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L'ombelico di Svesda

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I baci più intensi partono da uno sguardo per arrivare in bocca

Otto Dicembre

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Parità dei sessi. Mi capita in più occasioni di trovarmi in treno e cedere a un maschio quell’unico posto rimasto libero fra tanti occupati. Si tratti di un bambino, un ragazzo, un adulto o un anziano, non fa differenza. E’ nella mia natura essere gentile e apprezzare a mia volta l’altrui gentilezza. Lo stesso faccio con le femmine. A maggior ragione con le femmine. E’ nella mia natura essere anche galante. Eppure ammetto che quando a sedersi è un mio coetaneo, questa mancata gentilezza suscita in me biasimo. Perchè si, uomo, ripongo su di te l’aspettativa di saperti galante e cortese al mio pari.
Io no, non sono una femminista. Simpatizzo per le politiche femminili e ho a cuore la Goldman più di chiunque altra che ha fatto la storia, ma non sono femminista. Anzitutto perchè non sono mai stata capace di aderire ciecamente a un sistema di idee predefinite. Individualista come sono. Trovo significativo sostenere la causa delle donne nel mondo ma sono orientata a riflettere su ciò che concretamente è alla mia portata e in mio potere fare. A lavoro, come per strada. Poi perchè sono convinta del fatto che se voglio qualcosa, qualunque cosa, spingo per ottenerla fino a quando non la ottengo, non mi viene riconosciuta o capisco di dover rinunciare. Dunque considero scuse il più dei discorsi che riguardano la discriminazione. Tieni a fare qualcosa nello specifico? Non ti permettono di farla? Renditi quanto più indipendente, creati le condizioni adatte per renderla possibile, fino a che quella cosa nello specifico da concessione quale era diventa invece un’opportunità e un diritto, che nessuno può mai impedirti di esercitare. Insensata considero anche la pretesa di voler fare carriera conciliando la professione all’accudimento dei bambini. Deciditi donnna. O il mestiere, onoratissimo, di madre. O la libera professione. A fare più cose insieme si finisce per non realizzarne una sola come si deve. Mi dispiace di cuore ammetterlo, ma temo proprio che tante politiche di emancipazione hanno contribuito appena a deresponsabilizzare gli uomini dal farsi carico dei doveri necessari all’oganizzazione della vita.
So cosa vuol dire lavorare tanto più di un uomo ma percepire la metà di lui a parità di mansioni. Eppure continuo a dirmi che se questo è accaduto è dipeso da due ragioni. La prima, perchè non ho avuto a che fare con le persone giuste, in grado di attribuire alla mia persona e al mio lavoro il valore che meritano. La seconda, perchè ho permesso alle stesse persone di sminuire quel valore che evidentemente non sono stata in grado di affermare opportunamente e proteggere. Semplice. Per questo non ne faccio una questione di principio. Tutto sta nel peso che si è disposti a porre sul piatto della bilancia. Quello è e quello rimane. Inconfutabilmente. Un uomo può anche fingere che quel peso non ha il giusto valore, può anche abusare del proprio potere e mettere a rischio la tua sicurezza, ma questo non ti impedisce di affermare la tua posizione, lottare perchè ti venga riconosciuto nè più, nè meno, di quello che ti spetta, oppure andartene. Nè tu nè lui avete del resto voglia di perdere tempo e sprecarvi inutilmente. Se mai questo accade, ti è chiaro che quello non è il posto giusto in cui investire capacità e dedizione. Coraggio. Polso fermo. Semina bene, aspettati di raccogliere buoni frutti. Se sono marci,  cambia tecnica di coltivazione, cambia terreno, cambia i semi, ma non cambiare attitudine. Rischia. Sarebbe ora che a emanciparsi fossero loro e loro ad adattarsi a un femminile evoluto. Con le idee chiare e i requisiti necessari a realizzarle. E l’unica a poterglielo fare capire sei tu. Più coi fatti che con le parole.
Quanto alla violenza domestica, se un uomo è violento o abusante, i  segni sono chiari e il problema oltre a risiedere in lui risiede specialmente in te, che devi educarti ad acquisire i mezzi necessari a individuarli così da proteggerti e segnare il limite che nessuno al mondo può superare a meno che tu non lo voglia deliberatamente. A fare poi la differenza fra una donna che può dirsi libera di andare in giro la notte da sola, e una che non si sente al sicuro, è un lampione. Tanti lampioni quante donne. Una strada bene illuminata. Mi piacerebbe guardare agli esseri umani con indiscrimanata compassione, ma non posso, quanto è vero che ho tanta più stima di chi sa comportarsi. C’è chi sa stare al mondo e chi no. Avanti i primi, via i secondi. In terapia rieducativa. Non si discute su questo. Veniamo al mondo con uno scopo. E una scelta, ben precisa. Fare bene, fare male. Non importa da dove vieni, ma quello che fai della tua vita. Niente scuse, appropriata indulgenza.
Quando infine a entrare in gioco è la galanteria, allora si, mi spiace per te, uomo, che manchi di spirito e savoir faire. Non mi devi nulla a prescindere. Eppure mi piacerebbe avere di te un’opinione e poter riporre su di te delle sane e ragionevoli aspettative. Tu puoi contare su di me. Su questo sono pronta a dare la mia parola. Io vorrei poter contare su di te e la tua.

