla Comunità Raeliana che ha come obiettivo quello di diffondere il messaggio dei creatori. Elohim (vedi il libro della Genesi), coloro che vengono dal cielo e che nella fattispecie il 13 dicembre del 1973 sarebbero apparsi al giornalista francese Claude Vorilhon per rivelargli la verità che si nasconde dietro alla creazione del mondo, frutto di un sapientissimo programma di ingegneria genetica. Già Mauro Biglino, traduttore di ebraico biblico, insiste da anni a ribadire che dalle traduzioni da lui effettuate della Bibbia, non esiste nel testo sacro una sola parola riconducibile a Dio, e in particolare al Dio di cui la Chiesa Cattolica si è servita nei secoli per creare l’impero che ha dominato il mondo occidentale e condizionato lo svolgersi della storia. Così come ci è stata raccontata. Annesse teorie del complotto e fantasiose suggestioni letterarie.
Trovo tutto questo affascinante. Basta pensare all’azione coercitiva che la religione ha avuto e ha ancora nella società per rendersi conto dell’impatto straordinario che false o presunte credenze hanno sulla visione di ciascuno circa quella che definiamo realtà.
Siamo davvero stati creati dagli alieni? Perchè no! Ciò che sappiamo deriva dal linguaggio che utilizziamo. E tanto più ricco è il linguaggio di vocaboli, tanto più vasta è la nostra conoscenza del mondo. Tuttavia, non si può non citare Schopenhauer e il mondo, a suo dire, come volontà e rappresentazione. Vedremmo davvero il mondo come lo desideriamo? Secondo Schopenhauer il mondo si può rappresentare sotto due forme. Intellettuale la prima, basata sul rigore scientifico dell’indagine speculativa. O come la rappresentazione di una volontà. La scienza ovviamente si adopera nello studio della realtà oggettiva, attraverso l’indagine, la ricerca. Ma la percezione che ognuno di noi ha della realtà deriva da una proiezione.  Il  mondo si nasconde agli occhi dell’uomo dietro quello che Schopenhauer definisce il velo di Maya. Dunque per Schopenhauer la vita è un sogno. Dovremmo dire incubo, per come stanno le cose. La rappresentazione più vivida delle nostre paure più recondite. Tant’è.

09 : 56 AM

Tre sono le female post – punk band che mi piacciono specialmente: le Bikini Kill, le Slits, le Raincoats, che di recente si sono riunite per un breve tour in Inghilterra durato tutto il mese di novembre, e poi c’è Vivien Goldman, che in verità ha prodotto appena 2 LP in gioventù ma si è guadagnata la fama di Punk Professor insegnando punk, regggae e culture musicali in America. Suo il saggio Bob Marley, Soul Rebel – Natural Mystic
Vi dice niente il congnome Goldman? A me riporta alla mente Emma

Cinque Dicembre

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Donne, dal 2014 va di moda il vajazzling e voi non mi dite ancora niente? M’è toccato scoprirlo sabato pomeriggio dall’estetista per avere notato una ciotola di brillantini di fianco allo scaldacera. Io ero ancora ferma all’heart attack in voga dagli anni ’70. Questa degli Swarovski e delle paillettes mi pare una magnifica idea per illuminare di ottimismo le prossime feste e celebrare così il nostro radioso avvenire. E a proposito di depilazione, trend del momento e con rispetto parlando per le comunità ursine di tutto il mondo, io mi auguro un 2017 di uomini etero finalmente sbarbati, 365 giorni all’anno. Accettasse Kama una ciocca dei miei capelli come sacrificio ed esaudisse questo mio piccolo e umile desiderio. Al resto ci penso io.

