Le Rosicate Avventure di Augie March

augie marchMi spiace sempre un po’ quando finisco di leggere un libro che ho amato e mi sono portata a letto per settimane, in alcuni casi mesi.
Certi libri, smilzi, sono come delle sveltine, uno slancio di esagerata passione culminato entro una parabola di piacere intenso a breve durata. Il bello delle one reading night stand consiste soprattutto nel disimpegno della lettura ottimizzato dall’incostanza e dalla soddisfazione di un’urgenza.
Con altri libri, più voluminosi, il coito segue tempi più complessi e profondi, simili per affinità a quelli di una coppia in fase di collaudata intesa sentimentale. Intuizioni, preliminari, pause, sigarette, elucubrazioni, riprese, affondi. Distacchi. Riappacificazioni.
Leggere ha un che di sensuale. Gli e-reader mancano di sensualità perchè precludono il piacere di leccarsi un dito e sfogliare le pagine. Sfogliare le pagine è un atto d’intima intesa fra il lettore e la trama, via via spogliata del mistero che si rivela sotto strati e strati di parole.
Ultimamente ho per le mani Le avventure di Augie March, di Saul Bellow, un romanzo di formazione ambientato a Chicago durante gli anni del proibizionismo. Un romanzo che sto amando tanto e potrebbe costarmi un’accusa di pedofilia se paragonato al piacere che mi procura leggere di un ragazzino, un po’ timido, curioso, sentimentale, a volte saccente, a volte ingenuo, alle prese con gang di italiani malavitosi, pugili proletari, colti ereditieri, marinai, donnine viziose.
A Saul Bellow rimprovero il fatto di farmi eccedere nella riflessione. I migliori romanzi instillano nel lettore una baruffa di idee tale da acciuffarlo per i capelli, coinvolgerlo nella rissa e lasciarlo in stato di comatoso e irreversibile stupore. Ringrazio Bellow per lo scompiglio emozionale che non manca di procurarmi tutte le volte che approccio un romanzo dei suoi.
A dirla tutta, leggere di Augie mi fa rosicare. Perchè diamine non ho tra i miei tanti parenti siciliani un paio di gangster emigrati in America da andare a visitare?

Adotta Un Uomo

 Kali trampling Shiva. Chromolithograph by R. Varma, circa 1906

Kali trampling Shiva. Chromolithograph by R. Varma, circa 1906


In contro-tendenza rispetto ai recenti dibattiti circa la violenza domestica e le donne vittime di maltrattamenti, oggi voglio schierarmi a favore di quella sparuta (?) minoranza di uomini soggiogati dalle donne e avanzare nello specifico una richiesta di soccorso in favore di un maschio italiano, sulla cinquantina, pelo corto, taglia piccola, statura media, autosufficiente, portafoglio munito, graffiato a sangue, mozzicato, pestato in malo modo, mortificato, umiliato, abbandonato sul ciglio della strada da una donna bianca, sulla quarantina, capelli lisci, ricrescita bianca, stiletto tacco 10. Vd. foto per identikit. Il fatto è avvenuto stamattina in zona Pigneto, Roma.
Mi scriva chiunque interessato ad adottare l’uomo in questione e prendersi cura di lui.
No perditempo, misandriche e femministe.

La Farfalla

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“As Gregor Samsa awoke one morning from uneasy dreams he found himself transformed in his bed into a gigantic insect.”
Così inizia La metamorfosi di Kafka. Difficilmente verremo a sapere con certezza se a provocare gli incubi di Samsa è stata una porzione di parmigiana trangugiata incautamente poco prima di andare a letto, o la visione di Marzullo trasmessa in programmazione notturna nel piccolo televisore riposto in camera. Quello che è certo, è che Samsa è stato baciato dalla fortuna prima di cadere sotto il giogo di Morfeo. Non è roba di tutti i giorni trasformarsi in un insetto e l’oppio dei papaveri che il dio del sonno reca seco per indurre allucinazioni oniriche nei dormienti, deve avere avuto l’effetto sperato su di Samsa. Qui passano le settimane, gli anni, ma della metamorfosi alcun segno apparente. Appena un piccolo bernoccolo sul lato sinistro della fronte, che certo non posso definire un condilo, ma il risultato di una colluttazione assai incresciosa avvenuta qualche giorno fa tra me e un palo, credo della luce, trovatosi suo malgrado nel mio raggio d’azione. Incauto.
Leggevo, camminando. Leggevo un testo di Ponge, camminando a passo sicuro lungo la Prenestina. L’elevazione dello spirito prescinde il peso specifico del corpo e la legge di gravitazione universale. Questa è la dolorosa verità e il testo di Ponge tirato in causa a testimoniare il fatto

La Farfalla
Quando lo zucchero elaborato nei gambi emerge nel fondo dei fiori, come tazze mal lavate, -un grande sforzo si svolge al suolo da cui le farfalle di colpo prendono volo.
Ma da quando ebbe ogni bruco la testa accecata e lasciata nera, e il tronco dimagrito dalla vera esplosione in cui presero fuoco le ali simmetriche.
Da quel momento la farfalla erratica non si posa più, se non alla ventura, o quasi.
Fiammifero volante, il suo fuoco non è contagioso. Del resto, arriva troppo tardi, e può solo costatare i fiori sbocciati. Non importa: comportandosi da lampista, verifica per ciascuno la provvista di olio. Depone sulla cima dei fiori il cencio atrofizzato che porta con sè e vendica così la sua lunga amorfa umiliazione di bruco ai piedi dei gambi.
Minuscolo veliero dell’aria maltrattato dal vento quale petalo in soprannumero, vagabonda nel giardino.
Da Il partito preso delle cose, 1942