 

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Hugo Henneberg

Stamattina ho ripreso in mano Lo Spleen di Parigi per leggere specialmente un piccolo poema a cui sono affezionata più di tutti e che ricevo ogni volta come una carezza al cuore. Dice

La Luna che è tutta un capriccio, dalla finestra ti vide mentre dormivi nella tua culla, e pensò: “Mi piace, questa bimba”.
E discese mollemente la sua scala di nuvole e passò senza un suono traverso i vetri. Poi si distese su di te con la morbida tenerezza di una madre, e lasciò sul tuo viso i suoi colori. Ancora ne hai verdi le pupille, e le gote straordinariamente pallide. E’ contemplando questa visitatrice che i tuoi occhi si sono bizzarramente ingranditi; e così teneramente ti ha stretto alla gola che ne hai serbato per sempre una voglia di pianto.
Nell’espansione della sua gioia, la Luna colmava la camera intera, come un’atmosfera fosforica, una luminosa posizione; e tutto questo vivo lume pensava e mormorava: “Eternamente subirai l’influsso del mio bacio. Sarai bella alla mia maniera. Amerai quel che amo e mi ama: le nuvole, le acque, i silenzi, la notte; il mare verde e immenso; l’acqua informe e multiforme; il luogo in cui non sarai, l’amante che non conoscerai; i fiori mostruosi, i profumi che spingono al delirio; i gatti in deliquio sui pianoforti, che gemono con una voce roca e dolce, come le donne.
“Sarai amata dai miei amanti, corteggiata dai miei adoratori. Sarai regina degli uomini dagli occhi verdi che hanno un nodo alla gola per le mie carezze notturne; di quelli che amano il mare, il mare immenso, tumultuoso e verde, l’acqua informe e multiforme, il luogo dove non sono, la donna che non conoscono, i fiori sinistri simili agli incensi di una fede sconosciuta, i profumi che intorbidano la volontà, gli animali selvatici e voluttuosi che sono emblemi della loro pazzia.”
Ed è per questo, mia maledetta bimba, cara viziata, che ora sono sdraiato ai tuoi piedi, inseguendo in tutto il tuo corpo un riflesso della pericolosa Dea, della madrina fatale, della balia avvelenatrice di tutti i lunatici.
Per sempre amato Baudelaire

07 : 46 PM

Bello di questo pezzo anche il remix di Nôze

03 : 39 PM

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Non so gli spot commerciali che passano in tv ma quelli che mi capita di vedere a introduzione dei video su youtube sono per lo più drammatici. A iniziare da quello che sponsorizza un formaggio fresco spalmabile e vede una donna mangiare con gusto sospirando lieta che può avere di meglio dalla vita che un uomo. O quell’altro che sponsorizza un panno cattura-polvere e vede un uomo sospirare lieto per il tempo che il suddetto gli farebbe risparmiare nelle pulizie e dedicare a coccolare un cane. Mi pare logico pensare che i due hanno rotto da poco e ripiegato rispettivamente sul cibo la prima, su un cane il secondo. E per rimediare alle spese del divorzio si sono dati alla recitazione. Può essere. Certo bisogna chiedersi perchè sia l’una che l’altro preferiscono il cibo e un cane allo stare insieme. Forse perchè nè il cibo nè un cane hanno modo di parlare? Peggio litigare. Se così fosse andremmo a parare nei soliti discorsi che vedono la comunicazione al centro di una sana relazione e la mancata o inappropriata comunicazione come la causa che determina i conflitti che portano a una rottura. Però è proprio questa similitudine che rende più facile comprendere cosa manca nella comunicazione fra due persone perchè risulti efficace e apprezzata da entrambi. Se il cibo procura piacere allora vuol dire che per rendere una donna contenta bisogna comunicare con lei utilizzando un linguaggio quanto più ricco di sapore, gusto, varietà. Bisogna cioè stimolarla, emozionarla, soddisfare i suoi languori. Per il dolce, per il salato. Del resto l’amore è un piatto forte che va cucinato con passione e dovizia di attenzioni. Bisogna saperci fare. Se un uomo preferisce a una donna la compagnia di un cane, essere affettuoso, giocherellone e fedele, o di un gatto, essere indipendente, solitario e sornione,  allora vuol dire che per comunicare con lui sarà necessario utilizzare un linguaggio quanto più essenziale, diretto e scherzoso. Bisogna cioè  obbedire a tutti i suoi ordini, andargli a riportare le ciabatte quando ve le tira addosso fargli notare le cose senza abbaiare, rispettare i suoi spazi, rendersi quanto più indipendenti, rassicurarlo circa il bisogno di lealtà e fiducia che si aspetta da noi donne. Chissà. Se non altro basterebbero accorgimenti come questi per scoraggiare le agenzie pubblicitarie dal creare così tanti spot tristemente realistici.

Sette Dicembre

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‘Non capisco come l’uomo razionale e spirituale possa servirsi di mezzi artificiali per arrivare alla beatitudine poetica, dal momento che l’entusiasmo e la volontà sono sufficienti per elevarlo a un’esistenza sovrannaturale’. Che detto da Baudelaire nei Paradisi Artificiali ha senso solo se per volontà intendeva quella di cucinare a pranzo una parmigiana e per entusiasmo il godimento papillativo che ne consegue quando la si assapora. Quanto è vero che la parmigiana è una metafora d’amore incondizionato e squisitissimo.
Ogni tanto mi chiedo se è mai possibile organizzare uno studio sulle abitudini alimentari dei più influenti pensatori europei del ‘900 così da rilevare, a livello biologico, la correlazione fra cibo e attività cerebrale. Non deve essere un caso se Jean Baudrillard ha definito il postmodernismo come l’epoca del nichilismo. E se postmodernismo è uguale a capitalismo, capitalismo è uguale a cibo in scatola e fast food. Dico io viva i carboidrati a basso indice glicemico. Viva l’ottimismo. A colazione, pranzo e cena.

Sei Dicembre

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Esiste un modo per non trasformare un fuocherello in incendio. Non soffiarci sopra. Perciò quando l’atmosfera inizia a scaldarsi e la fiamma a divampare, è preferibile isolarla fino a che non si spegne, per mancanza di carburante e ossigeno. Così la rabbia. L’altrui, la propria. Dice ma perchè reprimerla, questa rabbia? Perchè non manifestarla? E manifestiamola. Qui di seguito ho riportato le istruzioni per creare una bambolina voodoo.. Scherzavo.
La rabbia è una lama a doppio taglio. Crea disarmonia, malessere. Al cuore, alla cistifellea; può procurare dolori muscolari, gastrite, ulcera, dermatiti, stress. Stress a go go. Un’eccessiva produzione di cortisolo che minaccia la salute del cervello. No grazie. E’ mai possibile anche solo pensare di permettere a fattori esterni che prescindono la propria volontà, le proprie intenzioni, di impattare tanto violentemente l’equilibrio che con estrema cura e dedizione ci si impegna a creare e mantenere al proprio interno? Naahhh
Vale sempre la pena chiedersi che intende realmente, questa rabbia che per mancanza dei mezzi necessari a esprimere  un disappunto non riesce a fare di meglio che  distruggere anzichè costruire.