All Day Music

Non sembra anche a voi di riconoscere negli accordi di questo brano Island Letter di Shuggie Otis e la placida atmosfera che accompagna la mente a peregrinare libera per le spiagge di Koh Samui, il corpo accarezzato dal sole, i capelli dal vento, i piedi nudi dalla sabbia. Voglia d’estate, un tuffo nell’acqua

La musique souvent me prend comme une mer

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Saul Leiter

Lettera aperta a un amore mancato

Ti ho incontrato ieri pomeriggio alla fermata degli autobus, tra i tanti in attesa del 650. Tenevi le mani dentro le tasche di una giacca blu, due taglie più grandi della tua, e indossavi un maglione dello stesso colore, lungo di maniche, sopra un paio di jeans chiari, larghi ai fianchi. La conversazione con la signora che ti stava davanti deve averti dato da riflettere molto perchè a una certa hai prima incrociato le braccia al petto per tenerti il mento con una mano poi, accigliato da chissà quale pensiero torvo che ti ha fatto tossire d’improvviso. Stavate parlando dello sciopero. E dell’autobus che tarda ad arrivare. ‘Prima o poi dovremo deciderci tutti quanti ad andare in bici’, ho detto io per attirare la tua attenzione. ‘Devono prima offrirci più di una buona ragione per farlo’, hai risposto tu. Così abbiamo iniziato a chiaccherare. La globalizzazione, il NAC, la dichiarazione di sovranità individuale. ‘Portami a bere un caffè al bar’, ti ho proposto. ‘Andiamo da Amir’, hai risposto tu. Dunque mi hai raccontato di tua madre, che è morta, di tuo fratello, che a tuo dire è un coglione, di tuo padre ottantenne, che si è risposato due mesi fa. E del morbo di Alzheimer, che ti ha diagnosticato il dottore. ‘Stamattina Manuela mi ha mandato un messaggio, si è lamentata del casino che faccio in bagno quando mi doccio. E dei piatti sporchi lasciati in cucina. E della biancheria per terra in camera da letto’. Hai detto. ‘Sono sempre stato un uomo distratto. E pigro’, hai aggiunto. Cambiare non sei cambiato, ho pensato io. Pigro sei da giovane, pigro da anziano. Indolente, hai concluso.
Guardandomi negli occhi hai detto ‘Sei molto bella’. ‘Andiamo a farci una passeggiata’, ti ho risposto io. A due passi dalla fermata Numidio Quadrato volevi portarmi a Parigi. A Giulio Agricola volevi sposarmi. ‘Prendiamo il treno’, ti ho risposto io.
Seduti in treno mi hai raccontato del matrimonio di tuo padre. Uomo di fede. ‘E tu non lo sei?’, ti ho chiesto. ‘Lo sono’, mi hai risposto. ‘E com’è che non ti sei sposato?’ ‘Non ho conosciuto nessuna che fa al caso mio’. Dico io, Come dev’essere questa donna che fa al caso tuo. ‘Bella, intelligente, allegra. Come te’, hai concluso. ‘Ti sei scordato dei miei tanti difetti. Riusciresti ad amare anche quelli?’. Non mi hai risposto ma ti sei incupito. I difetti non ti piacciono da giovane. E continuano a non piacerti anche da vecchio.
Scesi dal treno, saliti sulle scale mobili, hai poggiato la testa sulla mia spalla. Ti ho sorriso, mi hai sorriso e mandato un bancino. Sei sempre stato un bambino adorabile.

11 : 00 AM

In compenso, per trovare questo, uscito nel ’77, mi è stato necessario soltanto rovistare nello scaffale di uno store a Camden Town
Bei tempi a Londra

Tre Dicembre

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L’impossibile. Dev’esserci una cura a questa smania che ho di volere esattamente solo quello che non posso avere. Quell’unico paio di boots Minelli che non mi possono essere spediti dalla Francia. Quel rossetto cui gradazione di rosso aranciato a base fredda oscilla fra lo scarlatto e il pompeiano. Stealin Home dei Babe Ruth in vinile. No, non in versione cd. Io voglio il vinile

Thought I saw you on a train
Could be my imagination
So I turned and looked again
But you?
Fooled again your heart to find

Try to find you, try to find you
Ain’t so easy as it seems
Like a needle in a haystack
I see you in all my dreams