11 : 58 AM

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Dunque ho scoperto che sabato 10 dicembre si terrà qui a Roma un evento organizzato dalla Comunità Raeliana che ha come obiettivo quello di diffondere il messaggio dei creatori. Elohim (vedi il libro della Genesi), coloro che vengono dal cielo e che nella fattispecie il 13 dicembre del 1973 sarebbero apparsi al giornalista francese Claude Vorilhon per rivelargli la verità che si nasconde dietro alla creazione del mondo, frutto di un sapientissimo programma di ingegneria genetica. Già Mauro Biglino, traduttore di ebraico biblico, insiste da anni a ribadire che dalle traduzioni da lui effettuate della Bibbia, non esiste nel testo sacro una sola parola riconducibile a Dio, e in particolare al Dio di cui la Chiesa Cattolica si è servita nei secoli per creare l’impero che ha dominato il mondo occidentale e condizionato lo svolgersi della storia. Così come ci è stata raccontata. Annesse teorie del complotto e fantasiose suggestioni letterarie.
Trovo tutto questo affascinante. Basta pensare all’azione coercitiva che la religione ha avuto e ha ancora nella società per rendersi conto dell’impatto straordinario che false o presunte credenze hanno sulla visione di ciascuno circa quella che definiamo realtà.
Siamo davvero stati creati dagli alieni? Perchè no! Ciò che sappiamo deriva dal linguaggio che utilizziamo. E tanto più ricco è il linguaggio di vocaboli, tanto più vasta è la nostra conoscenza del mondo. Tuttavia, non si può non citare Schopenhauer e il mondo, a suo dire, come volontà e rappresentazione. Vedremmo davvero il mondo come lo desideriamo? Secondo Schopenhauer il mondo si può rappresentare sotto due forme. Intellettuale la prima, basata sul rigore scientifico dell’indagine speculativa. O come la rappresentazione di una volontà. La scienza ovviamente si adopera nello studio della realtà oggettiva, attraverso l’indagine, la ricerca. Ma la percezione che ognuno di noi ha della realtà deriva da una proiezione.  Il  mondo si nasconde agli occhi dell’uomo dietro quello che Schopenhauer definisce il velo di Maya. Dunque per Schopenhauer la vita è un sogno. Dovremmo dire incubo, per come stanno le cose. La rappresentazione più vivida delle nostre paure più recondite. Tant’è.

09 : 56 AM

Tre sono le female post – punk band che mi piacciono specialmente: le Bikini Kill, le Slits, le Raincoats, che di recente si sono riunite per un breve tour in Inghilterra durato tutto il mese di novembre, e poi c’è Vivien Goldman, che in verità ha prodotto appena 2 LP in gioventù ma si è guadagnata la fama di Punk Professor insegnando punk, regggae e culture musicali in America. Suo il saggio Bob Marley, Soul Rebel – Natural Mystic
Vi dice niente il congnome Goldman? A me riporta alla mente Emma

Cinque Dicembre

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Donne, dal 2014 va di moda il vajazzling e voi non mi dite ancora niente? M’è toccato scoprirlo sabato pomeriggio dall’estetista per avere notato una ciotola di brillantini di fianco allo scaldacera. Io ero ancora ferma all’heart attack in voga dagli anni ’70. Questa degli Swarovski e delle paillettes mi pare una magnifica idea per illuminare di ottimismo le prossime feste e celebrare così il nostro radioso avvenire. E a proposito di depilazione, trend del momento e con rispetto parlando per le comunità ursine di tutto il mondo, io mi auguro un 2017 di uomini etero finalmente sbarbati, 365 giorni all’anno. Accettasse Kama una ciocca dei miei capelli come sacrificio ed esaudisse questo mio piccolo e umile desiderio. Al resto ci penso io.

All Day Music

Non sembra anche a voi di riconoscere negli accordi di questo brano Island Letter di Shuggie Otis e la placida atmosfera che accompagna la mente a peregrinare libera per le spiagge di Koh Samui, il corpo accarezzato dal sole, i capelli dal vento, i piedi nudi dalla sabbia. Voglia d’estate, un tuffo nell’acqua

La musique souvent me prend comme une mer

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Saul Leiter

Lettera aperta a un amore mancato

Ti ho incontrato ieri pomeriggio alla fermata degli autobus, tra i tanti in attesa del 650. Tenevi le mani dentro le tasche di una giacca blu, due taglie più grandi della tua, e indossavi un maglione dello stesso colore, lungo di maniche, sopra un paio di jeans chiari, larghi ai fianchi. La conversazione con la signora che ti stava davanti deve averti dato da riflettere molto perchè a una certa hai prima incrociato le braccia al petto per tenerti il mento con una mano poi, accigliato da chissà quale pensiero torvo che ti ha fatto tossire d’improvviso. Stavate parlando dello sciopero. E dell’autobus che tarda ad arrivare. ‘Prima o poi dovremo deciderci tutti quanti ad andare in bici’, ho detto io per attirare la tua attenzione. ‘Devono prima offrirci più di una buona ragione per farlo’, hai risposto tu. Così abbiamo iniziato a chiaccherare. La globalizzazione, il NAC, la dichiarazione di sovranità individuale. ‘Portami a bere un caffè al bar’, ti ho proposto. ‘Andiamo da Amir’, hai risposto tu. Dunque mi hai raccontato di tua madre, che è morta, di tuo fratello, che a tuo dire è un coglione, di tuo padre ottantenne, che si è risposato due mesi fa. E del morbo di Alzheimer, che ti ha diagnosticato il dottore. ‘Stamattina Manuela mi ha mandato un messaggio, si è lamentata del casino che faccio in bagno quando mi doccio. E dei piatti sporchi lasciati in cucina. E della biancheria per terra in camera da letto’. Hai detto. ‘Sono sempre stato un uomo distratto. E pigro’, hai aggiunto. Cambiare non sei cambiato, ho pensato io. Pigro sei da giovane, pigro da anziano. Indolente, hai concluso.
Guardandomi negli occhi hai detto ‘Sei molto bella’. ‘Andiamo a farci una passeggiata’, ti ho risposto io. A due passi dalla fermata Numidio Quadrato volevi portarmi a Parigi. A Giulio Agricola volevi sposarmi. ‘Prendiamo il treno’, ti ho risposto io.
Seduti in treno mi hai raccontato del matrimonio di tuo padre. Uomo di fede. ‘E tu non lo sei?’, ti ho chiesto. ‘Lo sono’, mi hai risposto. ‘E com’è che non ti sei sposato?’ ‘Non ho conosciuto nessuna che fa al caso mio’. Dico io, Come dev’essere questa donna che fa al caso tuo. ‘Bella, intelligente, allegra. Come te’, hai concluso. ‘Ti sei scordato dei miei tanti difetti. Riusciresti ad amare anche quelli?’. Non mi hai risposto ma ti sei incupito. I difetti non ti piacciono da giovane. E continuano a non piacerti anche da vecchio.
Scesi dal treno, saliti sulle scale mobili, hai poggiato la testa sulla mia spalla. Ti ho sorriso, mi hai sorriso e mandato un bancino. Sei sempre stato un bambino adorabile.

11 : 00 AM

In compenso, per trovare questo, uscito nel ’77, mi è stato necessario soltanto rovistare nello scaffale di uno store a Camden Town
Bei tempi a Londra

Tre Dicembre

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L’impossibile. Dev’esserci una cura a questa smania che ho di volere esattamente solo quello che non posso avere. Quell’unico paio di boots Minelli che non mi possono essere spediti dalla Francia. Quel rossetto cui gradazione di rosso aranciato a base fredda oscilla fra lo scarlatto e il pompeiano. Stealin Home dei Babe Ruth in vinile. No, non in versione cd. Io voglio il vinile

Thought I saw you on a train
Could be my imagination
So I turned and looked again
But you?
Fooled again your heart to find

Try to find you, try to find you
Ain’t so easy as it seems
Like a needle in a haystack
I see you in all my dreams

Due Dicembre

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Come fa a mancarti qualcosa che non conosci? L’alchechengi. Per dire. Chi l’ha mai assaggiato? Può mai venirti in mente che esiste al mondo, giacchè non l’hai mai neanche visto? Può mai venirtene in mente il sapore? Può mai venirtene la voglia? Il desiderio, il bisogno. Un giorno però ne vedi un cestino colmo poggiato sul banco del fruttivendolo, al mercato cinese. Prendi in mano il frutto. Lo tasti. Lo guardi. Lo annusi. Chiedi al fruttivendolo da dove viene, come si mangia. Con la buccia, senza buccia. Lo assaggi. Ti piace. Perciò ne assimili il sapore e con esso il ricordo del piacere che hai provato mangiandolo e la voglia, di averne ancora. Così l’amore.
Si fosse trattato di un duran, che a vederlo è tutto spinoso e ad annusarlo ti si indispettisce il naso, l’impatto sarebbe stato diverso e diverse sarebbero state le impressioni. Perciò il duran suscita in te scarso appetito. Quello che però non sai è che tolte le spine il duran ha al suo interno una polpa dolcissima e molto tenera. Perciò, assaggiato una volta, lo si vuole mangiare sempre. E’ che non lo si trova in giro. Neanche a pagarlo. Bisogna andare a prenderselo. Farsi un viaggio fino nel sudest asiatico. Dice che addirittura a Singapore, in Malesia e in Tailandia, è vietato portarselo in giro nei mezzi di trasporto. Tanto è puzzolente. Seppure squisito. Lo sanno i temerari. Per i quali la puzza non è puzza ma odore pungente. E le spine non sono lame ma aculei, per maneggiare i quali è sufficiente appena indossare dei guanti. Anche la loro pazienza, cui fine è arrivare al cuore del frutto, è amore.