Due Dicembre

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Come fa a mancarti qualcosa che non conosci? L’alchechengi. Per dire. Chi l’ha mai assaggiato? Può mai venirti in mente che esiste al mondo, giacchè non l’hai mai neanche visto? Può mai venirtene in mente il sapore? Può mai venirtene la voglia? Il desiderio, il bisogno. Un giorno però ne vedi un cestino colmo poggiato sul banco del fruttivendolo, al mercato cinese. Prendi in mano il frutto. Lo tasti. Lo guardi. Lo annusi. Chiedi al fruttivendolo da dove viene, come si mangia. Con la buccia, senza buccia. Lo assaggi. Ti piace. Perciò ne assimili il sapore e con esso il ricordo del piacere che hai provato mangiandolo e la voglia, di averne ancora. Così l’amore.
Si fosse trattato di un duran, che a vederlo è tutto spinoso e ad annusarlo ti si indispettisce il naso, l’impatto sarebbe stato diverso e diverse sarebbero state le impressioni. Perciò il duran suscita in te scarso appetito. Quello che però non sai è che tolte le spine il duran ha al suo interno una polpa dolcissima e molto tenera. Perciò, assaggiato una volta, lo si vuole mangiare sempre. E’ che non lo si trova in giro. Neanche a pagarlo. Bisogna andare a prenderselo. Farsi un viaggio fino nel sudest asiatico. Dice che addirittura a Singapore, in Malesia e in Tailandia, è vietato portarselo in giro nei mezzi di trasporto. Tanto è puzzolente. Seppure squisito. Lo sanno i temerari. Per i quali la puzza non è puzza ma odore pungente. E le spine non sono lame ma aculei, per maneggiare i quali è sufficiente appena indossare dei guanti. Anche la loro pazienza, cui fine è arrivare al cuore del frutto, è amore.

08 : 47 PM

Veniamo a Noi

Uno Dicembre

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Tante volte a qualcuna di voi servono un paio di dritte su come fare scappare un uomo dopo il primo appuntamento? Perchè io, da single impenitente quale sono, ne ho tante quante me ne chiedete.
Non che ci vuole troppa fantasia per fare scappare alcuni di loro, prima o poi. Basta dire che non avete un profilo su facebook, nè su twitter, insomma di incontrarvi al parco per andare a correre insieme, che i più sono già andati, via. Perciò continuate pure a essere ‘troppo’ impegnative ed esigenti, se volete risparmiare loro la fatica di scollarsi dal divano e uscire. Oppure continuate a chattare sui social fino a che l’uomo dei desideri non ha trovato sufficiente coraggio per venire a prendervi sotto casa. Forse.
Può darsi invece che a scappare da ferme volete essere voi e voi ad assicurarvi che la faccenda è conclusa senza possibilità di appello.
Ora, non è possibile stilare un vademecum su come fare scappare un uomo dopo il primo appuntamento senza citare il classicone degli evergreen, sempre attuale, mai fuori moda. Ovvero, il Non Te La Do di cortesia che alle orecchie di un uomo suona spesso come la sonata no.2 op 35 in si bemolle minore di Chopin. Una marcia funebre. Mo non è chiaro perchè provarci è diventato norma  ma sono in tanti a sentirsi mortificati da un possibile rifiuto e in pochi  a rendersi conto che se gli si da un due di picche è per risparmiare loro una figuraccia. Perchè se voi riuscite magicamente a raggiungere un orgasmo dopo appena un minuto di masturbazione, a loro potrebbe volerci più tempo. E a meno di non avere a che fare con degli esperti di tantra, a che pro mettere a disposizione il proprio corpo perchè loro possano godersi lo spettacolo e voi rimanere a bocca asciutta? Abbiamo voluto la democrazia? E democrazia sia anche a letto. Abbiamo spinto per una sana emancipazione? Rendiamola possibile. A tempo debito.
Dunque, fermo restando che Non Te La Do rimane in pole position nella classifica delle scuse più efficaci per fare scappare un uomo dopo il primo appuntamento, qui di seguito ho elencato le alternative che potrebbero fare al caso vostro
La prima:
– Non la do fino a prima del matrimonio
E’ così. A voi piace tenerla al sicuro, infiocchettata e profumata di lavanda, fino alla fine dei vostri giorni. Perchè  per voi il sesso è un atto teso all’elevazione dello spirito. Lo yab-yum che bene rappresenta la primordiale unione di saggezza e compassione. E chi crede più nel matrimonio?
– Te la do. Ma non sei il solo ad averla
E’ così. Voi non lesinate gioie e dolori. Siete emancipate, libere, selvagge, in una relazione aperta. E se per alcuni uomini questo suona allettante, per i più insicuri è una ferita all’orgoglio. Di certo siete delle professioniste su come generare ansie da prestazione. A go go
– Sono Testimone di Geova
E’ così. Che lo siate o meno che importa? Mai sentiti i precocetti dei più su di loro? Abbastanza per fare arretrare anche i più convinti satanisti
– Ho il secondo chakra bloccato
E’ così. Voi c’avete questo cumulo di tensioni emotive concentrato nell’addome inferiore, appena sotto l’ombelico, lì, che rende difficili allineamento e sincronizzazioni. E questo vi procura astenia, irritabilità, inappetenza sessuale. Perciò a meno di non essere tu, uomo dei desideri, un esperto di reiki, questa copulata non s’ha da fare
-Sono vegana
E’ così. Voi dite no ai latticini, no ai pesticidi, no ai conservanti, no agli zuccheri, no al glutine, no alla violenza sugli animali, no alla carne. Si tratti di un fallo, un cosciotto di pollo, uno stinco di santo
– Sono vedova
E’ così. Quello che da sempre è stato per voi l’amichetto immaginario negli anni diventato confidente fidato prima, amante appassionato dopo, è morto. E con lui anche voi, fedeli come siete all’amore eterno
– Sono del cancro
Questa è bella. Chiunque di loro ha già avuto a che fare con una donna del segno, non esiterà a darsela a gambe senza troppe scuse. Tanto siete carine e tenere e sensibili ed emotive ed esigenti e intransigenti, dolcemente complicate, un po’ pazzerelle
– Sono disoccupata
Questa funziona 9 volte su 10. Specie se chi vi chiede di uscire sta disperatamente cercando qualcuna che lo mantenga o con cui dividere le spese dell’affitto e che non gravi troppo sulle finanze
– Ho viaggiato parecchio negli ultimi 15 anni. Sono andata via di casa quando ne avevo 17
Complimenti! Sei una donna vissuta amica mia. Ne hai da raccontare. Di belle e di brutte. A molti  basta sentire questo per entrare in competizione e sentirsi in difetto. Ed è vero che ti basta guardare un uomo negli occhi, ascoltare il tono della sua voce, osservare le espressioni del suo viso, vederlo muoversi, per intuire da dove viene, dove è stato. Dunque ti ci vuole qualcuno con cui entrare in sintonia, che  come te abbia maturato negli anni attitudine al rischio, capacità di adattamento, e sufficiente esperienza di vita perchè possa dare all’amore, all’amicizia, alla fedeltà, alla dedizione, al rispetto, il valore che hanno e che meritano.
Perciò amica mia, tieniti stretto chi più del corpo è capace di accarezzarti l’anima. Scappassero tutti. Prima possibile. Ti sarà più facile riconoscere l’uomo giusto dal fatto che ti rimane accanto. Che tu creda nel matrimonio, nel poliamore, sia testimone di Geova, anarchica, vegana, onnivora, del cancro, del serpente, disoccupata, in carriera, e chi più ne ha più ne metta

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Pierre Boucher – L’eau, 1935

10 : 06 PM

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Two Things You Warned Me About, Heather Day

Leggevo le Divagazioni di Cioran quando il pensiero che segue ha instillato in me una riflessione. Dice

Giacchè in ogni individuo si nasconde un boia che ognuno intrattiene con una raffinatezza profonda e inconscia, l’unico percorso nobile è imparare a essere vittima