08 : 47 PM

Veniamo a Noi

Uno Dicembre

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Tante volte a qualcuna di voi servono un paio di dritte su come fare scappare un uomo dopo il primo appuntamento? Perchè io, da single impenitente quale sono, ne ho tante quante me ne chiedete.
Non che ci vuole troppa fantasia per fare scappare alcuni di loro, prima o poi. Basta dire che non avete un profilo su facebook, nè su twitter, insomma di incontrarvi al parco per andare a correre insieme, che i più sono già andati, via. Perciò continuate pure a essere ‘troppo’ impegnative ed esigenti, se volete risparmiare loro la fatica di scollarsi dal divano e uscire. Oppure continuate a chattare sui social fino a che l’uomo dei desideri non ha trovato sufficiente coraggio per venire a prendervi sotto casa. Forse.
Può darsi invece che a scappare da ferme volete essere voi e voi ad assicurarvi che la faccenda è conclusa senza possibilità di appello.
Ora, non è possibile stilare un vademecum su come fare scappare un uomo dopo il primo appuntamento senza citare il classicone degli evergreen, sempre attuale, mai fuori moda. Ovvero, il Non Te La Do di cortesia che alle orecchie di un uomo suona spesso come la sonata no.2 op 35 in si bemolle minore di Chopin. Una marcia funebre. Mo non è chiaro perchè provarci è diventato norma  ma sono in tanti a sentirsi mortificati da un possibile rifiuto e in pochi  a rendersi conto che se gli si da un due di picche è per risparmiare loro una figuraccia. Perchè se voi riuscite magicamente a raggiungere un orgasmo dopo appena un minuto di masturbazione, a loro potrebbe volerci più tempo. E a meno di non avere a che fare con degli esperti di tantra, a che pro mettere a disposizione il proprio corpo perchè loro possano godersi lo spettacolo e voi rimanere a bocca asciutta? Abbiamo voluto la democrazia? E democrazia sia anche a letto. Abbiamo spinto per una sana emancipazione? Rendiamola possibile. A tempo debito.
Dunque, fermo restando che Non Te La Do rimane in pole position nella classifica delle scuse più efficaci per fare scappare un uomo dopo il primo appuntamento, qui di seguito ho elencato le alternative che potrebbero fare al caso vostro
La prima:
– Non la do fino a prima del matrimonio
E’ così. A voi piace tenerla al sicuro, infiocchettata e profumata di lavanda, fino alla fine dei vostri giorni. Perchè  per voi il sesso è un atto teso all’elevazione dello spirito. Lo yab-yum che bene rappresenta la primordiale unione di saggezza e compassione. E chi crede più nel matrimonio?
– Te la do. Ma non sei il solo ad averla
E’ così. Voi non lesinate gioie e dolori. Siete emancipate, libere, selvagge, in una relazione aperta. E se per alcuni uomini questo suona allettante, per i più insicuri è una ferita all’orgoglio. Di certo siete delle professioniste su come generare ansie da prestazione. A go go
– Sono Testimone di Geova
E’ così. Che lo siate o meno che importa? Mai sentiti i precocetti dei più su di loro? Abbastanza per fare arretrare anche i più convinti satanisti
– Ho il secondo chakra bloccato
E’ così. Voi c’avete questo cumulo di tensioni emotive concentrato nell’addome inferiore, appena sotto l’ombelico, lì, che rende difficili allineamento e sincronizzazioni. E questo vi procura astenia, irritabilità, inappetenza sessuale. Perciò a meno di non essere tu, uomo dei desideri, un esperto di reiki, questa copulata non s’ha da fare
-Sono vegana
E’ così. Voi dite no ai latticini, no ai pesticidi, no ai conservanti, no agli zuccheri, no al glutine, no alla violenza sugli animali, no alla carne. Si tratti di un fallo, un cosciotto di pollo, uno stinco di santo
– Sono vedova
E’ così. Quello che da sempre è stato per voi l’amichetto immaginario negli anni diventato confidente fidato prima, amante appassionato dopo, è morto. E con lui anche voi, fedeli come siete all’amore eterno
– Sono del cancro
Questa è bella. Chiunque di loro ha già avuto a che fare con una donna del segno, non esiterà a darsela a gambe senza troppe scuse. Tanto siete carine e tenere e sensibili ed emotive ed esigenti e intransigenti, dolcemente complicate, un po’ pazzerelle
– Sono disoccupata
Questa funziona 9 volte su 10. Specie se chi vi chiede di uscire sta disperatamente cercando qualcuna che lo mantenga o con cui dividere le spese dell’affitto e che non gravi troppo sulle finanze
– Ho viaggiato parecchio negli ultimi 15 anni. Sono andata via di casa quando ne avevo 17
Complimenti! Sei una donna vissuta amica mia. Ne hai da raccontare. Di belle e di brutte. A molti  basta sentire questo per entrare in competizione e sentirsi in difetto. Ed è vero che ti basta guardare un uomo negli occhi, ascoltare il tono della sua voce, osservare le espressioni del suo viso, vederlo muoversi, per intuire da dove viene, dove è stato. Dunque ti ci vuole qualcuno con cui entrare in sintonia, che  come te abbia maturato negli anni attitudine al rischio, capacità di adattamento, e sufficiente esperienza di vita perchè possa dare all’amore, all’amicizia, alla fedeltà, alla dedizione, al rispetto, il valore che hanno e che meritano.
Perciò amica mia, tieniti stretto chi più del corpo è capace di accarezzarti l’anima. Scappassero tutti. Prima possibile. Ti sarà più facile riconoscere l’uomo giusto dal fatto che ti rimane accanto. Che tu creda nel matrimonio, nel poliamore, sia testimone di Geova, anarchica, vegana, onnivora, del cancro, del serpente, disoccupata, in carriera, e chi più ne ha più ne metta

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Pierre Boucher – L’eau, 1935

10 : 06 PM

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Two Things You Warned Me About, Heather Day

Leggevo le Divagazioni di Cioran quando il pensiero che segue ha instillato in me una riflessione. Dice

Giacchè in ogni individuo si nasconde un boia che ognuno intrattiene con una raffinatezza profonda e inconscia, l’unico percorso nobile è imparare a essere vittima

Essere un boia. Essere una vittima.
Mi è difficile tradurre in parole lo slancio di collera incotenibile che sopraggiunge quando al limite della propria capacità di sopportazione ci si impone il controllo necessario a convertire in resa  l’impulso di reagire a un’offesa che minaccia la propria incolumità. E pensavo, in queste giornate di dibattiti circa la violenza sulle donne, che non bastano i cortei a sensibilizzare la coscienza civile di un paese.
Andate pure in questura a denunciare le minacce di morte del vostro datore di lavoro che a pugno teso ha giurato su Dio di farvi fuori. Posso assicurarvi che il questore di turno, il commissario? l’ispettore? l’agente? vi dirà che se non vi ha prima viste sanguinare, peggio morire, non è il caso di esporre una querela. Perchè il problema principale in questo paese non è solo il dilagare di una psicosi collettiva, ulteriormente esacerbata dalle condizioni vergognose in cui il governo costringe i cittadini, ma anche e soprattutto l’assenza di un corpo di leggi che vale a proteggere gli innocenti e scoraggiare i colpevoli dal commettere un crimine. Morto Dio, morto il padre, nella figura dello stato, al cittadino incolume non rimangono che tre soluzioni soltanto. Alienarsi, rivolgersi alla mafia o farsi giustizia da sè. Nel primo caso ci si affida al karma. Chi semina vento raccoglie tempesta. Negli altri due prevale il senso della rivalsa. Chiamatelo onore. Ed è in questo caso che la vittima diventa boia e il boia vittima. Lati, tanto l’uno quanto l’altra, della stessa medaglia.

Trenta Novembre

Shout out al mio vicino di pianerottolo che in corso alle sue esercitazioni si diverte a intervallare la sonata per pianoforte no. 17 di Beethoven, a Viva Topolino. I notturni di Chopin a Basta un po’ di zucchero (e la pillola va giù)
Suonami Kapustin, caro Gigi. Solleticami il cuore

Si è tanto più amati da chi non teme spavento guardando nell'abisso di solitudine che è in ognuno di noi.