Essere un boia. Essere una vittima.
Mi è difficile tradurre in parole lo slancio di collera incotenibile che sopraggiunge quando al limite della propria capacità di sopportazione ci si impone il controllo necessario a convertire in resa  l’impulso di reagire a un’offesa che minaccia la propria incolumità. E pensavo, in queste giornate di dibattiti circa la violenza sulle donne, che non bastano i cortei a sensibilizzare la coscienza civile di un paese.
Andate pure in questura a denunciare le minacce di morte del vostro datore di lavoro che a pugno teso ha giurato su Dio di farvi fuori. Posso assicurarvi che il questore di turno, il commissario? l’ispettore? l’agente? vi dirà che se non vi ha prima viste sanguinare, peggio morire, non è il caso di esporre una querela. Perchè il problema principale in questo paese non è solo il dilagare di una psicosi collettiva, ulteriormente esacerbata dalle condizioni vergognose in cui il governo costringe i cittadini, ma anche e soprattutto l’assenza di un corpo di leggi che vale a proteggere gli innocenti e scoraggiare i colpevoli dal commettere un crimine. Morto Dio, morto il padre, nella figura dello stato, al cittadino incolume non rimangono che tre soluzioni soltanto. Alienarsi, rivolgersi alla mafia o farsi giustizia da sè. Nel primo caso ci si affida al karma. Chi semina vento raccoglie tempesta. Negli altri due prevale il senso della rivalsa. Chiamatelo onore. Ed è in questo caso che la vittima diventa boia e il boia vittima. Lati, tanto l’uno quanto l’altra, della stessa medaglia.

Trenta Novembre

Shout out al mio vicino di pianerottolo che in corso alle sue esercitazioni si diverte a intervallare la sonata per pianoforte no. 17 di Beethoven, a Viva Topolino. I notturni di Chopin a Basta un po’ di zucchero (e la pillola va giù)
Suonami Kapustin, caro Gigi. Solleticami il cuore

Si è tanto più amati da chi non teme spavento guardando nell'abisso di solitudine che è in ognuno di noi.

Ventotto Novembre

xx

Certo è curioso. Lavoro strenuamente sulle mie emozioni con il chiaro obiettivo di favorire il magico potere del satori che converge nella più piena realizzazione della realtà, ora scevra delle sovrastrutture che prima obnubilavano la mia vista e rendevano tanto più difficile scorgere la verità fra tante menzogne, fra tante risposte l’unica che vale a esaudire la curiosità della mia mente interrogante. Mi trovo alla sommità di una vertigine di piacere puro non privo di godimento intellettuale. Ma è quando più prendo coscienza dello stato di grazia che mi pervade e delle meraviglie del non luogo in cui la mia anima, la mia mente, il mio cuore riposano sereni, che una parte di me si estranea d’improvviso per dissentire e instillare in me il tarlo di un dubbio. Una parte di me si rifiuta pienamente di partecipare al precetto, si ribella a gran voce al modus operandi del consorzio. Mi spintona forte facendomi precipitare dalla rupe, fino a terra. Perchè succede? Perchè più passa il tempo e più smetto di reagire. In risposta a degli stimoli che la mia coscienza percepisce come negativi, nocivi. Perciò a mente lucida mi chiedo se questa mancata reazione si manifesta come l’orma di un passettino fatto in avanti o è indice di qualcosa che mi sfugge. Che intendo con questo? Faccio un esempio. Qualche giorno fa ho prenotato delle analisi del sangue per un check up da farsi, come da accordi, stamattina alle 7. Alle 7 meno un quarto di stamattina, perfettamente lucida e funzionante dopo avere trascorso l’intera nottata sveglia, mi sono avviata da casa verso il laboratorio. Alle 7 e un minuto ho intuito che il laboratorio non sarebbe stato aperto prima delle 8.00, orario ufficiale di apertura. Tant’è sono rientrata a casa, mettendoci una pietra sopra. Avrei prenotato il check up da un’altra parte. Intorno alle 9.30 sono stata contattata dalla receptionist del laboratorio per essere rimproverata del fatto di non essermi presentata all’appuntamento. Dice che l’infermiera mi ha aspettata invano dalle 8.30 fino ad allora. Ho fatto presente che mi è stato dato appuntamento alle 7 ma non ho trovato nessuno, dunque lei ha tergiversato alludendo a un errore e proponendomi di ritornare domattina. Avendole risposto che una simile dimenticanza è sufficiente perchè io metta in discussione la professionalità dell’equipe, ho chiuso la chiamata dicendo che mi sarei rivolta a un altro ambulatorio e buona giornata, grazie tante e arrivederci. Fine della questione. In altri tempi mi sarei incazzata nera. Non più oggi.
Pomeriggio, dopo avere riposato un po’ e mangiato, ho ripensato a un colloquio di lavoro avuto la settimana scorsa e del quale esito, mi è stato detto, sarei stata avvisata oggi, tramite email. Email non pervenuta. Quando ho fatto il colloquio, il manager incaricato di sottopormi a intervista si è complimentato con me alludendo alle mie qualità. Il che mi ha dato modo di credere che il colloquio era andato bene e che quasi certamente avrei iniziato a lavorare dal primo dicembre. Sbagliato. Fra le tante cose che mi sono state chieste la primissima riguardava l’età. Ovviamente per ragioni che concernono la regolarizzazione delle mie prestazioni di lavoro. Perciò è stato un errore sperare? No. E’ stato un errore credere con tanta convinzione a ciò che di fatto è stato e esistito nella mia immaginazione soltanto.
Ora, volendo tralasciare l’impatto che circostanze come queste hanno sulla mia vita. Volendo tralasciare il fatto che mi si fa perdere tempo stamattina, dandomi un appuntamento mancato. Non mi si da lavoro perchè ho superato la trentina e il mio contratto costerebbe a un’azienda una cifra che non è disposta a pagare. Io, sperimentato un momentaneo raccapriccio e moto di disappunto, rilevata l’origine di queste emozioni, che in buona sostanza derivano dalla frustrazione ed emergono in superficie per avere proiettato desideri su qualcosa cui esito non è corrisposto alle mie aspettative; fatto pace con l’idea che adesso non è più 10 o 5 ore fa, dunque non ho motivo di rimuginare su questioni risolte in definitiva; dettami con serenità che se un’azienda non è disposta a pagare per avermi, allora io non mi perdo nulla a lavorare per loro, quanto è vero che sono loro a rinunciare all’opportunità di avere una risorsa preziosa come me su cui contare. E insomma, alla luce di queste considerazioni, mi chiedo in verità se questa capacità di distacco mi deriva dalla consapevolezza che ho dei miei limiti, dal fatto di non potere fare nulla per convertire un esito negativo, avendo già dato di mio un contributo positivo, o se questo distacco mi deriva dalla rassegnazione. Perchè se così, io provo orrore. Provo orrore.
Voglio convincermi del fatto che tanto distacco mi deriva dalla necessità, fortissima, di proteggere quella parte di me, tanto più vulnerabile, che messa alla prova dalle difficoltà della vita potrebbe morirne. E io, per quanto l’amo e ho stima della donna che sono, non ho alcuna intenzione di permetterlo. Se mai ho da fare qualcosa è agire.

05 : 34 PM

It must be love

Ventisette Novembre

cfffffff

Ordine del Giorno
Come seminare il panico in un luogo pubblico in due semplicissime mosse:

1) Recarsi in uno qualsiasi degli innumerevoli bar romani armati di sorriso caricato a Salve. Unirsi alla fila per pagare alla cassa senza destare sospetti

2) Ordinare un Americano

Tips
– Eludere il disorientamento del cassiere facendogli un occhiolino di incoraggiamento e rassicurandolo del fatto che è tutto sotto controllo
– Se necessario, disporre  con precisione le istruzioni per preparare il caffè
– Ostentare lezioso gradimento sorseggiando  la brodaglia  preparata dal barista, traumatizzato dalla richiesta
– Fingersi una turista straniera per sottrarsi al biasimo e allo shock degli avventori abituali del bar

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