Ventotto Novembre

xx

Certo è curioso. Lavoro strenuamente sulle mie emozioni con il chiaro obiettivo di favorire il magico potere del satori che converge nella più piena realizzazione della realtà, ora scevra delle sovrastrutture che prima obnubilavano la mia vista e rendevano tanto più difficile scorgere la verità fra tante menzogne, fra tante risposte l’unica che vale a esaudire la curiosità della mia mente interrogante. Mi trovo alla sommità di una vertigine di piacere puro non privo di godimento intellettuale. Ma è quando più prendo coscienza dello stato di grazia che mi pervade e delle meraviglie del non luogo in cui la mia anima, la mia mente, il mio cuore riposano sereni, che una parte di me si estranea d’improvviso per dissentire e instillare in me il tarlo di un dubbio. Una parte di me si rifiuta pienamente di partecipare al precetto, si ribella a gran voce al modus operandi del consorzio. Mi spintona forte facendomi precipitare dalla rupe, fino a terra. Perchè succede? Perchè più passa il tempo e più smetto di reagire. In risposta a degli stimoli che la mia coscienza percepisce come negativi, nocivi. Perciò a mente lucida mi chiedo se questa mancata reazione si manifesta come l’orma di un passettino fatto in avanti o è indice di qualcosa che mi sfugge. Che intendo con questo? Faccio un esempio. Qualche giorno fa ho prenotato delle analisi del sangue per un check up da farsi, come da accordi, stamattina alle 7. Alle 7 meno un quarto di stamattina, perfettamente lucida e funzionante dopo avere trascorso l’intera nottata sveglia, mi sono avviata da casa verso il laboratorio. Alle 7 e un minuto ho intuito che il laboratorio non sarebbe stato aperto prima delle 8.00, orario ufficiale di apertura. Tant’è sono rientrata a casa, mettendoci una pietra sopra. Avrei prenotato il check up da un’altra parte. Intorno alle 9.30 sono stata contattata dalla receptionist del laboratorio per essere rimproverata del fatto di non essermi presentata all’appuntamento. Dice che l’infermiera mi ha aspettata invano dalle 8.30 fino ad allora. Ho fatto presente che mi è stato dato appuntamento alle 7 ma non ho trovato nessuno, dunque lei ha tergiversato alludendo a un errore e proponendomi di ritornare domattina. Avendole risposto che una simile dimenticanza è sufficiente perchè io metta in discussione la professionalità dell’equipe, ho chiuso la chiamata dicendo che mi sarei rivolta a un altro ambulatorio e buona giornata, grazie tante e arrivederci. Fine della questione. In altri tempi mi sarei incazzata nera. Non più oggi.
Pomeriggio, dopo avere riposato un po’ e mangiato, ho ripensato a un colloquio di lavoro avuto la settimana scorsa e del quale esito, mi è stato detto, sarei stata avvisata oggi, tramite email. Email non pervenuta. Quando ho fatto il colloquio, il manager incaricato di sottopormi a intervista si è complimentato con me alludendo alle mie qualità. Il che mi ha dato modo di credere che il colloquio era andato bene e che quasi certamente avrei iniziato a lavorare dal primo dicembre. Sbagliato. Fra le tante cose che mi sono state chieste la primissima riguardava l’età. Ovviamente per ragioni che concernono la regolarizzazione delle mie prestazioni di lavoro. Perciò è stato un errore sperare? No. E’ stato un errore credere con tanta convinzione a ciò che di fatto è stato e esistito nella mia immaginazione soltanto.
Ora, volendo tralasciare l’impatto che circostanze come queste hanno sulla mia vita. Volendo tralasciare il fatto che mi si fa perdere tempo stamattina, dandomi un appuntamento mancato. Non mi si da lavoro perchè ho superato la trentina e il mio contratto costerebbe a un’azienda una cifra che non è disposta a pagare. Io, sperimentato un momentaneo raccapriccio e moto di disappunto, rilevata l’origine di queste emozioni, che in buona sostanza derivano dalla frustrazione ed emergono in superficie per avere proiettato desideri su qualcosa cui esito non è corrisposto alle mie aspettative; fatto pace con l’idea che adesso non è più 10 o 5 ore fa, dunque non ho motivo di rimuginare su questioni risolte in definitiva; dettami con serenità che se un’azienda non è disposta a pagare per avermi, allora io non mi perdo nulla a lavorare per loro, quanto è vero che sono loro a rinunciare all’opportunità di avere una risorsa preziosa come me su cui contare. E insomma, alla luce di queste considerazioni, mi chiedo in verità se questa capacità di distacco mi deriva dalla consapevolezza che ho dei miei limiti, dal fatto di non potere fare nulla per convertire un esito negativo, avendo già dato di mio un contributo positivo, o se questo distacco mi deriva dalla rassegnazione. Perchè se così, io provo orrore. Provo orrore.
Voglio convincermi del fatto che tanto distacco mi deriva dalla necessità, fortissima, di proteggere quella parte di me, tanto più vulnerabile, che messa alla prova dalle difficoltà della vita potrebbe morirne. E io, per quanto l’amo e ho stima della donna che sono, non ho alcuna intenzione di permetterlo. Se mai ho da fare qualcosa è agire.

05 : 34 PM

It must be love

Ventisette Novembre

cfffffff

Ordine del Giorno
Come seminare il panico in un luogo pubblico in due semplicissime mosse:

1) Recarsi in uno qualsiasi degli innumerevoli bar romani armati di sorriso caricato a Salve. Unirsi alla fila per pagare alla cassa senza destare sospetti

2) Ordinare un Americano

Tips
– Eludere il disorientamento del cassiere facendogli un occhiolino di incoraggiamento e rassicurandolo del fatto che è tutto sotto controllo
– Se necessario, disporre  con precisione le istruzioni per preparare il caffè
– Ostentare lezioso gradimento sorseggiando  la brodaglia  preparata dal barista, traumatizzato dalla richiesta
– Fingersi una turista straniera per sottrarsi al biasimo e allo shock degli avventori abituali del bar

08 : 26 PM

Always believe,
never give up

Ventiquattro Novembre

roses-in-my-hands-monia-merlo
Roses in my hands, Monia Merlo

Acquisti floreali stamattina in libreria. Nella fattispecie un bouquet di poesie di William Butler Yeats intitolato La rosa del mondo e altre poesie d’amore, e Il Romanzo della Rosa, bestseller della letteratura erotica medievale scritto a quattro mani e due tempi da Guillaume De Lorris e Jean De Meun nell’arco del 1200. Yep, quel Roman de la Rose in cui l’arte d’Amore è tutta racchiusa e che bene racconta le eroiche imprese di un giovane morto di figa duramente disapprovato da Christine de Pisan, che in tutta risposta gli dedica La città delle Dame, affermandosi prima donna casta e virtuosa della letteratura.
Sofferte le poesie di Yeats scritte per l’amata Maud Gonne, attrice e rivoluzionaria femminista irlandese, del quale il poeta si innamora follemente senza alcuna possibilità di guarigione. Perchè a volte è tanto più intenso e rassicurante immaginarlo, l’amore, agoniarlo, bramarlo, che viverlo e trovarsi faccia a faccia con l’equivoco.
Di seguito A Deep – sworn Vow, Stretto voto, che recita

Altre, perchè tu non osservasti
quello stretto voto, mi sono state amiche;
ma sempre, quando guardo la morte
in faccia, quando salgo le altezze
del sonno, quando mi accendo di vino,
subito lo incontro, quel tuo volto

 

Ventuno Novembre

Lo chiamano fondo. E io ci vedo una disco hall. Toccato quello non rimane che ballare

Venti Novembre

C’è niente di peggio per un leoncino che dovere ammettere di essersi sbagliato o dovere accettare una sconfitta? Basta guardare le immagini di Obama in visita in Europa negli ultimi giorni per comprendere il patema d’animo.
Il declino del Partito Democratico rappresentato bene dall’ex presidente segna la crisi definitiva di un lungo periodo iniziato negli anni ’20 con l’ascesa del blues nel panorama musicale e compromesso duramente dopo la morte di 2Pac e l’utilizzo massiccio dei sintetizzatori negli studi di registrazione. Beyoncè spinge forte per affermare l’emancipazione di un femminile orientato al successo e bene integrato nella società dei cambiamenti sociali, ma ho paura sgambettare amabilmente desnuda non varrà a persuadere Trump dal volere afferrare una donna per la vagina. L’elezione di quest’ultimo segna il ritorno delle vecchie smanie colonialiste che per decenni hanno reso l’America stato pioniere nella lotta alla supremazia dei bianchi nello scacchiere del potere economico e sociale.
Le premesse filosofiche alla base del partito democratico sono notevoli. Basta ascoltare questo pezzo dei J5 per sentirsi pervasi da un rinnovato ottimismo, una gran fede nell’umanità e speranza, tanta speranza. Quanto è vero che non c’è arcobaleno senza la pioggia. E’ quel We can come together, And think like one nella settima strofa del brano che setta aspettative mal conciliabili nella realtà e tali da creare conflitti. Perchè è proprio vero che biologicamente parlando ognuno di noi è una fotocopia genetica in tutto simile per conformazione fisica ai propri antenati, ma si differisce dagli stessi per ragioni sociali e culturali che apposta lo rendono tanto unico quanto diverso. Musicalmente parlando, c’è chi ama il soul ma non apprezza il punk. Chi ama il punk ma non apprezza la musica classica. Chi ama la musica classica ma non apprezza il pop. E così via, le possibilità sono tante quante le persone che nell’insieme abitano il pianeta terra. Per dire. Più raro è trovare chi ama indistintamente tutta la musica. Specie se di qualità e indipendentemente dal genere. La musica in quanto tale. Espressione universale del sentire umano. Forse l’unica, possibile, manifestazione democratica della propria individualità e del contesto sociale in cui si vive. E ci sta tutta che ognuno è libero di avere preferenze, ma amare qualcosa non vuol dire necessariamente dovere disprezzare quella che si preferisce meno.
E’ quel fastidisiossimo vizio connaturato nella natura umana di voler stabilire a tutti i costi chi è il migliore, chi il peggiore, cosa è bene, cosa è male, a rendere impraticabile la democrazia. Chiamano questa smania prevaricazione, che fa rima con competizione e presuppone una fune tirata agli estremi da due opposti chiamati ora a essere rivali. Finchè la stessa fune non si spezza. E io mi chiedo perchè non la si può invece usare per altri scopi tanto più utili come unire, legare, anzichè dividere e separare.

11 : 24 PM

Quattordici Novembre

superluna

15 : 37 PM

November 24, 2015

Coloro che riescono a farti credere delle assurdità, possono farti commettere delle atrocità, diceva Voltaire
L’esito di queste elezioni non mi sorprende troppo, sebbene l’amarezza. A vincere non è Trump, ma la paura. Fear. False Evidence Appearing Real.
Ci si può divertire a psicanalizzare il narcisismo patologico che nelle vesti del nuovo presidente incarna bene la fagocitante e grandiosa manifestazione del capitalismo moderno, ma sono sincera, a preoccuparmi specialmente è la cecità di ciascuno di noi chiamato a prendere una posizione attiva.

Nove Novembre

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Magellanic Cloud Survey view of the Tarantula Nebula

L’Amore. Amore che vieni, Amore che vai. Amore che fuggi, da me tornerai.
L’Amore, finisce? Mai. E’ un vasto universo senza confini, l’Amore. E ognuno di noi vi gravita attratto o respinto da questo o quell’altro corpo celeste luminoso tanto più sconosciuto quanto più simile a se stesso.
L’Amor che move il sole e l’altre stelle.

k-e-henson

Ventisette Ottobre

Here Radio Pulse and this bitter tune is especially for those of you who can’t help themselves to run away from Love and those who get sick and tired of the same old thing, over and over
Best temporary breakup song ever

Ventiquattro Ottobre

Uscito appena nel 1996 quest’album di Maxwell, Urban Hang Suite, è quanto di meglio ci si possa aspettare da un lunedì sera
Soul music makes me feel Uau inside❤

02 : 01 AM

Eternità Provvisoria

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photo Beth Kirby

Un uomo e una donna stavano a letto. “Solo una volta ancora,” disse l’uomo “solo una volta ancora.” “Perchè continui a ripetere la stessa cosa?” chiese la donna. “Perchè non voglio che finisca mai” rispose l’uomo. “Ma cosa vuoi che non finisca?” chiese la donna. “Questo,” spiegò l’uomo “questo non volere mai che finisca.”

Da Quasi Invisibile, Mark Strand

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Maple Tree and Small Birds, Jakuchu Ito, c. 1765 – 1766

Ventuno Ottobre

When we are no longer able to change a situation, we are challenged to change ourselves, diceva Viktor Emil Frankl, noto neurologo, psichiatra e filosofo austriaco. E la sfida lanciata da questa considerazione pone certamente un limite oggettivo alla nostra volontà e determinazione ma allo stesso tempo invita ciascuno a investire altrattenta volontà e determinazione nella riscoperta, valorizzazione e realizzazione dei propri talenti e delle proprie risorse interiori. Non è la specie più forte a sopravvivere, e nemmeno la più intelligente. Sopravvive la specie più predisposta al cambiamento. Darwin docet.

Venti Ottobre

Dunque qualche giorno fa ho seguito con piacere questo straordinario documentario dedicato al Giappone, e nella fattispecie ai Satoyama, villaggi cui abitazioni si concentrano a ridosso dei monti o delle colline e in prossimità di un fiume. Il nome deriva da sato, che in giapponese significa terra coltivabile, e yama, che sta per collina o montagna. Ognuna delle abitazioni ha nel retro costruita una piattaforma che consente di convogliare al suo interno l’acqua del fiume attraverso un canale. Molti degli abitanti utilizzano questo bacino d’acqua per usi domestici. Alcuni per allevarvi le carpe.
Tra gli abitanti che popolano il fiume compaiono anche i gobidi, appartenenti alla famiglia dei pesci ossei e comunemente chiamati ghiozzi. Grandi quanto un dito. Intanto che ammiravo la meravigliosa natura di questi pesci, il cronista raccontava dei maschi, che usano scavare tra le insenature sabbiose e rocciose del letto del fiume per creare quella che da lì a poco sarà la sala parto delle femmine. Il caso vuole che d’improvviso appare nel filmato un altro maschio di ghiozzo, minaccioso, e che questi vuole appropriarsi del rifugio appena creato dal primo. I due iniziano a litigare, l’uno e l’altro spalancando la bocca e rizzando le pinne, finchè il molestatore abbandona il campo di battaglia allontanandosi definitivamente.
Guardando la scena ho pensato che dinamiche di questo tipo capitano tutti i giorni anche fra noi umani, ma ciò che nel regno animale muove e spiega lotta e conflitto per la sopravvivenza, fra gli umani si connota di significati morali e pertiene l’etica del bene e del male. Noi umani si può anche discutere di democrazia e stato di diritto, come è stato per millenni e sarà ancora nelle generazioni future, ma non sarà la compiutezza di un sistema di pensiero, laico, religioso, a permettere l’evoluzione intellettuale e spirituale della specie umana reprimendo in noi istinti propriamente animali. Siamo pur sempre degli ominidi.

Diciotto Ottobre

Ok, lo ammetto, mi sento a pezzi. Erano mesi che non andavo in palestra ad allenarmi in sala attrezzi. Di pesi ognuno di noi ne porta sulle spalle tutti i giorni, chi più e chi meno, ma ecco, intanto che mi sforzavo di completare la terza di quattro serie da quattordici crunch inversi sulla panca, e arrivata alla settima flessione ho sentito tremarmi le gambe dallo sforzo e venire meno la forza, mi sono detta che in palestra, così come nella vita, è anche questione di allenamento. Volontà, impegno, resistenza e costanza. Dice, sciocchezze, nella vita ci vuole culo. Perdonate il francesismo. Sarà, ma provateci voi a farvene venire uno da urlo standovene sdraiati nel divano ad aspettare che si tonifichi.

01 : 23 AM

Here Radio Pulse and this caries – free tune is especially for you sweethearts out there wishing upon a star.. A make believe is all we ever need

Diciassette Ottobre

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Nate’s Room by Lea Wight

Un insetto. Non saprei dire appartenente a quale ordine. Solo che galleggiava a pelo l’acqua contenuta nel bicchiere poggiato sul comodino, di fianco al mio letto. E non so come ho fatto a notarlo, talmente piccolo, arreso, inerme, talmente poca luce c’era in camera, ma una volta accortami che si muoveva ancora, debolmente, ho intinto d’istinto il dito dentro il bicchiere per facilitargli la fuga. Perciò è volato via. Fulminio. Prima ancora ch’io potessi sollevare lo sguardo per seguire la traiettoia del suo volo. Sparito.
La sua esistenza, dipesa dalla mia.

Sette Maggio

Sabato pomeriggio

Quattro Maggio

Di notte, l’Amore

Ventinove Aprile

God Bless The Child

Waiting For My Pizza To Be Delivered PlayList

Jerry Nolan – Take a Chance With Me
New York Dolls – Bad Detective
The Cigarettes – I`ve Forgot My Number
Delta 5 – You
The Au Pairs – It´s Obvious
Gang of Four – Damaged Goods
The Slits – Instant Hit
The Raincoats – Ooh Ooh La La La
Siouxsie Sioux – Drone Zone

Sunday Afternoon

When in doubt, add Glitter

Saturday Night Mood

Here Radio Pulse and this burning tune is especially for you brave firefighters out there playing with the flames of passion.
It’s Full Moon and it’s in Scorpio

Utagawa Hiroshige. Red Plum and Moon
Utagawa Hiroshige, Red Plum and Moon

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